Gadesco, «ripristinare l’area inquinata»

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Nelle analisi dell’Arpa l’inquinamento dei terreni era risultato 26 volte superiore ai limiti.
Nuovi sviluppi per il caso dell’impianto a biomasse sequestrato lo scorso venerdì 18 ottobre dal Noe di Brescia (al comando del capitano Alessandro Placidi), a Gadesco Pieve Delmona, in provincia di Cremona (riportato nell’approfondimento sull’edizione di sabato 26 ottobre de “Il Piccolo”). Il sindaco del paese, Davide Viola (Pd), ha emesso mercoledì un’ordinanza (inviata a Prefettura di Cremona, Amministrazione Provinciale, Procura, Carabinieri, Noe, Arpa e Asl) in cui dispone la rimozione e l’eventuale bonifica dei terreni inquinati. Durante il sopralluogo avvenuto nel contesto del blitz del Noe, il primo cittadino di Gadesco, assieme al responsabile del Servizio Tecnico, aveva constatato «l’avvenuto sversamento di liquami dall’impianto sul campo in confine Nord». Il Noe, dopo le analisi dell'Arpa di Brescia, aveva riscontrato nei terreni, appartenenti ad un’azienda agricola del posto, un’altissima concentrazione di “Cod” (Chemical Oxygen Demand), ovvero «un indice che misura il grado di inquinamento dell'acqua da parte di sostanze ossidabili, principalmente organiche ». La concentrazione di quella sostanza sui terreni era risultata pari a 2.632 mg/l, ovvero oltre 26 volte superiore ai limiti previsti dal d.lgs 152/2006 per i reflui industriali sul suolo. Si legge ancora nell’ordinanza del sindaco che i rifiuti, «in parte ancora presenti sulla superficie ed esposti all’aria, si presentano di colore scuro, di tipo fangoso e maleodoranti nonché sparsi al suolo senza alcuna norma di sicurezza, possono essere pericolosi per le tre matrici ambientali». Il primo cittadino pertanto ordina «la presentazione del Piano di rimozione, con eventuale bonifica dei terreni interessati, dei liquami sversati sul campo in confine nord con l’impianto». Il tutto «entro e non oltre 7 giorni dal ricevimento della presente ordinanza al Comune di Gadesco Pieve Delmona». Inoltre, l’ordinanza impone «l’immediata recinzione, con robusta rete da cantiere, dell’area interessata dallo sversamento».

L’indagine era partita tre settimane fa, quando i carabinieri del Noe, a seguito di controlli nell’ambito della tutela della salute e dell’ambiente innescati su segnalazione di alcuni cittadini che si lamentavano per esalazioni sospette, avevano scoperto una discarica abusiva a cielo aperto costituita da un’ingente quantitativo di rifiuti speciali pericolosi gestita da una società agricola, che si era prestata allo stoccaggio abusivo nei propri terreni di scorie prodotte da una centrale a biomasse. Nel prosieguo delle indagini i carabinieri, diretti dall’autorità giudiziaria di Cremona, avevano eseguito ulteriori accertamenti tecnici e campionamenti utili a rilevare l’esatta composizione chimica e le caratteristiche del materiale sospetto, di concerto con l’Arpa e l’Amministrazione provinciale di Cremona. Sin dal primo accesso i sospetti dei militari erano caduti sulle scorie ed i liquidi sparsi sul terreno agricolo confinante e nascosto alla vista dei passanti, che si presentavano di colore nerastro e dall’odore nauseabondo così come segnalato da numerosi cittadini residenti nelle vicinanze della predetta centrale. A seguito dell’allarmante risultato delle analisi, era scattato immediatamente il blitz del Noe di Brescia che aveva portato alla segnalazione alla Procura della Repubblica di Cremona di due soggetti ritenuti responsabili, nonché al sequestro probatorio della “centrale a biomasse” gestita da una società milanese, unitamente al sequestro del terreno di proprietà di un’azienda agricola cremonese.

di Michele Scolari

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