Inceneritore? Possiamo farne a meno

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Le associazioni ambientaliste hanno presentato un documento alle istituzioni per chiedere di stoppare l’ampliamento.
Società civile cremonese schierata contro l'ammodernamento dell'Inceneritore di via San Rocco. Un'alzata di scudi a più voci, che vede in campo le associazioni ambientaliste, scientifiche e culturali del territorio, nonché molti comitati, riunitisi per realizzare un documento che verrà sottoposto in questi giorni agli amministratori locali e regionali, allo scopo di «sottoporre loro la nostra riflessione e proposta operativa di cambiamento, in discontinuità con l'attuale fallimentare politica di gestione integrata dei rifiuti nella nostra provincia» dichiarano i portavoce dei vari movimenti - Maria Grazia Bonfante, Francesca Pontiggia, Carla Bellani, Maurizio Mele, Marco Pezzoni, Giovanni Vaudetto, Benito Fiori, Ferruccio Rizzi, Giovanna Perrotta, Luigi Iengo, Consuelo Cabrini, Domenico Ferrari, Cesare Vacchelli, Ugo Difelice, Antonio Bozzetti. L'idea di ammodernamento dell'inceneritore, spiegano le associazioni, arriva «a fronte di un diverso indirizzo deliberato dal comune capoluogo e da 48 comuni del cremasco che all’unanimità in sede istituzionale si sono pronunciati per l’avvio di una nuova strategia di gestione dei rifiuti prodotti nella nostra provincia, avente costi inferiori per i Comuni e maggiori tutele per la salute dei cittadini e dell’ambiente in cui viviamo attraverso il sostegno di tutte le azioni necessarie per la promozione ed il potenziamento di tutte le filiere di riciclaggio e per la marginalizzazione del ricorso alla discarica ed all’incenerimento»

Le associazioni si sono riunite in un “Tavolo delle Associazioni Ambientaliste e di Volontariato Sociale” con il precipuo scopo di avanzare richieste e proposte operative “per un futuro sostenibile della città di Cremona e più in generale del Territorio Cremonese, Cremasco e Casalasco”. «E' l’ora di fare delle scelte coraggiose, per il bene comune del territorio» sottolineano i promotori del tavolo, concentrando l'attenzione sulla gestione dei rifiuti. Secondo il Tavolo, «l'indirizzo avviato dal Comune è quello giusto, con la riduzione dei rifiuti, su cui innestare la raccolta differenziata “porta a porta” completa di tariffa puntuale, nonché il riciclo totale di tutte le frazioni, differenziate e indifferenziata”. L’obiettivo è rispettare integralmente quanto previsto dal “sesto programma d’azione per l’ambiente”, promosso dalla Comunità Europea nel 2001, che prevede la riduzione dei rifiuti del 50% minimo al 2050 rispetto al 2000, e la Direttiva quadro 2008/98/ CE che prevede il riciclaggio del 50% minimo dei rifiuti al 2020. «Il combinato di questi due obiettivi evidenzia un concetto basilare: la raccolta differenziata è un mezzo e non un fine, a monte deve esserci la riduzione dei rifiuti e a valle il riciclaggio totale» spiegano i promotori del documento, che ribadiscono l'inutilità dell'inceneritore, portando a supporto della propria tesi il parere di diversi esperti del settore secondo cui, laddove la raccolta differenziata è effettuata correttamente, il rifiuto residuale non è sufficiente per tener acceso un impianto di questo genere, che comunque può risultare dannoso per la salute. «Come mai, di fronte a tutte le ricadute positive in termini economici ed ambientali della raccolta differenziata, gli amministratori scelgono ancora la strada dell'incenerimento, che porta con sé ulteriore incremento dell’ inquinamento, delle malattie, nonchè alti costi economici e sociali?» si chiedono le associazioni. La situazione del nostro territorio non è delle più ottimali, secondo le associazioni, soprattutto considerando che nella nostra regione «appaiono sconcertanti - al pari di quelle dei rifiuti - anche le politiche energetiche, in particolare nella nostra provincia, che detiene il primato per numero di impianti a biogas e biomasse autorizzati (170), in quanto incentivano la combustione da biomasse a scapito del loro compostaggio, unico processo in grado di ottenere fertilizzante organico da restituire ai nostri terreni ormai in “via di desertificazione”».

Per quanto riguarda nello specifico l'inceneritore, i promotori del tavolo fanno notare che l'impianto di Via San Rocco «è giunto a fine vita» e «non ha mai adempiuto alla prescrizione dell’Arpa non ponendo in funzione la preselezione prevista, con una resa di conversione dell’energia contenuta nei rifiuti estremamente bassa, nel senso che 2/3 della stessa risultano attualmente dissipati in ambiente senza alcun recupero. Il binomio inceneritore discarica scoraggia l’aumento della raccolta differenziata, prova ne è la percentuale raggiunta dalla città di Cremona che si colloca al di sotto del 50%». Il gruppo di associazioni dice “no”, quindi, all'operazione rilancio e consolidamento dell'inceneritore per i prossimi 20 anni: «ci troveremmo di fronte ad un gravissimo colpo della democrazia locale, allontanando i sindaci e i cittadini dai centri di potere, per favorire una logica totalmente speculativa e privatistica». Gli attuali Piani di gestione dei rifiuti, secondo le associazioni, «sono in perfetta continuità con la fallimentare logica del “ciclo integrato”. Il Piano provinciale prevede al 2020, quindi in nove anni, un incremento complessivo della produzione di rifiuti che passa 171.042 T a 171.982 T, con un incremento dello 0,5%, nonostante tutte le buone premesse. Noi siamo per una significativa riduzione a monte e per un modello circolare che, gestendo una vera filiera dei materiali, tenda a ricostruire le dinamiche del ciclo naturale basandosi sul recupero e riciclo totale della materia.

Una raccolta differenziata di qualità, attraverso il sistema del porta a porta, rimane il momento più importante ed imprescindibile di responsabilità, di cittadini e amministrazioni; ad essa si deve connettere un sistema di impianti di selezione meccanica, ricerca e recupero. Inoltre solo con una attenta raccolta differenziata è possibile privilegiare un recupero pulito dell'umido e favorire le filiere corte col mondo agricolo, evitando l’utilizzo di imponenti impianti di biodigestione che, oltre a mascherare i difetti di raccolta, producono biodigestato inservibile». Le richieste che il tavolo fa agli amministratori sono molto chiare: si chiede il fermo “circa la contaminazione del territorio, del progetto di ammodernamento dell’inceneritore e di ogni forma di combustione dei rifiuti o di recupero energetico dalla materia”. Si chiede inoltre di svolgere un'indagine sullo stato di salute della popolazione del cremonese, cremasco e casalasco “con particolare riferimento all’incidenza di cancro, patologie endocrine, riproduttive, respiratorie”. Il Tavolo chiede altresì di conoscere “le sostanze inquinanti emesse dagli impianti di combustione”. Nel documento si evidenzia la necessità di diminuire “la quota di materiali avviati ad incenerimento e discarica onde arrivare allo spegnimento dell’impianto di San Rocco da realizzarsi ragionevolmente entro il 2014 attraverso: accelerazione dell’attuazione della raccolta porta a porta; svincolo definitivo da Lgh alla fine dei contratti in scadenza, separando la fase della raccolta da quella del riciclo e costituzione di una società completamente pubblica per la gestione del servizio”. Stop anche all'apertura di nuove discariche, compreso l'ampliamento di Malagnino, nonché all'ammodernamento dell'inceneritore».

di Laura Bosio

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