Cremona - Tasse comunali, arriva la stangata

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Aumento aliquota addizionale Irpef: Cremona è tra i Comuni che applicano quella più alta, senza correttivi.
Guai in vista per il contribuente cremonese: il Comune è infatti tra quelli che hanno deciso di applicare l'aliquota massima di addizionale IRPEF, nella misura dello 0,8%. Il dato emerge da una tabella pubblicato nei giorni scorsi sul Corriere della sera. Sono circa duemila i Comuni che hanno deliberato di aggiungere un tributo locale alla tassazione nazionale del reddito delle persone fisiche: precisamente 1.989 su 8.096. Circa un quarto di questi hanno deciso di aumentare le aliquote dell'addizionale adottate l'anno scorso, tra cui, appunto, Cremona. Quella massima, pari allo 0,8%, è stata scelta da 267 municipi, senza prevedere un’esenzione per le fasce di reddito più basse o uno scaglionamento sempre in base al reddito. C'è poi un secondo gruppo di Comuni, 164, che ha adottato l'aliquota massima dello 0,8% ma con un correttivo: l'esenzione per alcune fasce di reddito.

Tra queste ci sono Trieste (esenzione fino a 7.500 di reddito) Ascoli e Macerata (fino a 8.500 euro di reddito), Rovigo (fino a 8.619), Cremona, Genova, Matera, Salerno e Sondrio (fino a 10 mila) Padova e Vicenza (fino a 15 mila). Sono dati che preoccupano l'opposizione in Consiglio comunale, in quanto dimostrano «non solo che Cremona è nel gruppo di testa che ha applicato la tariffa massima dello 0.8%, ma che altre scelte sono possibili e sono state attuate da diversi Comuni: a partire da un ampliamento della fascia di esenzione» sottolinea il consigliere comunale del Pd, Roberto Poli, che stigmatizza la volontà del Comune di "fare cassa". Un’operazione inevitabile, a fronte alle grosse incertezze rispetto ai tempi ed alla consistenza dei trasferimenti dello Stato, aveva dichiarato l’assessore Nolli in un'intervista al “Piccolo”. «La tabella è relativa solo all’addizionale Irpef, ma il vero problema è che le scelte dell’amministrazione ci portano in vetta anche su altre imposte e tariffe» continua Poli. «Cremona aveva innalzato verso i massimi l’aliquota Imu sulle case, anche se poi il governo ha abolito il pagamento sulla prima casa. Ricordiamo anche gli aumenti eccessivi e ingiusti delle tariffe dei parcheggi, con danno per residenti e per commercianti».

Una situazione molto pesante per i cittadini, ma che potrebbe ancora peggiorare: resta infatti da definire il pagamento della Tares. «Siamo in attesa delle proposte dell’amministrazione, ma temiamo che vuoi per la normativa vuoi per la pessima performance della raccolta differenziata ci sarà un’altra stangatina d’autunno » conclude Poli. «Questa amministrazione ha deciso di spingere al massimo l'acceleratore sugli aumenti, nonostante le nostre ripetute richieste di una maggior equità» conferma la capogruppo del Pd in Consiglio comunale, Maura Ruggeri. «Tutte le nostre proposte in questo senso sono state bocciate, e come al solito la Giunta ha pensato a mettere mano nelle tasche della gente. Stiamo aspettando di sapere quanto costerà la Tares ai cittadini, anche a fronte del fatto che l'estensione della raccolta differenziata porta a porta a tutta la città non è più stata portata avanti. L'implementazione di questa metodologia ha consentito, in molte città, uno sconto sul costo della tariffa, ma a Cremona non si sta facendo nulla: così oltre a mancare il servizio, i costi volano alle stelle». Oltre a questo, pesa sulle famiglie cremonesi l'incremento delle tariffe degli asili nido, che, come ricorda Ruggeri, «hanno prodotto un forte calo delle iscrizioni che può avere conseguenze sulla tenuta e sulla qualità del servizio».

A questo proposito, per avere il quadro della situazione e chiarezza sui dati, il consigliere Pd Alessandro Corradi ha presentato una interrogazione, chiedendo di avere a disposizione la serie storica delle iscrizioni a partire dal 2010 e tutti i dati disaggregati relativi al costo dei servizio del sistema locale degli asili nido. «Terremo monitorati i dati del costo del servizio; con queste scelte sbagliate il Comune mette in difficoltà le famiglie, che se non possono portare i figli al nido» spiega Ruggeri. «Questa situazione non fa che accrescere le difficoltà dei lavoratori precari o di chi è alla ricerca di lavoro, specialmente per le donne».

di Laura Bosio

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