Cassa integrazione, ritardi pesantissimi

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I dati della crisi continuano a essere preoccupanti, con incremento dei licenziamenti (+44%) e del ricorso a cassa ordinaria e straordinaria.
Si sono registrati, in Lombardia, notevoli ritardi (anche di 7/8 mesi) nel pagamento delle somme relative alla Cassa integrazione in deroga: come possono tirare avanti le famiglie? Se lo chiedono anche i sindacati, che nelle scorse settimane hanno lavorato per capire cosa stesse accadendo e per sbloccare la situazione. «I motivi di tale ritardo, per quanto riguarda il primo semestre del 2013, sono di due ordini: da un lato un forte rallentamento da parte dello Stato nell'erogare le risorse per finanziare gli ammortizzatori sociali, dall'altro lato ci sono state delle disfunzioni interne alla Regione Lombardia, che hanno impedito un celere disbrigo delle pratiche» spiega Giuseppe Sbaruffati (Cisl Cremona). «La situazione si sta sbloccando proprio in questi giorni, dopo che le parti sociali, nel mese di agosto, hanno appurato che vi erano oltre 9.000 domande - che vanno da gennaio a giugno - ancora da decretare». Dopo l'intervento dei sindacati, sono iniziate le procedure per decretare circa 7.000 domande, e proprio in questi giorni si sta avviando la corresponsione. «Alcune aziende hanno già ricevuto i soldi, come la cooperativa "L'alternativa" di Crema» spiega ancora il sindacalista. «In questi giorni dovrebbero essere evasi tutti i pagamenti, mentre le domande che ancora devono essere decretate verranno finanziate entro settembre ». Ovviamente, questi ritardi hanno messo in grande difficoltà moltissime persone. E ancora peggio sarà per il secondo semestre, in quanto il sistema è stato modificato.

«Da che è nata la cassa in deroga, infatti, i fondi vengono stanziati sulla base del numero di ore richieste dalle aziende. Tuttavia, di fatto ne venivano utilizzate solo il 38 per cento» spiega Sbaruffati. «Non si sa dove andassero a finire i fondi di cui non si usufruiva. Per questo motivo si è deciso di erogare i finanziamenti sulla base delle effettive ore utilizzate, e quindi verranno calcolati al termine del periodo di cassa. Questa è una cosa positiva, ma naturalmente crea non pochi problemi ai lavoratori: se la cassa inizia a luglio e dura tre mesi, infatti, il lavoratore riceverà i soldi non prima di quattro mesi, ossia verso la fine di ottobre». Ciò crea un pesante intervallo per il lavoratore. «A questo proposito, vi è un tavolo regionale che sta lavorando per la creazione di un fondo di garanzia che intervenga a favore dei lavoratori che vanno a chiedere in banca l'anticipo della Cassa integrazione» conclude Sbaruffati. «Erano 42.000 i lavoratori in attesa su domande del primo semestre 2013 rimaste in sospeso per la mancanza di risorse» fa sapere la Cgil Lombardia, la quale però ricorda che «per poter decretare tutte le domande di cassa in deroga fino al 31 dicembre 2013, sulla base dell’andamento delle domande stesse, occorrerebbe una nuova copertura finanziaria da parte del governo, attraverso l’invio di risorse aggiuntive pari a circa 100 milioni». I dati continuano a essere preoccupanti: aumenta ancora il ricorso alla cassa integrazione ordinaria e straordinaria, mentre la quantità di riduzione della cassa in deroga è dovuta in parte alla contenuta autorizzazione delle domande pervenute a causa dei precedenti ritardi delle coperture economiche da parte del Governo, e in parte al cambiamento della situazione in conseguenza delle tante chiusure di attività e di aziende e della riduzione del tessuto produttivo, in particolare del comparto artigiano, del commercio e delle Pmi. Complessivamente, nel mese di luglio 2013, si registra una crescita delle ore a u t o r i z z a t e d i C i g d e l 2 , 6 7 % (147.222.954 ore), una crescita della cassa ordinaria del 12,19% (66.696.032 ore) e della cassa straordinaria del 38,71% (62.651.630 ore), mentre, per le ragioni sopra esposte, si riduce solo formalmente la cassa in deroga del 53,90% (17.875.292 ore). I settori che registrano tassi di crescita della cassa sono legati all’energia (105%), al commercio al minuto ( 61%), all’industria lapidei (61%), agli impianti di installazione per l’edilizia (38,%), all’industria edile (34%), alle attività connesse all’agricoltura (34%), alla lavorazione minerali (31%), alle metallurgiche (25%), alla meccanica (13%) e all’artigianato edile (12%). Anche il dato relativo ai licenziamenti preoccupa molto i sindacati: «Nel rapporto tra il periodo gennaio-luglio 2013 e gennaio-luglio 2012, aumentano del 44,83%, con 17.287 licenziamenti in totale; i licenziamenti di giugno-luglio sono 4.783» fa sapere la Cgil.

«La linea generale è quella di un aumento della disoccupazione in ragione della perdita dei posti di lavoro. Un fenomeno del tutto coerente con il crollo del sistema produttivo». «Il 2013 vede il consolidarsi della crisi industriale, e di quella dell’Italia e della Lombardia, che da troppo tempo non crescono» dichiara Giacinto Botti (Cgil Lombardia). «Le analisi e gli studi dei vari istituti, compresa la Banca d’Italia confermano le nostre denunce e le nostre forti preoccupazioni: siamo un paese e una regione in piena depressione, con una situazione economica e industriale gravissima. In cinque anni abbiamo avuto il crollo degli investimenti del 17%, con un tasso di variazione della produzione industriale cumulata italiana pari a -21%. Siamo a un punto di non ritorno; se non si ferma la de-industrializzazione in atto e non si interviene subito mettendo in campo politiche economiche e sociali, risorse pubbliche e private alternative alle attuali e di sostegno al mercato interno e al tessuto produttivo, il Paese rischia il tracollo e rimane incapace di prospettare il suo futuro e quello delle giovani generazioni. Le prospettive di crescita del Pil del nostro Paese per il 2013 sono molto più basse della media europea, mentre i sussulti di ripresa che si intravedono, purtroppo, oltre a essere timidi, sono per ora più di ordine congiunturale che strutturale. Inoltre queste prospettive sono contraddittorie perché accompagnate dai dati negativi sull’occupazione, in particolare quella giovanile, e dalle difficoltà del nostro sistema produttivo e industriale e degli stessi imprenditori a reggere dopo anni di crisi, senza una prospettiva e un adeguato sostegno finanziario e creditizio».

Di fatto, dal 2007 il nostro Paese e la nostra Regione hanno bruciato rispettivamente 10 e 11 punti di Pil. «Il nodo della Lombardia - aggiunge Botti - resta quello di creare lavoro e di ri-progettare una struttura produttiva innovata e di qualità, senza la quale sarà tecnicamente impossibile creare le condizioni per la crescita e lo sviluppo del Paese, insieme all’occupazione. E’ un allarme che abbiamo lanciato da tempo, rimasto irresponsabilmente inascoltato: in questi cinque anni di crisi, lo ribadiamo, si è perso il 25% del tessuto produttivo, si è avuto il crollo del manifatturiero di oltre il 20%, e si sono registrati l’aumento della disoccupazione e la riduzione del tasso di attività, oltre al crollo dei consumi e delle attività commerciali».

di Laura Bosio

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