Cremona in piena “rivoluzione digitale”

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Gerardo Paloschi: «Le nuove tecnologie possono essere applicate a quasi tutti i campi e settori della vita cittadina.
Cremona città molto "smart". Lo dice una classifica stilata da Between (Smart City Index), nel quale la città si colloca all'11º posto nella classifica generale, e al primo in quella delle piccole città. Anche in Lombardia, ad esclusione di Milano, Cremona è davanti a tutti: Pavia 21°, Mantova 23°, Sondrio 24°, Varese 25° e Lodi 26° posto. È una città che si colloca nella “top 10” nel Broadband (anche grazie al cablaggio in fibra ottica sviluppato a livello locale), nella Smart Health, nella Mobilità Alternativa e nell’Efficienza Energetica, categoria nella quale si colloca al terzo posto (grazie ad una innovativa politica sull’illuminazione pubblica). Buone performance, rispetto alle altre città piccole, anche nello Smart Government. Ne parliamo con Gerardo Paloschi, amministratore delegato di Lgh di Cremona. Cremona si colloca all'11° posto a livello nazionale tra le Smart City.

Quali sono i parametri che le hanno permesso di arrivare a questi risultati?
«Between, che è la società che ha stilato l’analisi e la classifica nazionale indica i parametri di successo di una smart city: avere una “vision” del proprio futuro, aver avviato un percorso verso quella “vision” ed essere in grado di “cambiare le cose”, rendere l’innovazione tangibile e diffusa nella città. Se questi sono i parametri non si può negare che Cremona sia da molti anni “in cammino” verso la realizzazione di tutti questi elementi. Poi sono state analizzate diverse categorie di dati. Ed è da qui che nasce il successo di Cremona: la nostra città, è in “prima fascia” per Broadband, Smart Health, Smart Government, Mobilità alternativa, Efficienza Energetica. Gli elementi di questo successo, a mio parere, sono sostanzialmente due: la disponibilità della banda larga ed ultralarga – un valore così importante e non comune che non è ancora completamente compreso da tutta la nostra comunità – e la disponibilità operativa e a mettersi in discussione di Amministrazioni Pubbliche, del Gruppo LGH/Aem, di imprese ed associazioni di categorie. Qui da noi ha avuto il suo cuore centrale l’attività di sperimentazione dell’Agenda Digitale Lombarda. I fattori di convergenza sono molti. Ma tantissimo si può ancora fare».

L'infrastrutturazione digitale della città è senza dubbio un valore aggiunto: quali sono le potenzialità che essa offre?
«Le tecnologie non sono un fine, sono uno strumento. Esse rendono possibili servizi che migliorano la vita di tutti, la rendono più semplice. Le nuove tecnologie possono essere applicate a quasi tutti i campi e settori della vita cittadina: ambiente, mobilità, servizi pubblici, scuola, sanità, ecc. ecc. In più l’economia digitale, quella che vive e opera grazie a internet, a Cremona può trovare campo fertile per attecchire e rappresentare un elemento sul quale innestare la ripresa economica. In questo senso il progetto del Polo Tecnologico può rappresentare un efficace strumento». Nonostante questi buoni risultati, l'utilizzo della banda larga non è ancora così diffuso in città: cosa si dovrebbe fare per permettere a Cremona di sfruttarne appieno le possibilità?

«Questa affermare un tempo era vera, oggi lo è molto meno. Sono sempre di più le aziende e la pubblicazione amministrazione locale che usa non solo la fibra ottica ma anche i servizi da essa abilitati. Non a caso la Regione ha scelto Cremona per sperimentare i servizi di Banda Ultra Larga. Quello che Aemcom può fare e fa è quello di cercare di essere al fianco di tutte quelle realtà pubbliche o private del territorio che intendono entrare da protagonisti nel digitale».
A che punto è la digitalizzazione degli enti pubblici?
Si potrebbe fare di più?

«E’ stato recentemente calcolato che se in Italia la pubblica amministrazione rinunciasse al 10 per cento della carta che produce attraverso processi di digitalizzazione si risparmierebbero circa 3 miliardi di euro l’anno. Eppure non si fa ancora. Tranne lodevoli esempi (Cremona fortunatamente è tra questi) la situazione stenta a produrre veri e concreti risultati. Il fatto che il tema delle Smart City sia oggi diventato molto sentito e diffuso è molto positivo. Le Smart City, ed i casi internazionali lo dimostrano, sono e restano una prospettiva reale e concreta. Ci sono città che stanno promuovendo nuovi servizi. Cose concrete che impattano sulla vita di imprese e comunità: Seattle viene chiamata City Light per la sua capacità di tracciare e diminuire i consumi energetici, Stoccolma ha messo a punto sistemi avanzatissimi per la gestione del traffico cittadino, il Masdar City Project (poco distante da Abu Dhabi) punta a creare la prima nuova città al mondo ad emissioni zero. Dublino sta lavorando per essere la prima Smart City d’Europa».

E l’Italia?
«Anche da noi progettare una Smart City offre la grande opportunità di ripensare le città, partendo dalle esigenze dei cittadini. Con l’home banking oggi qualunque cittadino può spostare i suoi risparmi in piena sicurezza ma quando entra in relazione con la Pubblica Amministrazione l’uso di servizi on line diventa quasi impossibile e frustrante: password diverse, processi on line frammentati che replicano quelli tradizionali, portali eterogenei, ecc. Allora il primo input per una vera Smart City è ripensare l’erogazione dei servizi pubblici non nella prospettiva di chi li fornisce ma del cittadino, artigiano, commerciale, impresa, ecc. A Cremona passi avanti sono stati compiuti ma siamo solo all’inizio di un processo che deve rappresentare una vera e propria rivoluzione digitale».

di Laura Bosio

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