Inceneritore e rifiuti, Torchio interroga la Giunta provinciale

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La questione della fuoriuscita dal sistema degli inceneritori valorizzando il sistema di raccolta di differenziata dei rifiuti continua a tenere banco a Cremona. In un comunicato diramato nel primo pomeriggio, il consigliere provinciale Giuseppe Torchio interroga la Giunta guidata dal presidente Massimiliano Salini «per la massima evidenza e trasparenza di una problematica così sentita dalla cittadinanza».

«La stampa locale ha rimarcato come la rappresentanza dei sindaci cremaschi, con popolazione di circa 140 mila abitanti e la stessa realtà casalasca, che presenta diversi comuni con l’80% di raccolta differenziata, abbiano motivato contrarietà al mantenimento del funzionamento dell'impianto di termodistruzione di Cremona, ceduto da Aem alla holding Lgh;

 Emerge, peraltro, che anche il cremonese ed in particolare il capoluogo, sia orientato a recuperare il terreno perduto in materia di raccolta differenziata con una serie di iniziative informative in vari quartieri della città mentre è più che mai avvertita la necessità di mettere in pratica le linee di indirizzo europee, governative e di Regione Lombardia riferite alla fuoriuscita dal sistema degli inceneritori anche a causa delle problematiche delle emissioni in una delle aree più inquinate d'Europa e con una percentuale tra le più elevate di tumori;

Nonostante gli esiti referendari avessero manifestato la contrarietà di quasi il 60% dei votanti, il comune di Cremona optò per la costruzione dell’impianto di termodistruzione e si è proceduto alla sua realizzazione con annesso collegamento al teleriscaldamento: negli anni diverse sono state le fermate registrate insieme alle crescenti lamentele per il malfunzionamento, le anomalie ed i canoni stratosferici applicati ad una serie di utenze;

Anche il recente pronunciamento del Consiglio Comunale di Cremona evidenzia la necessità di fuoriuscire dalla tecnica della termodistruzione mentre emerge la riduzione della massa dei rifiuti solidi urbani, anche per effetto dei minori consumi derivanti dalla crisi economica in atto;

A fronte di tale stato di cose e della stessa mancata cantierabilità a tutt’oggi della discarica di Malagnino per l’ampliamento a Vescovato‎ sembra emergere un quadro inquietante di una politica del doppio binario che da un lato si riempie la bocca di buone intenzioni e dall’altro procede in direzione opposta, prova ne sia l’iniziativa, indicata da più parti, ad opera di Lgh ed Aem Gestioni di chiedere a Cremona non già il “revamping” dell’impianto bensì la realizzazione di un polo di incenerimento per tutto il sud della Regione e di capacità analoga all’attuale, nonostante la crescita della differenziata e la riduzione dei rifiuti prodotti».

Il consigliere dunque, interroga la Giunta provinciale sia «per la precisa competenza esercitata in materia di ciclo dei rifiuti», sia per «conoscere quale sia lo stato dell’arte anche a livello di comunicazioni dei richiedenti alla Regione e per la massima evidenza e trasparenza di una problematica così sentita dalla cittadinanza». Non solo. Torchio chiede anche «se la nuova istanza, caratterizzata dalla radicale sostituzione dei contenuti tecnologici dell’inceneritore, non si configuri come un vero e proprio nuovo impianto e se per tale realizzazione non sia necessaria la procedura di Via (valutazione e di impatto ambientale) in luogo dell'Aia (autorizzazione integrata ambientale) attivata, ad esempio, per le modifiche dell'impianto di Parona». Infine, il consigliere chiede anche se la Giunta «non intenda attivarsi perché gli impianti di Parona (Lgh) e di Brescia (A2A) possano fornire una risposta anche alle ridotte esigenze cremonesi».

 

 

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