Hai il cane? Niente Eucaristia

+ 28
+ 30


Un fatto singolare si è verificato al Santuario della Fontana: in coda con l’animale, il frate dice no.
Entra in chiesa col cagnolino in braccio, si mette in coda per l’Eucaristia ma al momento di ricevere l’ostia consacrata, il frate gliela nega. E’ accaduto in settimana presso il Santuario della Fontana a Casalmaggiore, e come ovvio il fatto ha suscitato una serie di reazioni, in un verso o nell’altro. Va detto subito che non ci sono state code polemiche, ma certo i fedeli che si trovavano in chiesa in quei momenti hanno assistito ad un fatto singolare, che in verità non richiama a precedenti particolari. Sembra non esista una vera e propria normativa che disciplini l’accesso di animali nei luoghi di culto, dovrebbe prevalere la discrezione del sacerdote. Va aggiunto che nessuno al santuario casalese ha accompagnato all’uscita la signora, ma le è stata unicamente inibita l’Eucaristia. L’unico accesso consentito, come ovvio, riguarda i cani accompagnatori di non vedenti.

Si ricorda però un fatto accaduto tempo fa nel veronese, quando un sacerdote indicò l’uscita a un non vedente accompagnato dal cane guida. Un caso che suscitò polemiche, ma isolato. La vicenda al santuario della Fontana è accaduta in settimana, in un giorno feriale. La donna in questione ha assistito alla Messa dalla cripta, quindi, al momento dell’Eucaristia, è salita per mettersi in fila con gli altri fedeli. Per un parere sulla vicenda abbiamo sentito il parroco del duomo di Casalmaggiore don Alberto Franzini, che non è certo conosciuto per inchinarsi alla linea del politically correct. «Non conoscevo l’episodio – afferma don Franzini – e sinceramente non so se esista una letteratura giuridica che tratti la questione. Dal punto di vista dell’opportunità però posso esprimermi, e dico che io avrei avuto lo stesso comportamento del frate. Ritengo anch’io che sia inopportuno presentarsi all’Eucaristia con un cane in braccio. Lì si va ad accogliere il Signore, e la cosa non riguarda gli animali. Ovviamente il caso del cieco accompagnato dal cane è differente, e tollerabile per la funzione determinante dell’animale. Credo che negli altri casi sia inopportuno, anche se riconosco che in assenza di norme tutto dipenda dalla sensibilità del sacerdote, oltre che del fedele. Inoltre altri fedeli potrebbero non gradire la presenza di animali in chiesa, anche solo per motivi di ordine, pulizia ed igiene». Oltre che di rispetto, si potrebbe aggiungere. Senza nulla togliere agli (altri) animali che meritano tutta la nostra attenzione e tutela, ma la cui vita per il momento non è ancora assurta al livello dell’uomo. Anche se a volte, al momento di fare valutazioni di valore, anche etico e morale, qualche dubbio ci assale.

di Vanni Ranieri

Segnala questo articolo su