La moschea si farà, lungo la Paullese

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Non era nel programma elettorale del centrosinistra. La Lega, dopo aver raccolto le firme, si prepara a dar battaglia.
La notizia è nell’aria: sembra proprio che il centro culturale islamico si farà. La cosiddetta moschea, come è stata chiamata dagli oppositori o la «musalla», come ha precisato l’amministrazione culturale, ad ogni modo una sede ufficiale per il culto islamico, sorgerà nella zona dell’ex Voltana, sulla strada che collega Crema alla tangenziale per Milano, nei pressi del podere Ombrianello, per intenderci. La delibera della Giunta comunale sarebbe pronta, anche se poi occorreranno alcuni mesi per la necessaria variazione al Piano di Governo del Territorio. La Lega Nord si è messa fin dall’inizio sul piede di guerra. Il Carroccio si è opposto per primo alla possibilità di erigere un luogo di culto per la comunità islamica, in primo luogo raccogliendo un centinaio di firme di cittadini cremaschi per una petizione e, successivamente, visto che il sindaco, Stefania Bonaldi, ha ricordato loro che lo statuto comunale nega la possibilità di un referendum in materie attinenti alla tutela delle minoranze e alla professione della religione, presentando un’interpellanza firmata dal consigliere comunale Alberto Torazzi.

Un’interpellanza che prova ad aggirare l’ostacolo, proponendo un sondaggio, se non un vero e proprio referendum, che questa volta abbia come oggetto la questione urbanistica. Non si può insediare un luogo di culto islamico, che stravolge un quartiere e va a danneggiare i cittadini, le cui abitazioni perderanno così di valore, sostiene la Lega. Finché ai cittadini non sarà data possibilità di esprimersi in merito, il movimento, guidato a livello locale da Dino Losa, non cesserà di chiedere questa forma di partecipazione diretta. «Siamo ancora indignati per il comportamento del sindaco riguardo alla nostra raccolta firme», commenta lo stesso Losa. «Il primo cittadino avrebbe dovuto rispondere entro un tempo di 60 giorni dalla presentazione della petizione e, invece, la sua risposta è arrivata con oltre un mese di ritardo, per di più poco soddisfacente, perché di fatto evasiva e scritta in un linguaggio burocratese. È vero che non si possono indire referendum, ma sondaggi sì e per di più in qualsiasi forma il sindaco ritenga utile, la legge le lascia piena discrezionalità. In merito a questo, il sindaco evita di rispondere, nonostante la maggior parte dei firmatari sia proprio di Ombriano, dove dovrebbe sorgere la moschea ». Quanto alla questione urbanistica, Losa precisa: «Dobbiamo ancora capire bene anche noi. Prima, si parlava di un privato disposto a cedere un suo immobile. Ora, invece, di una costruzione ex novo. Fatto sta che la questione è meramente politica: se l’amministrazione comunale vuole procedere in questa direzione lo può certo fare, ma non ci si può nascondere il fatto che, dal punto di vista urbanistico, le case e i capannoni della zona perderebbero giocoforza valore. E il fatto che abbiano scelto una zona di Crema un po’ defilata significa che la stessa amministrazione è consapevole del problema. Inoltre, c’è anche una questione di traffico: la zona della ex Voltana è situata nei pressi di uno snodo stradale significativo. Dipenderà anche dalle dimensioni del luogo di culto, ma è chiaro che quello che si dovrebbe evitare è una congestione».

Dai ranghi della Lega Nord, interviene anche il consigliere regionale Federico Lena: «Trovo sia stata politicamente una scorrettezza, da parte del centrosinistra, non aver inserito l’intenzione di concedere un luogo di culto ai musulmani nel proprio programma elettorale. Era diritto dei cittadini sapere che, votando l’attuale amministrazione, avrebbero consentito alla realizzazione della moschea. Mi piacerebbe sapere quanto i cremaschi siano contenti, perché qui la questione non ha a che fare tanto con la religione, quanto con la sicurezza: luoghi di questo genere attirano personaggi di ogni genere e tipo. Basti ricordare l’esempio di Cremona, la cui moschea venne anche chiusa. I rischi sono sempre quelli legati al terrorismo, non sono cambiati».

di Gionata Agisti

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