Ferie: come “tradizione” aumenta la benzina

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Il Codacons attacca: «Non c’entrano le tensioni in Medio Oriente ma il rischio di speculazione dietro ogni rincaro».
Alla vigilia delle partenze estive si ripresenta, puntuale, il rincaro della benzina. E non importa se quest’anno, complice la crisi e la scarsa disponibilità economica di molti italiani, l’esodo per le ferie non avrà le dimensioni del passato: l’aumento dei prezzi farà comunque sentire i suoi effetti. Dunque, anche per l’estate 2013 “il prezzo è servito”: secondo i dati elaborati nello studio pubblicato lunedì scorso dalla Cgia di Mestre la benzina verde sale a 1,845 euro al litro (ma c’è già un picco a 1,877) e il gasolio a 1,734, ben sopra le medie del 2012. La speranza è quella di non tornare a toccare i livelli dello scorso anno, quando il record raggiunto dal prezzo medio dei carburanti in Italia si era tradotto, rispetto al 2009, in un aggravio di 653 euro annui per ogni automobilista per le auto a gasolio, e di 554 per quelle a benzina. Tuttavia, il rischio di avvicinarci a quella soglia c’è. «Il prezzo alla pompa della benzina venduta in Italia - sottolinea l’istituto di ricerca veneto - è, dopo quello praticato in Olanda, il più alto nell'area euro». Colpa delle tasse che, in Italia, «sono le più alte d’Europa». La Cgia ha infatti messo a confronto il prezzo alla pompa e il peso della tassazione della benzina e del gasolio per autotrazione dei Paesi appartenenti all’area dell’euro. Ed risultato è che «quando gli italiani si recano a fare il pieno alla propria auto pagano il prezzo più alto d’Europa ed a farci registrare questo insopportabile record è il peso delle accise e dell’imposta sul valore aggiunto».

E’ anche vero che abbiamo ancora un sistema distributivo troppo parcellizzato ed un numero di stazioni di servizio self service al di sotto della media europea. Ma, precisa il segretario della Cgia Giuseppe Bortolussi, «è indubbio che registriamo il prezzo del carburante più caro d’Europa perché il peso delle tasse ha raggiunto in Italia un livello record non riscontrabile altrove ». Secondo l’istituto di ricerca, il peso delle tasse raggiunto in Italia è di 1,033 euro, pari al 58,1% del prezzo alla pompa. In buona sostanza dunque «quando facciamo il pieno alla nostra autovettura a guadagnarci di più non sono le compagnie petrolifere o i gestori delle aree di servizio, bensì lo Stato». Secondo alcuni, l’attuale rialzo dei prezzi rappresenterebbe l’effetto negativo della crisi seguita in Egitto al colpo di stato. L’«effetto Egitto» si sarebbe ripercosso sulla rete carburanti italiana. «Non esiste alcun “effetto Egitto”» ha però dichiarato nei giorni scorsi il Codacons, che mercoledì ha inviato un esposto alle Procure della Repubblica di Roma e Milano (le quali già indagano sulle speculazioni legate ai carburanti) e all’Antitrust, chiedendo di “utilizzare ogni strumento investigativo consentito dalla legge e dal rito allo scopo di predisporre tutti i controlli necessari per accertare se nei fatti esposti siano ravvisabili responsabilità e fattispecie penalmente rilevanti quali il reato di truffa aggravata e il reato di aggiotaggio ex art. 501 c.p. e, in caso affermativo, esperire nei confronti di coloro che saranno ritenuti responsabili, soggetti pubblici e/o privati addetti ad attività di controllo e sorveglianza l’azione penale per tutti quei reati che la SV. riterrà applicabili”». «Le tensioni in Egitto - prosegue l’associazione dalla parte dei consumatori - non possono ripercuotersi sui prezzi di benzina e gasolio venduti oggi nel nostro paese. Questo perché i carburanti erogati in questi giorni dai distributori italiani sono stati acquistati dalle compagnie petrolifere settimane se non mesi fa, ossia quando la situazione dell’Egitto rientrava ancora nella normalità. Le conseguenze degli scontri egiziani sulle quotazioni del petrolio e, quindi, sui prezzi alla pompa, dovrebbero registrarsi non nell’immediato, ma solo nelle prossime settimane».

di Michele Scolari

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