Cremona - Nidi, ancora polemiche sulle iscrizioni

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Maura Ruggeri (Partito Democratico): «Il calo delle utenze dimostra che il fondo non è sufficiente. Presto un’interrogazione per conoscere il dato definitivo»
Il calo di iscrizioni agli asili nido comunali (150, invece che le 200 previste) conseguente all'aumento delle tariffe ha evidentemente preoccupato l'Amministrazione comunale, tanto che è stata approvata, nei giorni scorsi, una delibera con cui si discilplinano la realizzazione e le modalità di utilizzo di un “fondo asili nido” (40.000 euro per il periodo settembre/dicembre 2013 e 80 per il periodo gennaio/giugno 2014) a sostegno delle tariffe dovute dalle famiglie fino ad un reddito Isee (Indicatore di situazione economica equivalente) di 20.000 euro, nonché per l’attuazione di interventi di integrazione al reddito familiare valutati dal Settore Politiche Sociali. Un'iniziativa che interessa i nuclei familiari con due genitori che lavorano ed i nuclei familiari monogenitoriali. Il fondo è inoltre finalizzato agli interventi di sostegno al reddito familiare, per nuclei familiari che presentino condizioni tali da richiedere, in base a valutazione del settore Politiche Sociali, accesso prioritario alle prestazioni secondo quanto previsto dal Regolamento dell’accesso ai servizi del Comune di Cremona. In conseguenza dei criteri individuati, alle famiglie interessate verrà applicata una riduzione da 140 a 170 euro in relazione alla fascia di Isee di competenza, con una gradualità di intervento tra il 46% e il 36% a partire dalle fasce con reddito Isee inferiore. «Finalmente il Comune ha messo in campo le proposte che noi avevamo fatto da tempo, anche se vogliono farle passare per idee loro» afferma Donata Bertoletti (Cgil scuola).

«In ogni caso, per quanto positiva sia questa svolta, il piano del Comune di incremento delle tariffe resta un passo assolutamente negativo. Tanto che ha comportato la rinuncia all'iscrizione da parte di numerose famiglie. Tra l'altro quelle 50 iscrizioni in meno sono di persone che l'anno scorso avevano iscritto i propri figli con tanta fatica e sacrificio e che stavolta hanno dovuto rinunciare perché non ce la fanno più». Una rinuncia che rischia di essere dannosa per i bambini stessi: «Il nido è un'importante opportunità educativa per il bambino, ed è negativo il fatto che ad alcuni debba essere negato » spiega ancora Bertoletti. «In una fase in cui alla crisi finanziaria, già pesantissima, si affianca anche una crisi di tipo sociale, la scuola è uno dei luoghi in cui si costruiscono i valori della solidarietà». Anche l'opposizione è intervenuta sulla questione, manifestando la propria preoccupazione e sottolineando come un calo nelle iscrizioni fosse «ampiamente prevedibile», come ha sottolineato il capogruppo del Pd in consiglio comunale, Maura Ruggeri. «Come poteva essere diversamente, considerato che gli aumenti sulla retta minima, quindi solo sulle fasce Isee più basse, prevedono un passaggio da 70 euro a 200 mensili a cui si aggiungono, per la prima volta, altri 150 euro per i consumi di materiale? Molte famiglie evidentemente ritengono di non potersi permettere di portare i figli al nido e ritengono che il fondo messo a disposizione per le fasce più povere, dietro la spinta del confronto con i sindacati, non costituisca una misura sufficiente a risolvere i loro problemi».

Motivo per cui il Pd si ritiene non soddisfatto di un passo indietro che «era la necessaria e doverosa mediazione rispetto a scelte che erano errate fin dall'inizio, dettate da necessità di bilancio puramente ragionieristiche, ma che sono andate a colpire le fasce più basse della popolazione. Fasce che, nonostante il fondo, resteranno comunque quelle che dovranno pagare più di tutti. Dunque l'aumento esagerato delle rette, unito agli effetti della crisi, porterà probabilmente ad un ridimensionamento del servizio, con buona pace della centralità della famiglia e delle politiche per favorire la conciliazione tra lavoro e famiglia». Per questo motivo il Pd presenterà presto un'interrogazione, per chiedere il dato definitivo delle iscrizioni. Stessa richiesta è pervenuta anche dai sindacati, nel corso dell'ultimo incontro con il Comune: «Vogliamo una verifica delle utenze su tutti i serviti rivolti a infanzia e adolescenza, in quanto il problema dell'aumento delle rette non riguarda solo i nidi, ma anche servizi come i centri estivi» spiega ancora Bertoletti. «Questo sarà importante per realizzare quella rivisitazione dei servizi comunali che noi chiediamo da tempo, nell'ambito di una più fruttuosa collaborazione tra pubblico e privato, in modo da ottimizzare l'azione di quest'ultimo. Ricordiamo infatti che finora le operazioni dell'amministrazione comunale nell'ambito della scuola e dell'educazione non hanno affatto favorito il privato, anzi: hanno solo ottenuto l'effetto di far perdere decine di posti di lavoro».

di Laura Bosio

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