Cremona - Imu, 700.000 euro in meno nelle casse del Comune?

+ 9
+ 5


Roberto Nolli: «Lo Stato potrebbe corrispondere meno di quanto da noi calcolato. In questo caso dovremmo correre ai ripari con pesanti tagli».
L'abolizione temporanea a dell'Imu sulla prima casa sta creando non pochi problemi alle amministrazioni comunali, che si trovano a fare i conti con un mare di incertezze. A cui si va ad aggiungere, a partire dal 2014, l'ulteriore punto interrogativo rappresentato dalla cosiddetta "Service tax", che dovrebbe andare a sostituire appunto l'Imu e la Tares. Notevoli saranno quindi le difficoltà per i Comuni, che dovranno in breve tempo adeguarsi alle nuove normative. A tutto questo si aggiunge la questione attuale legata agli introiti dell'Imu di quest'anno, che rischiano di essere inferiori a quanto previsto, con conseguenti problemi di pareggio in bilancio. Ne parliamo con il vice sindaco e assessore al bilancio Roberto Nolli. «Per il momento il pagamento dell'Imu sulla prima casa è stato bloccato, sia per quanto riguarda la rata di giugno che quella di settembre (per chi avesse scelto le tre rate invece che due), mentre ancora non si sa nulla in merito al pagamento previsto per dicembre: la copertura, da parte dello Stato, non è ancora stata stabilita, per cui non possiamo ancora dire se i cittadini dovranno pagare o meno l'ultima rata. Del resto non sappiamo neppure quale importo lo Stato trasferirà ai Comuni per coprire i mancati introiti dell'Imu sulla prima casa.

Il dato trasmesso dai sindaci al Governo, calcolato sulla base dei dati catastali, non corrisponde infatti a quanto invece il Governo ritiene di dover pagare. La cifra che ci verrà corrisposta verrà quindi comunicata entro la fine di settembre, motivo per cui la presentazione del bilancio di previsione dello Stato è stata spostata dal 31 ottobre al 30 novembre. Ma per il Comune di Cremona il rischio è che lo Stato, sulla base dei propri conteggi, ci riconosca 700mila euro in meno del dovuto». Questo cosa comporta? «Il Comune avrà tempo fino al 30 novembre per ritrovare un equilibrio nel bilancio - che, ricordiamo, deve chiudere in pareggio - e l'unica soluzione sarà di mettere in campo tagli drastici. Per molti Comuni questa situazione creerà forti problemi di liquidità, tanto che potrebbero avere difficoltà ad affrontare le spese di tutti i giorni, come anche il pagamento degli stipendi». Anche a Cremona? «Fortunatamente noi possiamo vantare ancora un po' di liquidità residua, e per tutelarci abbiamo stipulato un accordo che ci permetta di chiedere un anticipo sulla cassa (una sorta di fido, in sostanza). Ci sono stati accordati, fino al 31/12, 17 milioni di temporaneo accesso al credito: questo ci permetterà di stare tranquilli.

L'interesse passivo annuale che eventualmente ne deriverebbe sarebbe, come prevede la normativa, addebitato allo Stato, in quanto il ritardo nei trasferimenti dipende da esso». Ma cosa dovrebbe cambiare per il cittadino con l'introduzione della Service Tax? E' vero che si tratta di un'imposta più equa? «E' difficile dire cosa accadrà l'anno prossimo, quando già abbiamo difficoltà a capire cosa succederà di qui a fine dicembre. Pare che questa nuova tassa sarà in effetti più equa per il cittadino, in quanto più personalizzata: mentre oggi Tares e Imu vengono calcolate sulla base di percentuali uguali per tutti, mentre la Service tax farà riferimento al potenziale reddito del contribuente. Questo permette una migliore redistribuzione della ricchezza. Altra differenza rispetto a prima è che i soldi non vengono versati allo Stato, ma direttamente ai Comuni».

Quali saranno le difficoltà nella gestione di questa nuova imposta? «Che ci troveremo ad affrontare l'ennesimo cambiamento nel giro di pochi anni. Prima l'introduzione dell'Imu, poi quella della Tares, e ora spariscono entrambe, sostituite da questa nuova imposta. I Comuni dovranno ricalcolare tutto. E per fortuna che l'introduzione del nuovo schema di bilancio pubblico, che doveva entrare in vigore nel 2014, è stato spostato al 2015». Cosa prevede che accadrà? «Non lo so, ma di una cosa sono certo: non possiamo più andare avanti così. Un Governo che approva il bilancio di previsione 2013 a novembre ha ormai toccato il fondo. Il vero problema in Italia è che si cambia continuamente idea, senza imboccare mai una direzione univoca: questo ci rende poco credibili agli occhi del resto del mondo. La confusione normativa, del resto, è figlia della confusione politica: quando si mettono insieme nella stessa maggioranza anime completamente diverse la situazione diventa ingestibile».

Segnala questo articolo su