La ripresa non tocca Cremona

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«Permangono criticità importanti che devono essere risolte e che sono sintomatiche di un ambiente certamente poco favorevole al fare impresa».
La situazione delle imprese sul nostro territorio è molto pesante. Il dato emerge da un'analisi della Camera di Commercio di Piacenza, secondo cui Cremona è tra le realtà con il tasso di crescita (0,97%) più basso rispetto ai territori limitrofi (come Piacenza, Parma, Lodi o Pavia). Dall'inizio del 2013 sono ben 300 le imprese che hanno dovuto chiudere i battenti. Al 30 giugno 2013 risultano registrate 30.392 imprese. Da gennaio le iscrizioni sono 919, mentre le chiusure sono 1300 (di cui 81 le cancellazioni d’ufficio). Se è vero che a livello europeo si respira aria di ripresa, il quadro è ancora molto fosco. Ne abbiamo parlato con il presidente della Camera di Commercio, Gian Domenico Auricchio. La crisi continua, anche nel 2013, a falcidiare aziende, una dopo l'altra.

Qual è la situazione?
Quante attività hanno chiuso dall'inizio dell'anno? Nel primo semestre 2013 sono state 1.219 le imprese che hanno chiuso, dato in linea con quello dello stesso periodo 2012 in cui erano state 1215 le imprese cessate, contro le 1.085 del 2011 e le 1.045 del 2010.
A dare un quadro più preciso della situazione è il saldo fra nuove iscrizioni e cessazioni che vede nei primi sei mesi di quest'anno un dato negativo di 300 unità, mentre nel 2012 era stato di 210. Nel primo semestre 2011 nuove iscrizioni e cessazioni si compensavano, mentre nel 2010 la consistenza imprenditoriale aveva segnato un +146 unità. Ago della bilancia del trend dell’ultimo biennio sono sicuramente le imprese artigiane che, con 568 cessazioni nei primi sei mesi del 2013 e un saldo negativo di 259 unità, contribuiscono a quasi il 90% del calo del saldo. In particolare, a pagare il prezzo più alto della crisi sono le imprese del comparto delle costruzioni con 341 cessazioni a fronte di 127 nuove imprese. A seguire è il settore commercio con 274 cessazioni e 177 nuove iscrizioni, con un saldo negativo di 97 unità, a mostrare una significativa sofferenza. Un settore che è fortemente colpito dall’attuale andamento congiunturale che si ripercuote sui consumi e che non può contare sugli sbocchi dei mercati internazionali».

C'è chi parla di ripresa, ma il territorio cremonese ancora non gode di buona salute: riusciremo a uscire dall'impasse?
« I segnali positivi dell’analisi della produzione industriale riferiti al 2° trimestre 2013, con molti indicatori che tornano in territorio positivo rispetto ai primi tre mesi dell'anno (produzione +0,8% rispetto al trimestre precedente, ordini interni +2,1%, fatturato +1,3%, ordinativi esteri +6,4%) e le aspettative degli imprenditori più favorevoli in particolare per gli ordini, vanno considerati con estrema cautela. Permangono infatti criticità importanti che devono essere risolte e che sono sintomatiche di un ambiente certamente poco favorevole al fare impresa. Mi riferisco in particolare alla contrazione del credito per le imprese, che ormai rappresenta un problema di dimensione europea, ed al peso degli adempimenti burocratici che, secondo una recente ricerca, sottraggono all’economia produttiva del territorio oltre 142 milioni di euro, pari all’1,63% del valore aggiunto prodotto dall’industria e servizi. Per questo come Camera continueremo ad attuare interventi volti a favorire l’accesso al credito per le nostre imprese, in accordo con gli organismi di garanzia FIDI, e la semplificazione». Cosa servirebbe all'imprenditoria italiana per poter agganciare la ripresa? «La situazione economica presenta ancora molte incertezze che rendono vitale attuare interventi di sistema destinati a dare ossigeno alle imprese, a partire dall’accesso al credito e dalla sburocratizzazione, e a creare un contesto più favorevole alle attività economiche. Certamente per far sì che le nostre aziende possano competere ad armi pari con i concorrenti sui mercati globali - oggi vera e propria frontiera per la crescita - bisogna rimettere al centro dell'agenda del Paese l'economia reale, le imprese, vero motore in grado di generare lavoro, progresso e sviluppo. Imprese che hanno già dimostrato di saper reagire, innovando, mettendosi in rete e cercando di cogliere le opportunità offerte dai Paesi emergenti».

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