Cremona - Alla città serve un nuovo modello politico, non il “totosindaco”

+ 124
+ 13


Tagliati (Acli): «Il nome non distolga dai contenuti programmatici». Il Pd: la scelta spetterà alle primarie. Una lista civica che si rapporti ad associazionismo e comitati può essere un segno di apertura e radicamento sociale

Che farà Gianluca Galimberti? Si parla di lui come di un possibile candidato sindaco di una lista civica eventualmente sostenuta dal centrosinistra ma aperta anche a movimenti trasversali. Le amministrative della prossima primavera ormai si avvicinano e da qualche tempo è iniziato il “totosindaco”, nonostante che, nei giorni scorsi, Titta Magnoli abbia provato a riportare il discorso sui programmi.

Certo, dalle parole di numerosi esponenti del centro-sinistra cremonese emerge come alla politica servano concretezza e programmaticità, piuttosto che scommesse da schedina. Insomma, «la forma non deve prevalere su contenuto ed è la squadra che porta risultati», per dirla con Bruno Tagliati, presidente delle Acli, il quale non nasconde il suo imbarazzo per «l’utilizzo sempre uguale che vien fatto di chiunque si avvicini alla politica»: ossia, «un modo in cui si cerca sempre di individuare la persona, il nome, perdendo di vista le idee ed i contenuti». Proprio ai contenuti «noi come Acli siamo da sempre molto attenti. Ad esempio, riguardo l’emergenza povertà, in collaborazione con la Caritas, abbiamo proposto un patto aperto (che prevede l'inserimento del Reddito d'inclusione sociale), presentato mercoledì a Roma in presenza del Ministro del Lavoro Enrico Giovannini. Mi piacerebbe che anche a Cremona si riflettesse su questo, perché è una responsabilità che tutti abbiamo». Le dicerie sul nome del candidato sindaco, quindi, non distolgano dai contenuti programmatici, che dovranno offrire una risposta coerente e concreta alle attuali, e non ulteriormente rinviabili, emergenze sociali (povertà, lavoro, welfare, ecc.). Soprattutto in un periodo in cui l'astensionismo ha fatto registrare valori da record, anche a Cremona. «Segno - prosegue Tagliati - che i cittadini non credono ormai più nel modello del partito, forse perché i partiti stessi non sono stati in grado di condividere le scelte giuste». Proprio per questo una lista civica, eventualmente guidata da un “primo tra i pari” molto attivo nel sociale ed apprezzato per le doti umane, potrebbe riuscire a riavvicinare i cittadini alla politica. Ma come? Tagliati non ha dubbi in proposito: sono le associazioni e i comitati i canali che possono conferire un valore aggiunto. Proprio queste due entità, secondo Tagliati, costituiscono le interfacce tra la cittadinanza e l’amministrazione, dando alla prima la possibilità di una partecipazione attiva alla vita politica ed alla seconda la possibilità di avere il polso della situazione reale, abbandonando un modello forse un po’ troppo “manageriale” di gestione della cosa pubblica. Entrambi, associazioni e comitati, si confrontano quotidianamente con i problemi reali della gente e della città: dalla povertà alla disoccupazione, dai distacchi delle utenze agli sfratti, dall’acqua pubblica al modello delle ex municipalizzate, dalla cultura al city-branding. Proprio due settimane fa il Comitato Acqua Pubblica Cremonese (al quale si deve molto in termini di studi, analisi e contestazioni) si è offerto di contribuire attivamente all’elaborazione di nuovi modelli per le aziende pubbliche (Aem, Padania Acque, Lgh, ecc.). E, attorno a Galimberti, brulica tutto un mondo vivo e ricco di associazioni che si riconoscono in un progetto aperto e che di certo non guardano a destra.

In questo senso andrebbe reinterpretata quella “preoccupazione” nutrita, secondo alcune voci, sia da una consistente parte del mondo cattolico  (da cui proviene Galimberti) sia da una certa parte della sinistra, per le pressioni che l’ala più ortodossa del Pd potrebbe esercitare sul candidato di una siffatta lista civica. «In realtà  - sottolinea Tagliati - noi oggi non ci poniamo assolutamente questo problema. L’obiettivo dev’essere quello di allargare il senso di partecipazione della gente alla vita politica. E’ quindi auspicabile che i partiti abbandonino il vecchio modo di fare politica e, alle logiche interne, sostituiscano spazi di discussione aperti alle realtà esterne, riducendo così il clima di appiattimento e di disinteresse portato dall’astensionismo dilagante».

Anche parte della sinistra, che pensa ad una grande coalizione, sembra condividere la convinzione che, a due mesi dall’inizio della campagna elettorale, è meglio concentrarsi sui contenuti piuttosto che sulle scommesse. Luciano Pizzetti, che pure alcune fonti danno come assai favorevole a Galimberti, frena gli allibratori («è un buon candidato ma è prematuro parlarne. Si vedrà»); Alessia Manfredini parla di «una buona risorsa in grado di riavvicinare cittadini, e soprattutto giovani, alla politica»; Maura Ruggeri invoca le primarie come unico contesto di selezione («lasciamo perdere il “totosindaco” e concentriamoci sul progetto per la città»). E anche secondo Daniele Bonali «bisogna pensare al programma tenendo presente che ci sono anche i nomi. C’è un corretto percorso democratico da seguire, una tabella di marcia da rispettare: il congresso e le primarie». Le quali, tra l’altro, sembra che si faranno a febbraio (stando a quanto dichiarato martedì da Titta Magnoli). «Noi come partito - prosegue Bonali - dobbiamo riflettere sulla persona ma anche sui concetti, le finalità, il metro di discernimento, il progetto sulla città». In sostanza, «il Pd deve chiedersi cosa vuole per Cremona.».

L’obiettivo quindi, ancor prima che il nome del candidato, è il programma. Non sembrerebbe incompatibile con cosa ha dichiarato  Tagliati:  una lista civica aperta che si avvalga della collaborazione di associazioni e comitati per permettere ai cittadini di prendere parte attivamente al governo della cosa pubblica, interpretando quello «scatto di consapevolezza comunitaria per uscire dal tunnel» su cui aveva insistito Galimberti alle Colonie Padane. Proprio un simile percorso potrebbe forse segnare quella «fine della politica come “salotto buono” che governa la città», auspicata da Marco Pezzoni durante il suo intervento alla Festa dell’Unità.

BONALI: «IL PD NON PUO’ VINCERE DA SOLO, DEVE CONFRONTARSI CON LA COMPAGINE CIVILE»

«Primarie a febbraio? Mi sembra troppo in là, troppo a ridosso del voto», ha commentato il consigliere comunale del Pd Daniele Bonali, che ha colto l’occasione per replicare anche alla polemica sui consiglieri del Pd in ferie durante il voto del bilancio in Consiglio comunale. «Io neppure ero in “ferie” ma dai miei suoceri, dato che mia moglie è in dolce attesa. Essere un buon politico non esclude l’essere anche un buon padre di famiglia. Detto questo, le primarie a febbraio annunciate da Titta Magnoli mi preoccupano non poco». Già, perché «al voto mancano 10 mesi, Perri si ricandiderà (e le rilevazioni indicano che ha ancora un gradimento) e il centro destra ha già iniziato la campagna elettorale».

«Al momento non abbiamo un candidato. Per la sua designazione c’è un percorso democratico che vede come tappe il congresso e le primarie. Contemporaneamente, bisogna continuare a lavorare sul programma. Le liste civiche sono una risorsa da valorizzare ma un candidato sindaco deve rappresentare tutta la coalizione: una coalizione che riesca a dare risposte precise ai problemi urgenti: il lavoro, il welfare, il sociale, la cultura, ecc.. Io mi sono studiato i bilanci del Comune degli ultimi anni, incluso il comparto cultura». Dunque, il Pd si lascerà coinvolgere  da una lista cattolica o emergerà un candidato che andrà bene a tutti? «Questo dovrebbe deciderlo in nostro congresso - prosegue Bonali, che soggiunge però: «il Pd oggi non può vincere da solo, ma deve confrontarsi con la compagine della società civile, presentando un progetto ed un nome condivisi per la città».

di Michele Scolari

Segnala questo articolo su