Gastroenteriti, come prevenire

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Moltissimi casi, anche a causa del caldo. La dottoressa Savarese: «Attenzione al rischio di disidratazione».
L' improvviso caldo che ha colpito il nostro territorio, così come tutto il resto del Paese ha provocato un forte aumento degli episodi di gastroentetite. Ne parliamo con la dottoressa Maria Flavia Savarese, medico dell'unità operativa di gastroenterologia ed endoscopia digestiva. La gastroenterite, nella sua forma acuta, è una patologia tipica della stagione calda.
Da cosa dipende? Quali sono le principali cause?

«La gastroenterite è una sindrome caratterizzata da nausea, vomito, diarrea e disturbi addominali causata da microrganismi patogeni (batteri, virus, parassiti) presenti in alimenti contaminati (cibi mal conservati, prodotti alimentari crudi, latte non pastorizzato, frutta e verdura non adeguatamente lavate il cui consumo è maggiore nel periodo estivo). Il meccanismo di trasmissione è oro-fecale. Le forme batteriche durano in media 3-5 giorni, quelle virali 2-3 giorni, mentre le forme da protozoi possono persistere per settimane o mesi. Le tossinfezioni alimentari, invece, scaturiscono da un'azione combinata tra le tossine presenti nell'alimento (prevalentemente creme, panna, uova, pollame, prosciutto) ed il microbiota intestinale, con un esordio improvviso di dolore addominale crampiforme, nausea, vomito, e con un periodo di incubazione di 30 minuti-sette ore». Quali sono i soggetti più a rischio? «I soggetti più a rischio sono i bambini, gli anziani ed i soggetti immunocompromessi».

Ci sono dei metodi per prevenire la comparsa della gastroenterite?
«La prevenzione può essere attuata rispettando comuni norme igienico-dietetiche che riducono il rischio di contatto e la trasmissione oro-fecale dei patogeni. In primis evitare cibi contaminati potenzialmente a rischio (come ad esempio molluschi e mitili crudi, frutta e verdura non lavate adeguatamente; alimenti mal conservati come ad esempio i cibi cotti non adeguatamente refrigerati le cui proprietà organolettiche possono rimanere inalterate) e consumare cibi ben cotti (le alte temperature distruggono la maggior parte dei patogeni); evitare acqua e ghiaccio di dubbia provenienza e preferire il consumo di acqua sigillata; mantenere una corretta pulizia delle mani». Quali sono le terapie più indicate e quali precauzioni deve seguire il paziente? «La disidratazione, specie nel periodo estivo, è la principale conseguenza che richiede trattamento con reintegrazione di liquidi; nelle forme in cui si associa vomito incoercibile può rendersi necessaria una somministrazione di fluidi per via endovenosa. Durante l’insorgenza dei sintomi il digiuno può aiutare ma è raccomandato l’introito di acqua nell’arco della giornata. Utile una rialimentazione graduale con dieta in bianco e povera di zuccheri semplici che potrebbero peggiorare i sintomi addominali. Le terapie farmacologiche mirate sono indicate solo nei casi in cui sia stata fatta diagnosi dell’agente patogeno responsabile mediante specifici test delle feci (coprocoltura, esame parassitologico). Non esiste terapia specifica per le forme virali».

di Laura Bosio

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