“Paleontologia urbana”: alla scoperta dei fossili cittadini

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Sulle tracce di ammoniti, belemniti e bivalvi incastonati nel Battistero, nel Torrazzo, nel Duomo e in altri monumenti: Davide Persico lancia la “Paleontologia urbana”. E spunta l’ipotesi di un progetto digitale per percorsi paleontologici in città e paesi del cremonese

CREMONA - Ammoniti, belemniti e bivalvi sono quei molluschi vissuti milioni di anni fa e rimasti incastonati nella roccia, utilizzata poi in lastre per strade e monumenti civici. Solitamente oggi chi desidera vedere dal vivo queste conchiglie fossili si munisce di zaino e scarponi per mettersi in viaggio verso le Dolomiti. Ma è proprio necessario recarsi fino in val Gardena o sotto le spettacolari guglie di Lavaredo? In realtà basterebbe anche aguzzare la vista durante una rilassante passeggiata nel centro storico della propria città. Ne era già convinto Primo Levi, quando “leggeva” gli indizi sulla pietra dei marciapiedi di Torino, datando le lastre, riconoscendo in una sporgenza la presenza passata di una vena di quarzo o immaginando i paleontologi del futuro intenti a scoprire i tappi corona delle bottigliette o gli anellini a strappo delle lattine, incastonati nelle stratificazioni dell’asfalto «come gli insetti del pliocene nell’ambra».

E ne è ugualmente convinto Davide Persico, sindaco di San Daniele Po e ricercatore in Paleontologia all’Università di Parma, che da qualche tempo ha pensato bene di cominciare a “leggere la pietra” su monumenti, strade o soglie del centro storico di Cremona, inaugurando la “paleontologia urbana” (raccontata in un’apposita sezione nel suo blog www.anellomancante.blogspot.it). L’idea è nata un po’ per caso, sia approfondendo le ricerche di paleontologia, sia durante le passeggiate cittadine con la figlia Emma, alla scoperta dei fossili nei materiali lapidei della città.

«I palazzi di Cremona offrono straordinari spunti di ricerca paleontologica grazie ai materiali lapidei che li compongono – spiega Davide. - Il porfido sulle strade del centro, i sassi delle strade antistanti il centro e le rocce che costituiscono o che rivestono i palazzi e, soprattutto, gli edifici storici».

Insomma, “leggere” monumenti e strade significa anche scoprire che in essi convivono tempi storici e tempi geologici: i tempi dello stile artistico che li ha prodotti, assieme a quelli delle pietre che li compongono (più lenti e dilatati, che spostano alla deriva i continenti e rassodano la crosta delle terre emerse).

A Cremona uno dei siti più paleontologicamente fecondi è proprio Piazza del Comune, l’antica platea maior, ricca di monumenti e centro della vita religiosa e civile dal Medioevo in poi. «Non appena ci si affaccia sulla piazza – prosegue Davide – ecco le ammoniti e le belemniti che fanno capolino dalla pietra. Si tratta di resti di Cefalopodi inclusi in calcare bianco, rosa o rosso che, attraverso una loro classificazione, possono raccontarci quando sono vissuti o da dove provengono.

Il primo ritrovamento avviene all’angolo tra via Baldesio e Piazza del Comune. «E’ una belemnite in sezione che, come una freccia scagliata verso il cielo, si trova a mezza altezza di una colonna rivestita di marmo rosso, proprio di fronte al negozio dell’Unicef. Questa belemnite, probabilmente una Hibolites hastatus, dovrebbe essere vissuta nel Giurassico superiore (Oxfordiano), tra 158-161 milioni di anni fa». Traversando trasversalmente la piazza, si arriva alla base del Battistero. Alla base del lato di fronte alla Loggia dei Militi, «in una lastra di marmo rosso di Verona stanno ben tre fossili: una belemnite e due grosse ammoniti. In questo caso, il taglio in sezione verticale delle ammoniti ed obliquo della belemnite, non rende possibile una certa classificazione, anche se per l’ammonite più grande si potrebbe azzardare una classificazione al genere Leptosphinctes, attribuendo la lastra contenente i tre fossili coevi al Dogger (tra i 161 e i 176 milioni di anni fa)». Altri fossili ancora spuntano poi ai piedi del torrazzo: «si tratta di altre tre ammoniti di grandi dimensioni sulla parete della cattedrale». E ancora, nel pavimento di calcare grigio sotto il portico all’angolo tra via Monteverdi e Piazza Marconi, alcune striature nere indicano la presenza di fossili di bivalvi sezionati.

Questi abbondanti ritrovamenti sono avvenuti in sole due ore di “escursione”. «Possiamo affermare quindi – conclude il paleontologo - che a Cremona, come in altre città, la frequenza di resti paleontologici sia talmente elevata da consentire agli appassionati di partire per spedizioni che fondono la storia dell’arte con la paleontologia». Non è necessaria un’attrezzatura da sopravvivenza. «Bastano un paio di scarpe comode, una macchina fotografica e, soprattutto, molta curiosità e spirito di osservazione».  Quello spirito che Davide, con questa attività, vorrebbe trasmettere a tutti, soprattutto ai più piccoli: magari anche tramite l’ideazione di percorsi urbani “paleontologici”, racchiusi in volume o un’applicazione, alla cui realizzazione già si sta pensando.

IMPARARE AD OSSERVARE DIVERTENDOSI

La paleontologia urbana è un’attività che richiede anzitutto un ottima capacità di osservare. Prova ne sia la prima regola per avere successo nella ricerca dei fossili, ovvero «quella di saper distinguere le rocce sedimentarie (generalmente fossilifere) dalle rocce ignee e metamorfiche (mai fossilifere)». Qual è la differenza? «Le rocce sedimentarie sono generate dall’accumulo di sedimenti di varia origine, derivanti in gran parte dalla degradazione e dall'erosione di rocce preesistenti, che si sono depositati sulla superficie terrestre. Tra questi sedimenti, spesso, vi sono anche i resti di organismi che nel tempo si sono conservati come fossili. Un buon modo per discriminare se le rocce sono sedimentarie o meno è la presenza di cristalli: se sono presenti siamo di fronte a rocce ignee o metamorfiche, raramente sedimentarie. In pratica, se ci sono i cristalli non ci sono i fossili».

Per poter cogliere questa differenza (evitando così di cercare a vuoto) occorre si diceva una buona capacità di osservazione, così come per riconoscere le forme delle conchiglie nelle lastre di pietra. E il “saper osservare” è lo spirito che Davide Persico vorrebbe trasmettere con la paleontologia urbana. A questo scopo il primo cittadino di S. Daniele Po sta già pensando all’ideazione di percorsi urbani (racchiusi in applicazioni o e-book) alla scoperta dei resti fossili che fanno capolino dalla superficie di monumenti e strade. «E’ un modo divertente per trasmettere la conoscenza delle Scienze della Terra ed innescare al contempo lo spirito di osservazione e il meccanismo della ricerca, da portare avanti tramite foto, mappe gps, ricerca sui volumi, ecc. A S. Daniele ho già proposto un progetto di paleontologia urbana per le scuole elementari. Il paese offre siti ricchi di fossili, come il materiale lapideo del cimitero o l’ingresso del bar, dove la pietra posta sotto la porta contiene un’ammonite vecchia di 40 milioni di anni». L’obiettivo è quindi apprendere ad osservare gli indizi e catalogarli, sino a comporli ordinandoli in un quadro coerente, giocando un’affascinante “caccia al tesoro”.

di Michele Scolari
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twitter: @miguelscolari


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