Cremona - Provincia: siamo ai titoli di coda?

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Mentre il Cdm approva lo “svuota-province”, a Cremona il Consiglio provinciale salta per le troppe assenze. La minoranza abbandona l'aula. Slittano in seconda seduta l’approvazione delle tariffe dell’acqua e del Piano del Territorio. E nella Lega torna lo scetticismo: «chiederemo una verifica di maggioranza definitiva»

Ancora una volta il Consiglio provinciale è naufragato sullo scoglio delle le numerose assenze in seno al Pdl. Ancora una volta le pesanti lacerazioni aperte nella maggioranza hanno imposto al presidente Massimiliano Salini un esame di coscienza sulla propria tenuta, e questo per di più nel giorno di approvazione del decreto sullo svuotamento dei poteri delle province. Mentre in Corso Vittorio Emanuele andava in scena l’ennesima disfatta della maggioranza infatti, in Consiglio dei Ministri veniva approvato il disegno di legge che riguarda “Città metropolitane, Province, Unioni e fusioni di Comuni” e che ne rivede e ne svuota in parte i poteri in vista dell’abolizione dalla Carta Costituzionale.

Ma, diversamente da altre sedute, stavolta la minoranza non ha portato il consueto soccorso. All’indomani del rinvio della seduta del 27 giugno, l’intera opposizione aveva ricordato che «in molte occasioni i gruppi di minoranza per forte senso di responsabilità istituzionale hanno scelto di non sparare sul pianista garantendo con il proprio numero la validità dell’assemblea». Ieri la misura è giunta al colmo e le opposizioni hanno scelto l’Aventino abbandonando l’aula, non prima di aver chiesto di verificare il numero legale e di aver sottolineato per l’ennesima volta le troppe assenze tra i banchi del Pdl.

I consiglieri di minoranza Giovanni Biondi e Massimo Araldi sono rimasti in aula, ma senza che ciò permettesse di raggiungere il numero minimo per garantire la seduta (16 presenze). E così, con l’uscita dell’opposizione («non siamo disposti a svolgere un ruolo di supplenza» ha dichiarato il capogruppo del Pd, Andrea Virgilio), dopo dieci minuti di sospensione per attendere i ritardatari, la seduta è naufragata assieme alle urgenze di un ordine del giorno congelato ormai da troppo tempo: dalla variante del Ptcp che permetterebbe di realizzare cave e discariche nel Pianalto della Melotta (come aveva ricordato Agostino Alloni lo scorso 19 luglio nell’infuocato scontro su facebook con il presidente Salini), all’approvazione delle nuove tariffe del servizio idrico per il 2012-2013 (leggi l'articolo). Per quanto riguarda quest’ultimo punto, sembra che Lega Udc avrebbero votato la sua applicazione, senza però la retroattività, adeguandosi alla mozione incidentale presentata lo scorso 21 luglio dal consigliere Giuseppe Trespidi, condivisa dallo stesso presidente Salini: il quale, tuttavia, ieri non ha potuto fare a meno di notare il numero crescente di voci che si oppongono al nuovo Metodo tariffario transitorio (imposto dall’Autorità per l’Energia).

Il tutto dunque, ha annunciato il presidente della Provincia, è rimandato al prossimo martedì in seconda convocazione, dove, come da regolamento, bastano 10 presenze. «Io non mollo», ha chiarito Salini. «Dobbiamo prendere atto che i contenuti del programma di questa amministrazione dovranno di volta in volta tenere conto di chi li sostiene ma sono determinato a portare a termine gli obiettivi che ci siamo preposti», ha proseguito il presidente auspicando una forma di «opposizione moderna» interpretata da Biondi con la disponibilità a sostenere il centro destra di volta in volta da parte di una non meglio identificata «maggioranza trasversale».

E mentre il segretario provinciale del Pdl, Luca Rossi, ha invitato Salini ad «imbastire un adeguato dibattito democratico interno alla maggioranza nell’interesse di tutti i cittadini cremonesi», il Carroccio è tornato ad esprimere il propri scettici malumori per bocca del capogruppo Franco Mazzocco: «La situazione è al colmo e non più sostenibile. Francamente non mi va bene che la maggioranza utilizzi il Consiglio provinciale per risolvere i propri problemi interni. E non mi va neppure che la minoranza abbandoni l’aula dopo aver richiesto insistentemente la doppia convocazione». Dunque, siamo di nuovo all’ipotesi di staccare la spina? «Questo non sta a me deciderlo - conclude - ma chiederò a breve un incontro di maggioranza per verificare la sua tenuta, si spera in via definitiva».

di Michele Scolari

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