Cremona - Carcere: troppi detenuti e pochi agenti

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Nuovo padiglione in attesa di essere inaugurato, ma tanti sono gli interrogativi. Monica Vangi (Cgil): «Prima devono adeguare gli organici».
I drammatici eventi dei giorni scorsi hanno riportato l’attenzione sulla difficile situazione delle carceri italiane e sulla pesantissima carenza di organico, che colpisce anche la casa circondariale di Cremona. Il suicidio di un carcerato, scoperto da un agente di polizia penitenziaria ma poi morto in ospedale, ha suscitato numerose polemiche: i detenuti sono troppi rispetto al numero delle guardie, e inoltre a Cremona ci si appresta a inaugurare un nuovo padiglione, e quindi nuovi posti, senza incrementare il numero degli agenti. «Sono oltre 400 i detenuti in questo carcere, a cui se ne aggiungeranno, con l’apertura del nuovo padiglione prevista per settembre prossimo, circa 200» sottolinea la Fp Cgil di Cremona. «Il dramma della popolazione carceraria purtroppo continua. Affiancato dalla sovra–esposizione lavorativa del personale assegnato a seguirla, visto che già nella sede attuale mancano circa una ventina di agenti di polizia penitenziaria e cinque operatori ministeriali». Occorre tenere presente che l’Istituto cremonese registra una capienza regolamentare di 196 posti e una capienza massima di 353. Accanto a questo troviamo numerosi problemi strutturali. «Come, ad esempio le infiltrazioni di acqua piovana, particolarmente rischiose per lavoratori e detenuti perché finiscono nei cavedi che contengono gli impianti elettrici» sottolinea ancora la Funzione pubblica Cgil, che chiede la messa in sicurezza la struttura, prima che si verifichi qualche incidente. Rispetto al nuovo padiglione, la Fp Cgil chiede che l’amministrazione si impegni «affinché non si assista all’ennesima inaugurazione di un padiglione detentivo da parte delle solite autorità, con tanto di taglio del nastro, solo esclusivamente sulle spalle del personale in servizio, senza che ci sia stato l’adeguamento degli organici di entrambi i comparti, ministeriali e polizia penitenziaria».

«Ci attiveremo per fare dei sopralluoghi nel nuovo padiglione e chiederemo all’amministrazione carceraria e al Dap regionale un incontro urgente per affrontare le problematiche dell’organizzazione del lavoro e del personale necessario» sottolineano la segretaria Fp provinciale Monica Vangi, e il segretario regionale, Antonio Oliverio Florindo. «La Fp è e sarà sempre al fianco dei lavoratori della Casa Circondariale di Cremona anche per eventuali azioni sindacali che si decideranno per raggiungere le richieste avanzate». I dipendenti non sono più disposti ad accettare passivamente una situazione che si prospetta sempre più pesante, come evidenzia anche il sindacato autonomo di polizia penitenziaria, Sappe. «Nella situazione in cui versa attualmente il pianeta carcere gli eventi critici non potranno che aumentare in modo esponenziale e l’operato del personale di Polizia Penitenziaria risulterà vano se non si troverà una celere soluzione alle criticità degli istituti penitenziari italiani»: dura presa di posizione di Donato Capece, segretario generale del Sappe. «Ogni giorno accade qualcosa di grave in uno degli oltre 200 penitenziari del Paese e il Dap (Dipartimento di amministrazione penitenziaria) non ci sembra in grado di fronteggiare l’emergenza». Non è da sottovalutare il tentativo di evasione, sventato, verificatosi nei giorni scorsi sempre al carcere di Cremona, da parte di un detenuto. «L’evasione sventata sabato pomeriggio è la goccia che fa traboccare il vaso della precarietà delle politiche gestionali dell’amministrazione penitenziaria» continua Capece. «In poche ore, negli ultimi giorni, è accaduto di tutto: nel carcere Poggioreale di Napoli un gruppo di rivoltosi si è barricato in cella per contestare il sovraffollamento della struttura. A Monza e Roma Rebibbia due detenuti si sono tagliati la gola mentre nel carcere di Aosta 4 poliziotti sono rimasti feriti a seguito di una colluttazione avvenuta con un detenuto magrebino.

Tutti questi eventi critici rendono evidente quanto sia precaria la situazione della sicurezza nelle carceri italiane». Intanto la Funzione pubblica Cgil ha già inviato a più livelli la richiesta di un incontro, in prima istanza con la direttrice del carcere, ma anche cercando un interlocutore a livello nazionale: «A livello locale non vi è la possibilità di decidere eventuali nuove assunzioni, perché tutto dipende dal ministero» spiega Monica Vangi. «Il problema è proprio questo: manca un interlocutore diretto. Il nostro obiettivo è di tutelare il personale di polizia penitenziaria, sia dal punto di vista della sicurezza che del carico di lavoro, che ad oggi si rivela eccessivo; dall’altro lato vogliamo tutelare anche gli stessi detenuti, che hanno diritto a un ambiente di vita dignitoso. Tra le problematiche che da tempo segnaliamo, infatti, c’è anche quella del sovraffollamento della popolazione carceraria, che purtroppo colpisce anche Cremona».

di Lura Bosio

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