Cremona - “Rifiuti zero”: ecco come abbattere i costi triplicando i posti di lavoro

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L’intervista a Roberto Fiorendi e Gianluca Cuc del M5S

«La maggior parte dei rifiuti soldi urbani (oltre il 90%) che finisce in discarica o nell’inceneritore sono composti da materiali riciclabili e riutilizzabili. Se invece di rifiutare questi materiali noi facciamo in modo di riammetterli nel sistema produttivo, dall'oggi al domani avremmo una diminuzione i rifiuti di oltre il 90%». E’ questo il fondamento dell'iniziativa popolare “Rifiuti Zero”, promossa dal Movimento 5 Stelle e presentata sabato scorso a Palazzo Cattaneo (assieme al geosocial forum Q-Cumber), con Luigi Gaetti, senatore 5 Stelle, Giampiero Corbetta e Andrea Fiasconaro, consiglieri grillini in Regione e Gabriele Beccari, attivista 5 Stelle cremonese. Abbiamo parlato del progetto con i promotori, Roberto Fiorendi e Gianluca Cuc.

Come nasce il progetto Rifiuti Zero?
«Il progetto nasce dall’opposizione di molti comitati in molte parti del mondo, iniziando dagli Usa, alla costruzione di inceneritori. Nasce quindi come una proposta studiata da chi oltre a protestare voleva essere propositivo e quindi spiegare non sol il motivo dell'opposizione ma trovando una soluzione ».

Quali sono le principali differenze rispetto all’attuale metodo di gestione dei cosiddetti “rifiuti”?
«La principale differenza sta nel non vedere il rifiuto come un problema (da nascondere alla vista attraverso gli inceneritori) ma come risorsa. E' importante capire questo, perché la scelta dell'incenerimento ha permesso ai nostri occhi di non vedere più il vecchio problema (discariche) ma nemmeno il nuovo problema. Anzitutto gli inceneritori hanno fatto “sparire” quelle montagne che si creavano davanti ai nostri occhi portando i rifiuti in discarica (sostituite da impianti costruiti in modo da dare un immagine di se pulita, quasi green). Ma questo non vuole dire che sparisca. In natura niente si crea e niente si distrugge ma tutto si trasforma. E cosi quelle montagne che vedevamo si sono trasformate in parte in fumi cangerogeni che permettono di mandare in discarica “solo” il 20/30% del volume originario . Penso che molti di voi non sappiano che oggi più del 53% dei rifiuti urbani (senza parlare di quelli industriali) bruciati dagli inceneritori in Lombardia proviene da fuori regione. Oggi abbiamo in Lombardia il doppio degli inceneritori che ci servirebbero per distruggere i rifiuti che produciamo. Noi con questo lavoro dimostreremo che un’atteggiamento responsabile in Lombardia possiamo fare a meno non solo del 50%, ma di tutti gli inceneritori. Noi bruciamo soldi. Paghiamo la poca energia recuperata con altri soldi (Cip6, certificati verdi) e in alcuni casi paghiamo per riscaldarci con il teleriscaldamento».

In che modo è possibile operare risparmi e creare posti di lavoro?
«E’ calcolato che applicando il metodo porta a porta per la Raccolta Differenziata, e il Tmb, per la gestione dei materiali a valle della differenziata, in tutta Italia si possano creare 200.000 posti di lavoro, 500.000 in tutta Europa. Un dato su tutti: ogni 100 € dati per lo smaltimento tramite incenerimento circa l’80% serve per ripagare il costo dell’impianto e il suo mantenimento (manutenzione, filtri ecc.). Ogni 100 € pagato per la gestione dei rifiuti tramite TMB circa il 75% va a ripagare il costo di manodopera. Quindi non solo mi costa di meno, ed è infinitamente meno impattante ambientalmente, ma trasferisco i soldi dal ripagare dei privati che speculano, anche se legalmente a creare posti di lavoro».

di Michele Scolari
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