Ospedale Crema: da soli o con Lodi?

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Si è tornati a parlare di ospedale, in questi ultimi giorni, sulla scia delle dichiarazioni rilasciate da Fabio Rizzi, consigliere regionale leghista, nonché presidente della commissione regionale Sanità e Politiche sociali. A proposito del probabile accorpamento tra l’ospedale di Crema e quello di Cremona, così come è già successo per il tribunale, secondo Rizzi sarebbe più logico che il nosocomio cremasco andasse con quello di Lodi, con cui avrebbe più analogie e, comunque, dovrebbero essere i territori a suggerire la soluzione migliore. Tra le altre, è stata avanzata anche l'ipotesi Crema-Lodi-Treviglio, o solo Crema-Lodi. Quel che è certo è che l’ospedale di Crema è a misura di territorio, con tanto di eccellenze da vantare. L’estate scorsa, sulle pagine di questo giornale, il direttore generale dell’azienda ospedaliera, Luigi Ablondi, ci aveva riferito che l’unico problema concreto a cui l’ospedale di Crema potrebbe andare incontro, in caso di accorpamento con Cremona, sarebbe una svalutazione, negli anni, delle proprie strumentazioni. Nel momento degli investimenti, infatti, è logico supporre che sia l’ospedale ritenuto principale - e quindi quello cremonese - a beneficiarne.

Tuttavia, come sottolinea un altro consigliere regionale, questa volta del Pd, Agostino Alloni, quello di Rizzi è solo un parere individuale, nemmeno condiviso dal suo partito e, comunque, non vi è ancora alcuna proposta in merito. «Non si può parlare nemmeno di crono-programma, perché non esiste ancora una data entro cui fare una riforma. L’unica data è quella del prossimo 22 dicembre, entro la quale deve essere votata la legge finanziaria della Regione ma, in quest’ultima, non vi è nemmeno un cenno riguardo alla riorganizzazione delle strutture ospedaliere » ha precisato Alloni. «Per di più, occorre prima aspettare che si esprima il gruppo di lavoro, presieduto da Umberto Veronesi: è questa la prima tappa attraverso cui dovrà passare un eventuale provvedimento legislativo». Detto questo, Alloni ritiene possibile ragionare in merito a eventuali accorpamenti, purché «sia salvaguardata l’eccellenza. Mi interessa poco che si vada con Lodi o Cremona - anche se andare con Cremona significherebbe, probabilmente, finire poi con Mantova e abbiamo poco o niente a che fare con quest’ultima -, quello che mi preme è che non si proceda con l’unica bussola del risparmio economico. Me lo devono dimostrare che ci sarebbe un risparmio tramite un accorpamento, altrimenti non ha senso. E siccome io non ci credo, personalmente non sono d’accordo sull’esigenza di procedere a una riorganizzazione ». Diverso il parere di un altro esponente della Lega, Federico Lena, che smentisce Alloni riguardo alla presunta posizione solitaria di Rizzi: «Rizzi parla a nome del movimento, in quanto ne è il responsabile per le politiche legate alla sanità. Ora, non ritengo il caso di entrare in merito alla sua proposta, anche perché dovremo confrontarci con gli alleati di governo e, poi, perché la strada è ancora lunga. L’unica cosa che mi preme è che la riforma porti a un risparmio dei costi, perché si possa poi procedere con la riduzione del ticket per quanti si trovano in difficoltà». «Mi batto per un solo obiettivo» interviene il consigliere comunale del Pdl, Simone Beretta, «cioè il mantenimento dell’autonomia dell’azienda ospedaliera di Crema che, per efficienza, qualità delle prestazioni e della gestione economica e amministrativa, merita di essere straconfermata.

Ogni corollario rischia di depotenziare l’obiettivo prioritario. Altra cosa è la razionalizzazione dell’offerta specialistica sanitaria e le nostra azienda, in questo campo, vanta di certo una qualche eccellenza, che va ulteriormente valorizzata e potenziata, per essere un punto di riferimento sovra regionale. Non mi piace chi, come il sindaco di Crema, Stefania Bonaldi, prelude già alla svendita e tifa per Lodi e Treviglio, piuttosto che per Cremona, mettendo pure nero su bianco queste inopportune migrazioni di ospedali, come fossero delle mandrie. La politica può molto: faccia il suo dovere rispetto al mantenimento dell’autonomia della nostra azienda ospedaliera, che non merita di essere svenduta a nessuno e che si è conquistata sul campo le credenziali che sono davanti agli occhi di tutti». Accorpamento a parte, è un fatto che, recentemente, se ne siano andati 8° stanno per andarsene) due importanti primari dell’ospedale cremasco. Per la precisione, primari di due dei reparti di eccellenza a cui si accennava: Giuseppe Inama, di Cardiologia, all’istituto privato San Camillo di Cremona e Alessandro Zambelli, di Gastroenterologia, in pensione. Abbiamo chiesto al direttore generale, Ablondi, se non si sarebbe potuto trattenerli un po’ di più. «Erano obbligati dalla legge a lasciare un ospedale pubblico, perché quanti hanno raggiunto i requisiti previsti - 65 anni di età e 40 anni di servizio -, prima dell’entrata in vigore della legge Fornero, devono lasciare l’attività. Abbiamo sondato eventuali strade praticabili ma non c’è stata alcuna alternativa. Abbiamo già fatto richiesta in Regione per i relativi sostituti ma, purtroppo, i tempi di attesa in questi casi non sono brevissimi».

di Gionata Agisti

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