Boom del biogas, ora anche la politica chiede un freno

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Commissione di garanzia: «Situazione fuori controllo, urgono misure». L'assessore Pinotti: «D'ora in poi solo impianti di piccola taglia». Ma restano moltissimi temi "caldi" da discutere. E intanto una sentenza del Tar sancisce che il parametro di emissione massimo consentito di Cot (150 mg/Nmc) deve intendersi comprensivo del metano: renderà fuorilegge tutti gli impianti?

Il dibattito sul boom degli impianti a biogas in provincia di Cremona continua a tenere banco arricchendosi progressivamente di nuovi spunti e nuove critiche. Con la differenza che ora non sono più solamente associazioni e comitati a chiedere una rigida regolamentazione di un settore nato per integrare il fabbisogno energetico e distortosi verso quella che i Comitati definiscono una vera e propria «speculazione».

Il caso biogas è approdato sul tavolo della politica lo scorso martedì, nell’ambito della Commissione di Garanzia tenutasi al Politecnico di Cremona. Circostanza tutt’altro che trascurabile se «nel 2009 era tabù solamente accennare all’argomento», come ha sottolineato lo stesso assessore provinciale all’Ambiente Gianluca Pinotti durante la seduta, che è servita a fornire una risposta all’ordine del giorno e alla mozione presentati due anni fa rispettivamente dai consiglieri Mariarosa Zanacchi (Pd) e Giampaolo Dusi (Rifondazione).

L’obiettivo era fare il punto sull’attuale situazione del biogas in provincia, prima in Italia con 140 impianti attivi e 27 in via di realizzazione o autorizzazione: tutti spuntati come funghi sotto la pioggia di incentivi pubblici. E, nonostante le motivazioni addotte da Pinotti per spiegare il boom di biodigestori (dalla crisi della filiera agroalimentare alle estese superfici aziendali), il parere unanime emerso dai membri della Commissione è stata l’insostenibilità dell’andazzo attuale. Da Giuseppe Torchio (lista civica) a Giampaolo Dusi, da Giuseppe Trespidi (Udc) a Giovanni Biondi (lista civica) sino a Piergiacomo Bonaventi (Lega), sono emerse all’unanimità le perplessità su un settore che, anziché servire a integrare il fabbisogno energetico, si è distorto verso qualcos’altro, con scarso o inesistente ritorno utile sul territorio.

Sull’urgenza di un ritorno utile del comparto “gas verde” sulla partita occupazionale del territorio ha insistito Torchio, Dusi ha lamentato la scarsa accoglienza delle critiche dei Comuni nelle Conferenze dei servizi, Trespidi ha rimarcato la sostanziale debolezza del territorio cremonese, dove i Comuni (115 per 300mila abitanti) sono ostaggio delle ditte che offrono compensazioni da parecchie migliaia di euro», e Biondi ha sollevato la necessità di «ottimizzare la situazione imparando proprio dagli errori commessi nella politica degli incentivi».

Dal canto suo l’assessore ha assicurato il rallentamento della corsa con l’autorizzazione di soli impianti “piccoli” (100 kw), il solo utilizzo di sottoprodotti, unitamente al controllo esercitato dal laboratorio “Fabbrica delle Bioenergie” (oltre alla creazione di una collaborazione con la Facoltà di Agraria dell'Università Cattolica). Ma all'appello dei "temi caldi" mancano altrettante urgenze, come ha sottolineato Maria Grazia Bonfante: dai reiterati sversamenti di liquami (illegali dal 1 gennaio di quest'anno) e depositi di digestato su terreni coltivi, al pericolo di inquinamento delle falde acquifere; dal consumo di suolo agli affitti dei terreni, balzati alle stelle (leggi l'inchiesta). Quasi a dire: come inizio va anche bene (considerato com'erano le cose sino a ieri), ma non addormentiamoci per altri due anni.

Questo è il quadro attuale del biogas cremonese, al quale, per i fautori, si aggiunge un’ulteriore grana. Ovvero, la sentenza emessa ieri dalla prima sezione del Tar piemontese nell'ambito di un contenzioso sulla questione delle emissioni massime di composti organici totali (Cot). La sentenza, come segnalato dal blog di Michele Corti, ha chiarito che il parametro di emissione massimo consentito di COT (150 mg/Nmc) deve intendersi comprensivo del metano in quanto esso è inequivocabilmente un composto organico e determina emissioni inquinanti a causa del suo elevato contributo all'effetto serra. Il problema è che, sottolinea Corti, «nessuna centrale riesce a rispettare i limiti di emissioni di COT di 150 mg/Nmc se si include il metano». Dunque, sulla base di questa sentenza tutte le centrali diventerebbero fuori legge?

di Michele Scolari
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Twitter: @miguelscolari

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