Smog, Cremona terza in Italia per Pm10

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Fiori: «Ridurre il traffico, le emissioni industriali, il riscaldamento degli edifici pubblici». Bordi: «Occorre un’azione che coinvolga tutto il Nord Italia»
Con la stagione fredda torna a salire il livello delle polveri sottili a Cremona, dopo un'estate contrassegnata dai superamenti dei livelli di ozono nell'aria. Una situazione pericolosa, confermata anche dal rapporto dell'Agenzia Europea per l'ambiente, che lancia l'allarme sulla diffusione dell'inquinamento in Europa, ma soprattutto sui rischi che ciò comporta per la salute. Di fatto l'Italia, nel 2011, è stato uno dei Paesi europei a superare maggiormente il limite Ue della media annuale per le Pm10 (polveri sottili) e Pm 2,5 (polveri ultrafini), insieme a Polonia e Slovacchia. Per quanto riguarda le polveri sottili (Pm10), al dodicesimo posto della classifica Ue c'è Monza (121 giorni di sforamenti nel 2011), seguita da Brescia (113), poi Cremona (109), Vicenza (107), e Torino (105), Padova (93) e poi Venezia (85). Cremona si attesta quindi al terzo posto tra le città italiane maggiormente inquinate dalle Pm10. Secondo l'Agenzia, “oltre il 90% degli europei che vive in città respira un livello troppo elevato di polveri ultrafini (fino al 96% dei cittadini Ue per le Pm 2,5) e di ozono (fino al 98%)”. Primo responsabile delle emissioni risulta essere il traffico, seguito dall'industria, dall'agricoltura e dalle abitazioni. Tanto che l'Europa ora vuole correre ai ripari, come ha dichiarato il commissario europeo all'ambiente, Janez Potocnik: entro l'anno potrebbero infatti arrivare nuove regole, ancora più restrittive. L'inquinamento dell'aria «è la prima causa ambientale di morte nell'Ue, con oltre 400mila decessi prematuri nel 2010, cioè più di dieci volte le vittime di incidenti stradali» ha ricordato Potocnik. Si tratta di un costo enorme per la salute dei cittadini e per l'economia, con 100 milioni di giornate di lavoro perse ogni anno, cioè 15 miliardi di euro di produttività in meno. A questi costi vanno aggiunti 4 miliardi di euro in termini di assistenza sanitaria, per i ricoveri.

«La situazione è grave e i segnali di allarme arrivano da più parti: dall'indagine dell'Agenzia europea all'Organizzazione mondiale della sanità e da altre indagini della Comunità europea» spiega Benito Fiori, portavoce del circolo AmbienteScienze. «Tra l'altro il livello delle polveri sottili ha ricominciato a salire in corrispondenza con l'accensione dei riscaldamenti, il 15 ottobre». Con queste prospettive lo spegnimento dell’inceneritore prospettato nei giorni scorsi diventa una misura imperativa. «Vi sono città che stanno lavorando in questo senso, come Reggio Emilia e Forlì, quindi le soluzioni alternative ci sono. Invece qui si parla di revamping, con un investimento decisamente corposo, che per essere ammortizzato richiede un funzionamento dell'impianto ancora per anni, con tutto il danno ambientale che ne conseguirebbe ». «Il Circolo culturale "Ambiente- Scienze" ha accolto positivamente per le conseguenze che ne dovrebbero derivare la notizia apparsa oggi sul sito dello Iarc, l’agenzia internazionale per la ricerca sul cancro dell’Organizzazione mondiale della Sanità, nella quale si ufficializza che "Outdoor air pollution a leading environmental cause of cancer deaths", ossia che l’inquinamento atmosferico è tra il più diffuso agente ambientale causa di morte per cancro». Vi sono alcune azioni fondamentali da mettere in campo per ridurre le emissioni: bisogna lavorare sull'abbattimento del traffico, delle emissioni industriali, del riscaldamento degli edifici pubblici.

«Da parte dei nostri amministratori locali serve un ripensamento rispetto a quelle scelte che hanno sempre ignorato il bisogno di contribuire all'abbattimento dello smog nella pianura padana ed in particolare con la chiusura al traffico automobilistico dei centri storici, con un più rigoroso controllo delle emissioni industriali, con maggiori investimenti per il risparmio energetico nel settore dell'edilizia pubblica, con l'abbandono dello smaltimento dei rifiuti attraverso l'incenerimento e con altro ancora» continua Fiori. Smorza invece i toni l'assessore a l l ' Ambiente Francesco Bordi: «L’Agenzia europea per l’Ambiente colloca Cremona ai primi posti in Lombardia per quanto riguarda l'inquinamento atmosferico basandosi sul numero dei superamenti del livello del 75% delle Pm10 rilevato nel 2011 dalla centralina dell'Arpa di via Fatebenefratelli. Senza nulla togliere alla serietà del lavoro svolto, forse sarebbe il caso di non considerare i capoluoghi di provincia come realtà a sé stanti, ma quanto agglomerati urbani inseriti in un contesto ben più ampio, quello della Pianura Padana, dove la qualità dell'aria è comunque in generale compromessa». Per Bordi non si può focalizzare l’attenzione esclusivamente sulla città di Cremona, insistendo sugli insediamenti industriali o sulle problematiche della chiusura al traffico del centro storico, «perché sarebbe fuorviante rispetto ad una problematica che invece investe tutti i comuni della provincia, dove addirittura per alcuni di questi, e i dati lo dimostrano, la situazione a livello di “sforamenti” annuali è addirittura superiore rispetto al capoluogo» spiega Bordi. Accanto a questo un inverno freddo e secco aggrava la concentrazione delle polveri che, data la conformazione della pianura padana, non riescono a disperdersi. «In queste condizioni il Piano regionale contro l’inquinamento è utile, ma indubbiamente non basta» spiega l'assessore, che esorta alla messa in campo di azioni più incisive. «Questa amministrazione lo ha fatto e lo sta facendo anche in applicazione delle azioni contenute nel Paes e nel recente Pria della Regione Lombardia » Questo non toglie che Cremona, come comune capoluogo, «può e deve migliorare le azioni sul traffico con un piano che sia il più possibile condiviso con la cittadinanza e che dia risposte esaurienti ai tutti i portatori di interesse e che in ogni caso vada finalmente incontro a chi vuole muoversi in modo intelligente in città» conclude Bordi. «Resta il fatto che, parlando di aria, è indispensabile un'azione che coinvolga non solo l'intera Lombardia, ma anche tutto il Nord Italia, perché il problema non è solo di Cremona. E tale coordinamento, che l'Amministrazione comunale auspica e sostiene, va portato avanti ad un livello certamente più alto rispetto a quello locale».

di Laura Bosio

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