Rivoltini lancia il "torrone da passeggio"

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Il nuovo prodotto creato dalla Alimentare Dolciaria Rivoltini verrà presentato alla Festa del Torrone. In un momento di crisi, sperimentare può fare la differenza creando valore aggiunto. Sulla possibilità di creare un consorzio cremonese del torrone sul modello del "consejo" di spagnolo di Alicante: «E' una buona idea, ma vi sono troppi problemi»

La creatività del settore dolciario Cremonese si arricchisce di una nuova invenzione, che verrà presentata tra qualche settimana alla Festa del Torrone. La paternità della novità va alla “Alimentare Dolciaria Rivoltini” di Vescovato, che ha ideato un gelato-mousse al torrone. «Si tratta essenzialmente di un gelato al torrone da passeggio», spiega Massimo Rivoltini (che conduce l’azienda di famiglia specializzata nella produzione artigianale). Ma con una sostanziale differenza che, zrispetto alla concorrenza, conferisce indubbiamente al prodotto una particolare forza competitiva ed un valore aggiunto, oltre ad una certa “cremonesità”: «Tutti cercano di inserire il torrone nel gelato, mentre in questo caso siamo riusciti a fare il contrario. Il cuore del prodotto è costituito da una spuma soffice, cremosa e vanigliata di torrone, teneramente spatolabile». Il tutto è contenuto in una cialda croccante “a bicchierino” e guarnito con una serie di topping, tra cui cioccolato e frutta.

«Al momento – prosegue il presidente di Confartigianato – si tratta di una start-up non ancora brevettata». Ma è chiaro che, con il battesimo impresso dall’evento cremonese più dolce dell’anno, il nuovo prodotto entrerà di diritto nell’olimpo delle creazioni fuoriuscite dal genio del settore dolciario cremonese. Qualche punto interrogativo invece resta su quelle che saranno le modalità di distribuzione del prodotto. Sembra che vi possa essere l’intenzione (come già sperimentato dai creatori del gelato statunitense Hagen Daz) di inserirlo in punti vendita come le grosse catene di ipermercati e supermercati della grande distribuzione presenti sul territorio. Ma al momento questo sistema resta in sede d’ipotesi, non avendo ancora ricevuto una conferma ufficiale.

In ogni caso, non va dimenticato che era stato proprio Rivoltini a manifestare la volontà di industrializzare “SOcrock”, la barretta ecosostenibile realizzata da un gruppo di studenti della Facoltà di Agraria della Cattolica di Piacenza, sottolineando che «l’innovazione rappresentano un modello di percorso virtuoso e testimonia l’importanza della cretività e della sperimentazione per il raggiungimento di quel valore aggiunto che conferisce competitività vincente al prodotto». La crisi indubbiamente morde. Eppure quella di Rivoltini è un’azienda storica (esiste dal 1928) che attualmente produce 1800 quintali di torrone all’anno e fattura 3,5 milionidi euro. Partita da 5 dipendenti, ora ne dà lavoro a 32 (che tra l’altro sono quasi tutti figli, o figli dei figli, dei primi dipendenti, nel periodo in cui il torrone si lavorava a mano).

In un momento di crisi economica come quello che stiamo vivendo, in cui tra l’altro è sempre maggiore il numero di marchi italiani acquisito dagli stranieri, per un’azienda può fare la differenza creare un prodotto che abbia un valore aggiunto, conferito anzitutto dal coraggio di puntare su progetti innovativi, solidi e di alta qualità nonché dal riconoscimento dei marchi, dalla sofisticata estetica che li caratterizza, dalla capacità di piccole aziende di ritagliarsi nicchie anche consistenti di mercato e dalla flessibilità produttiva. In poche parole, come ha sottolineato recentemente su “La Stampa” Enrico Moretti (docente di Economia alla University of California di Berkeley), l’uscita dalla crisi è sempre più «legata alla produzione di nuove idee e di nuovo sapere».

UN CONSORZIO CREMONESE DEL TORRONE SUL MODELLO DEL «CONSEJO» SPAGNOLO? «TROPPI PROBLEMI»

A Cremona si sente parlare sempre più spesso dell’idea di un Consorzio del Torrone, sul modello del “Consejo” spagnolo. Il distretto di Alicante ha infatti pensato bene di creare un “Consejo regulador” (“Commissione regolatrice”) che controlli il torrone prodotto in loco, l’unico “a km 0”: per produrre il “turròn” infatti, ad Alicante vengono utilizzate le mandorle e il miele del posto, su una ricetta che, dicono, appartiene agli arabi (se ne trova traccia infatti nel trattato del medico mozarabo Ibn al-Wāfid Abū Al-Mutarrif ͑- latinizzato in Abenguefith Abdul Mutarrif – tradotto in latino da Gherardo da Cremona nel XII secolo con il titolo “Liber Abenguefiti medicinarum simplicium et ciborum”, dove si parla di un dolce di mandorle, miele e albume chiamato in arabo "turùn"). La Commissione controlla attentamente il prodotto e  solo a quelli che hanno tutti i requisiti a posto è concessa l’ambita Igp. «Effettivamente a Cremona esiste tutt’ora il marchio “Crebon” – spiega Massimo Rivoltini – ma sarebbero molti i problemi per una simile operazione in terra cremonese. Anzitutto, il collante tra le varie produzioni cremonesi non è rappresentato dagli ingredienti (che non sono a Km 0) ma dalle procedure di lavorazione. Secondariamente, mentre la realtà spagnola presenta molti piccoli produttori essenzialmente omogenei (anche nelle dimensioni aziendali), quella cremonese è assai più eterogenea, e con linee guida aziendali diverse. Un discorso del genere sull’agroalimentare sarebbe molto positivo, ma va indubbiamente a scontrarsi con la difficoltà di mettere insieme esperienze difficilmente amalgamabili tra loro».

di Michele Scolari

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