‘Ndrangheta, 47 arresti della Guardia di Finanza: duro colpo alla “zona grigia”

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Maxioperazione delle Fiamme Gialle reggine: giro di vite sulla nuova criminalità “economica” organizzata, dove si intrecciano gli interessi dei mafiosi e del mondo legale dei professionisti (commercialisti, avvocati e imprenditori). Sequestrati beni per oltre 90 milioni di euro e 14 società. Sgominato un “cartello criminale” in grado di agire sul mercato immobiliare privato con benefici per tutti i conniventi

«Follow the money» diceva Giovanni Falcone, e il suo motto non è mai stato attuale come ora, in un particolare momento storico in cui la criminalità mafiosa (in particolar modo la ‘ndrangheta) sta ultimando il “salto” dalle attività “veterocriminali” (droga, traffico d’armi, prostituzione ed estorsione) alla nuova “criminalità economica organizzata” (false fatturazioni, società cartiere, frodi fiscali), responsabile della formazione di quella zona grigia dove si intrecciano gli interessi dei mafiosi a quelli del mondo legale dei professionisti (commercialisti, avvocati e imprenditori - leggi l'intervista).

COLPITA LA "ZONA GRIGIA"

Proprio a questa “zona grigia”, in cui la normativa antimafia “classica” si muove a fatica, ha inferto un colpo durissimo l’operazione “Araba Fenice” condotta dalla Guardia di Finanza di Reggio Calabria e dello Scico di Roma (sotto la regia della Direzione Distrettuale Antimafia della procura reggina). Sono 47 le persone arrestate all’alba di questa mattina dai finanzieri in azione, assieme al sequestro di 90 milioni di euro e 14 società. Le perquisizioni, oltre alla Calabria, hanno riguardato Puglia, Piemonte, Lombardia e Veneto. Oltre agli arresti, sono indgate 90 persone. I provvedimenti restrittivi che sono in esecuzione sono stati emessi dal gip su richiesta della Dda di Reggio Calabria. L'inchiesta che ha portato alle misure cautelari è stata coordinata dal Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Federico Cafiero de Raho e dal sostituto della Dda Giuseppe Lombardo. I nomi delle famiglie mafiose coinvolte sono afferenti al territorio reggino: dai Condello ai Lo Giudice, dai Latella ai Rosmini, dai Ficara agli Audino.  Ma oltre ai mafiosi, in manette sono finiti anche numerosi professionisti (avvocati, commercialisti) assieme ad imprenditori e ad un amministratore giudiziario. Per la natura dei soggetti colpiti, il procuratore Cafiero De Raho ha parlato dell'indagine come «una delle più importanti fatte negli ultimi anni a Reggio Calabria», proprio perché «va a colpire il livello superiore della 'ndrangheta, e delinea lo scenario di un’organizzazione criminale che si è sempre più mimetizzata nel mondo dell’economia e delle professioni e si impone a danno dell’economia legale». Si tratta dunque di una criminalità mafiosa capace non solo d’integrarsi con l’economia legale ma addirittura in grado anticiparne l’evoluzione e le opportunità, sfruttando un tessuto economico reso fragile dalla crisi e dal credit crunch con la creazione di lobby d’affari con soggetti estranei alle organizzazioni criminali.

LE ACCUSE

Le accuse, tra le quali spicca quella di associazione a delinquere di stampo mafioso, sono tutte afferenti alla sfera economica e fiscale: dal trasferimento fraudolento di valori all’abusiva attività finanziaria; dall’utilizzo ed emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, al favoreggiamento; ed ancora peculato, corruzione, illecita concorrenza ed estorsione. Tutti aggravati dalle modalità mafiose. In manette è finito anche un amministratore giudiziario. Secondo le indagini, grazie a lui i clan avrebbero potuto continuare a controllare le società già sequestrate.

L'IMPERO CRIMINALE DEL MATTONE

Dalle indagini è emersa l’esistenza di un vero e proprio cartello criminale di tipo mafioso, operante nel territorio di Reggio Calabria, in grado di condizionare la realizzazione di complessi residenziali privati e di eseguire tutti i relativi e connessi lavori di completamento, con la conseguente, illecita percezione di profitti. Alcune aziende legate ai clan si occupavano del movimento terra, altre degli impianti elettrici, altre ancora della verniciatura o degli ascensori. Costruivano palazzi, vendendone poi gli appartamenti e lucrando cifre astronomiche. Gli inquirenti parlano di «una struttura in grado di agire sul mercato immobiliare privato, con benefici per tutti»: amici e amici degli amici. Ossia: funzionari di banca, avvocati, commercialisti, un mondo apparentemente "legale" ma compiacente e connivente con la sfera della criminalità mafiosa.

di Michele Scolari

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