Scacco alla “mafia imprenditoriale”, operazione della Dda milanese: perquisito uno studio anche a Cremona

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L’indagine della Direzione distrettuale antimafia di Milano tesa a smantellare una presunta organizzazione mafiosa operante il Lombardia e ritenuta direttamente collegata a Cosa Nostra, ha coinvolto anche Cremona: una delle numerose perquisizioni è stata infatti condotte a anche all'ombra del Torrazzo, nello studio di un commercialista (sulla cui identità l'attuale capo della Mobile milanese,Alessandro Giuliano, ha mantenuto il riserbo nella conferenza stampa organizzata nella tarda mattinata alla questura meneghina).

PERQUISIZIONI DA MILANO A CREMONA E ARRESTI ECCELLENTI

L’inchiesta ha portato a otto arresti e numerose perquisizioni in società cooperative attive nella logistica nelle province di Milano (Peschiera Borromeo, Bresso, Corsico, San Donato Milanese, Brugherio, Trezzano sul Naviglio), Varese, a Monza, a Lodi e, appunto, a Cremona, con decine di agenti della sezione criminalità organizzata della squadra mobile entrati in azione all’alba. Le accuse ipotizzate vanno dall'associazione per delinquere di stampo mafioso e l'estorsione, alle false fatturazioni, il favoreggiamento e l'impiego di manodopera clandestina. Le ordinanze di custodia cautelare in carcere sono state spiccate dal gip del Tribunale di Milano, Stefania Donadeo, su richiesta del sostituto procuratore della Dda Marcello Tatangelo. Tra i destinatari delle ordinanze vi sono anche il genero e la figlia di Vittorio Mangano (condannato per omicidio e ritenuto al vertice del mandamento mafioso di «Porta Nuova», morto suicida nel 2000), e uno dei suoi principali uomini di fiducia: Cinzia Mangano, figlia di Vittorio, e il suo genero, Enrico Di Grusa.

LA NUOVA ECONOMIA CRIMINALE DELLA «MAFIA IMPRENDITORIALE»

Secondo gli inquirenti, le società cooperative interessate avrebbero costituito una fitta rete che avrebbe gestito enormi somme di denaro con un duplice obiettivo: da un lato mantenere alcuni esponenti latitanti dell’organizzazione, dall’altro operare nuovi investimenti imprenditoriali in Lombardia. Nell’ordinanza, il gip parla appunto di una «mafia imprenditoriale». La creazione del denaro da reinvestire infatti non sarebbe avvenuta tramite le attività vetero-criminali (traffico di droga e di armi, prostituzione, ecc.) bensì attraverso un sistema di false fatturazioni per operazioni inesistenti, nonché con lo sfruttamento di manodopera. Questo avrebbe permesso di lucrare profitti in nero sin dal 2007. Del resto non è certo il primo caso nel Nord Italia in cui la mafia utilizza i merodi dell'economia "legale" e la connivenza con il mondo dei "colletti bianchi" per crear la liquidità necessaria ai propri investimenti. Come già sottolineato più volte dal gip di Cremona Guido Salvini (leggi l'articolo) e dal gip di Milano Giuseppe Gennari (leggi l'articolo), ormai la mafia, che si parli di 'ndrangheta o di Cosa nostra, «ha progressivamente abbandonato le attività vetero criminali in favore di un rapporto più stretto con le imprese e l’economia cosiddetta “legale”». Quando parliamo di "mafia" oggi, quindi, parliamo di «una criminalità capace non solo d’integrarsi con l’economia legale ma addirittura in grado anticiparne l’evoluzione e le opportunità, sfruttando un tessuto economico reso fragile dalla crisi e dal credit crunch con la creazione di lobby d’affari con soggetti estranei alle organizzazioni criminali». Ed è inevitabile che, soprattutto nelle regioni settentrionali e in Lombardia, questo sistema si leghi al mondo di dirigenti e liberi professionisti, creando una sorta di "zona grigia" tra la mafia vera e propria e i cosiddetti "colletti bianchi".
A Cremona quella di oggi non è la prima avvisaglia di questa nuova tendenza della criminalità mafiosa. E' ancora in corso, con diversi spunti cremonesi da approfondire, l'indagine "Demetra" della Guardia di Finanza (coordinata dalla Dda di Bologna), che aveva un network emiliano-cremonese-mantovano di piccole imprese, il cui scopo era creare somme milionarie attraverso la produzione di fatture per operazioni inesistenti con l'obiettivo di finanziare soggetti legati alla 'ndrangheta radicata in Emilia (leggi l'articolo). E risale solo alla scorsa settimana il blitz dell'antimafia catanese nel cremasco, che ha scovato nascosto a Rivolta d'Adda Salvatore Navanteri, "boss" di un'organizzazione ritenuta vicina a Cosa Nostra catanese (leggi l'articolo). 

di Michele Scolari
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Twitter: @miguelscolari

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