Ecco “Rhino”, il cranio fossile di Rinoceronte del Po esposto al Museo di San Daniele

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Il fossile trovato sul Po a Spinadesco è ora esposto nel Museo. Si tratta del più grande e meglio conservato cranio fossile di rinoceronte che sia mai stato rinvenuto in Europa

CREMONA - E’ stato presentato questo pomeriggio al Museo Paleoantropologico di San Daniele Po (in provincia di Cremona) il cranio fossile di rinoceronte, frutto di un incredibile ritrovamento sulle rive del Grande Fiume e divenuto il simbolo del Museo, immortalato nella meravigliosa scultura di fronte all’ingresso, che riproduce un rinoceronte in ferro di dimensioni reali. Il fossile, dopo un periodo trascorso nel laboratorio, è finalmente esposto nella vetrina centrale della sezione “La pianura di Neanderthal” di fronte a Pàus, (il resto di un uomo di Neanderthal, custodito nel Museo, ad oggi unico ritrovamento del genere avvenuto in Pianura Padana).

Nella sala gremita del Museo, dove erano presenti anche i volontari della Pro Natura Onlus "Il Nibbio" di Spinadesco, Simone Ravara (direttore), Andrea Carubelli (presidente), Davide Persico (paleontologo all’Università di Parma e sindaco del paese) e Benedetto Sala (docente all’Università di Ferrara) hanno illustrato la scoperta del fossile, il suo arrivo al Museo e le varie fasi di studio e di comparazione morfometrica.

Questo enorme animale, come ha spiegato Persico, viveva laddove un tempo scorrazzavano mammut e cervi, bisonti ed altre specie ormai estinte. Il ritrovamento del fossile è avvenuto nei pressi degli spiaggioni di Isola Serafini, a Spinadesco, da Ennio Mondoni, che ha immediatamente avvertito il personale del Museo. Si tratta, prosegue Persico, del «più grande e meglio conservato cranio fossile di rinoceronte che sia mai stato rinvenuto in Europa. Il fossile, in eccellente stato di conservazione (cosa non proprio usuale per un fossile del Po) è costituito da un cranio completo anche dei denti (manca un solo molare).  Questi ultimi, molto grandi, assieme alla fossa nasale aperta ed alla morfologia delle ossa occipitali, hanno permesso di attribuire l’esemplare oggetto di studio alla specie Stephanorhinus kirchbergensis (noto anche come Rinoceronte di Merck): si tratta di una specie caratteristica di climi temperati, vissuta in Pianura Padana durante un intervallo interglaciale».

Persico ha poi ricordato i principali step operativi sin dal momento del ritrovamento, quando era stata inoltrata la notizia alla Soprintendenza della Lombardia. E’ seguita la raccolta bibliografica assieme all’indagine morfometrica del fossile (ovvero, la classificazione di tutte le parti dal punto di vista tassonomico). Successivamente, è stata la volta del confronto biometrico con altri reperti fossili, rinvenuti sia in Italia che in Europa. Infine ha avuto luogo la classificazione.

Inoltre, ha spiegato Persico, «dopo aver classificato con precisione il reperto, vogliamo utilizzare la presenza di questa specie per effettuare alcune considerazioni paleontologiche e paleoclimatiche sulla pianura, dando al contempo il via ad una operazione di revisione tassonomica di alcuni fossili rinvenuti nel nostro territorio tra Cremona, Piacenza, Pavia e Parma».

LE CARATTERISTICHE DEL RINOCERONTE DEL PO

In base alle informazioni esposte nel corso della presentazione, la morfologia brachiodonte dei denti del fossile testimonierebbe un suo adattamento ad un clima temperato. La specie di Stephanorhinus kirchbergensis, infatti, è riconosciuta come una specie di clima temperato, vissuta in pianura probabilmente rea gli 80 e i 130mila anni fa. Attualmente sono in corso analisi palinologiche sulla torba rimasta nei denti del cranio appartenuto all’animale. Le analisi sin ora svolte su specie, morfologia cranica, forma dei denti e correlazione con altri siti (e fossili) testimonierebbero che il fossile apparterrebbe ad un esemplare adulto ma non anziano, tipico di una specie di clima temperato (periodo interglaciale Wurm - Ris, oggi noto come Mis 5), vissuto in Pianura Padana tra gli 85 e i 130mila anni fa, in un ambiente di foresta a latifoglie con paludi. Gli studi dimostrerebbero anche che il Rinoceronte del Po viveva in associazione faunistica con l’Elephas Antiquus.

di Michele Scolari




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