Ecomafia 2013, la Lombardia e Cremona peggiorano nel traffico di rifiuti

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I numeri degli illeciti ambientali snocciolati dal nuovo rapporto Ecomafia 2013 (presentato lunedì scorso a Roma) fanno paura, forse più di quelli del 2012: in Italia si parla di 34.120 reati, 28.132 persone denunciate, 161 ordinanze di custodia cautelare, 8.286 sequestri, per un giro di affari di 16,7 miliardi di euro, gestito da addirittura 302 clan mafiosi, 6 in più rispetto a quelli censiti lo scorso anno. Contestualmente, aumentano i clan coinvolti (da 296 a 302), quadruplicano i comuni sciolti per infiltrazioni mafiose (da 6 a 25).

Come recita l’introduzione al volume, firmata da Carlo Lucarelli, «le mafie sono riuscite ormai a fare breccia in tutti i settori», di pari passo con l’abbandono delle attività criminali pure e l’orientamento verso la “zona grigia” dell’infiltrazione nei meandri della “economia legale”: dalla “cronaca nera” alla “economia nera”, insomma. L’unica che non conosce né crisi né recessione. Anche in Lombardia.

Sì perché, anche se è la Liguria a conquistarsi il primato al Nord, la nostra regione si situa appena dopo, mantenendo il triste record per quanto riguarda le indagini relative ai traffici di rifiuti e alla corruzione. Lo indicano i 12 arresti effettuati dalle Fiamme Gialle di Como nel 2012; assieme ai 43 illeciti penali e le 56 persone denunciate in Lombardia nel 2012 dalla Polizia stradale, per “trasporto e/o gestione di rifiuti pericolosi”.

Il sistema illegale di gestione dei rifiuti in Lombardia è strettamente legato alle ‘ndrine calabresi che da tempo hanno colonizzato la regione (si ricorderà lo scandalo della Perego Strade, o le indagini “Cerberus” e “Isola”) e si sono ormai stabilizzate nei settori dell’economia “legale”. Come aveva dichiarato il 5 maggio al nostro giornale il pentito Luigi Bonaventura (ex reggente della ‘ndrina Vrenna-Bonaventura), «in Lombardia i rifiuti sono tutti controllati dalla ndrangheta e dalla cosca Nicoscia - Grande Aracri, che fanno anche riferimento a Franco Coco Trovato e quindi ai De Stefano, i quali hanno un ruolo importantissimo in questo business illecito». Nella nostra regione il business dei rifiuti è talmente vasto da non provocare neppure contrasti tra i clan.

Il tutto con la solita, buona disposizione della “zona grigia” di imprenditori e “maneggioni” pronti ad ogni genere di truffa. E non a caso l’altra grande emergenza segnalata per la Lombardia è la corruzione. Le venti inchieste lombarde nelle quali è emerso il binomio corruzione-gestione illegale dei rifiuti sono numerose, e non solo a Milano. Da Milano a Brescia sono numerosi i “siti dell’orrore”, zone industriali dismesse che hanno accolto per decenni scorie d’ogni tipo.

Il 2012 e l’inizio del 2013 hanno visto avvicendarsi alcune significative inchieste proprio tra Brescia e Cremona, che hanno come filo conduttore il trasporto e il trattamento di rifiuti al di fuori delle leggi. Due cave trasformate in maxi discariche di rifiuti pericolosi sono state sequestrate dai carabinieri del Noe nel bresciano, una delle quali ad Ospitaletto e Travagliato (dove si è scoperto che veniva coltivata erba medica su un terreno nel quale erano interrate scorie d’acciaieria). E nel report di Legambiente un ampio spazio è dedicato anche al caso della discarica abusiva di Corte de’ Cortesi con Cignone in provincia di Cremona, sequestrata a febbraio dal Noe, dietro la quale si celerebbero anche gli interessi della ‘ndrangheta (leggi l’articolo). Oltre che per il caso di Cignone, la nostra provincia è menzionata anche per l’operazione Trash Food, condotta a Luglio 2012, che portò al sequestro di 300 prosciutti dop da parte del Nas di Cremona (leggi l’articolo). Nel ciclo dei rifiuti la provincia di Cremona si è classificata 7ª in Lombardia, peggiorando di un gradino rispetto all’ottavo posto dello scorso anno, e 93ª nella classifica delle province italiane. Un po’ meglio sul fronte del ciclo del cemento, dove Cremona si classifica 9ª in Lombardia, migliorando rispetto all’ottavo posto dello scorso anno (95 invece nella classifica delle province italiane).

di Michele Scolari

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