Privatizzazione del Monteverdi: Bonali (Pd): «Dimostrazione di incapacità»

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Il consigliere comunale del Pd Daniele Bonali interviene sul caso della dismissione del teatro Monteverdi di Cremona, all’angolo tra via Dante e via Vecchio Passeggio. La struttura, ristrutturata dieci anni fa con l’obiettivo di fornire di un luogo adeguato le associazioni, in particolare quelle dedite ad attività teatrali, verrà inserita in un bando che uscirà entro breve per essere data in gestione a privati. A questa notizia, è seguita un’interrogazione depositata dal Pd nei giorni scorsi. «Riguardo al tema della “privatizzazione” del Teatro Monteverdi - commenta Bonali - credo che sia doveroso porsi qualche domanda; e bene hanno fatto i miei colleghi Ruggeri Caterina e Roberto Poli a rivolgere al Sindaco e all’assessore un’interrogazione.

L’assessore giustifica la decisione sostenendo che non ci sono più risorse né personale per gestirne l’apertura. Questo perché il Monteverdi è utilizzato in gran parte per le attività di carattere sociale e formativo che caratterizzano il comparto delle Politiche Giovanili. Non a caso il Comune, a quanto pare, si riserverebbe un centinaio di giorni di apertura all’anno da destinare a questi scopi.

Ma mi chiedo: se l’assessore ritiene che nel restante periodo dell’anno il Monteverdi, con una gestione privata, possa fruttare a tal punto da rendere “economicamente sostenibili” le attività socioformative, perché non se ne occupa in prima persona? Perché non rende appetibile il teatro per attività redditizie, perché non affida a persone competenti l’incarico di organizzare attività a pagamento? Il privato potrebbe farlo, mentre il Comune no? Cos’è questa se non una resa, una dichiarazione di incapacità?

Il caso del Monteverdi è ben diverso da quello di edifici che, per essere sfruttati e quindi messi a reddito, necessiterebbero di investimenti più o meno ingenti di cui l’amministrazione al momento non dispone; penso ad esempio a palazzo Grasselli, a San Francesco, di cui non si può condividere l’ipotesi di vendita, ma che costituiscono un problema diverso. Il Monteverdi no: c’è, è recentissimo, funziona. Non ha bisogno di investimenti. Ha bisogno “solo” di teste pensanti. E non ne esistono fra il personale del Comune? Bisogna per forza ricorrere ai privati?

Davvero una resa totale sulla linea della capacità gestionale. Complimenti! E Nolli cosa dice? Non è l’alfiere dell’utilizzo delle risorse della macchina comunale? Se è d’accordo con l’Alquati (e lo è senz’altro, perché ormai le decisioni le prende solo lui) allora è palese l’incoerenza: quando conviene “occorre valorizzare le risorse”, mentre quando fa comodo “solo i privati possono farlo”».

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