Polizia Cremona: Mancano persino i soldi per le divise

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Protesta degli agenti di polizia: «Occorre la revisione del modello di sicurezza e dei presidi di polizia e del soccorso pubblico sul territorio».
Clamorosa protesta dei poliziotti, che nei giorni scorsi si sono schierati di fronte all'ufficio territoriale del Governo per protestare contro i continui tagli alle forze dell'ordine, previsti anche dalla legge di stabilità in fase di approvazione. Le tre sigle sindacali Cgil, Cisl e Uil, si sono trovate concordi nel portare avanti la protesta “contro il disegno di legge di stabilità e per la difesa della dignità professionale e della specificità funzionale degli operatori del settore e per la difesa del diritto dei cittadini ad avere una sicurezza e un soccorso pubblico efficiente e qualificato, all'altezza di un Paese civile”. «I problemi sono innumerevoli, e lo vediamo bene anche sul nostro territorio, dove siamo sotto organico di circa 50 unità, tra Questura, Polstrada, Polizia postale e Polfer» spiega Guido Ettari, segretario del Silp Cgil di Cremona. «Alla questura di Cremona sono una ventina gli uomini mancanti, mentre altri 10 mancano al commissariato di Crema. Del resto basti pensare che a livello nazionale da 100.000 uomini arriveremo presto a 80.000, anche perché manca un tournover e non c'è cambio generazionale. Ormai l'età media di un poliziotto si aggira intorno ai 45 anni». Tutto questo comporta una grande difficoltà nel garantire tutti i servizi sul territorio. «Dovremmo avere in giro due volanti per ogni turno, ma non sempre ci riusciamo - spiega ancora Ettari -. A Crema a volte non riesce neppure ad uscire: basta che una persona vada in malattia e vengono meno i numeri per organizzare i turni. Per non parlare alla Polfer, dove i turni di notte non si fanno più da anni, proprio per mancanza di personale». I disagi sono notevoli, e spesso comportano ore ed ore di straordinari per gli agenti. Altro problema è quello del parco mezzi, che sta diventando sempre più datato. «Le nostre auto hanno accumulato tanti chilometri e questo spesso ci crea dei problemi, perché non sempre funzionano a dovere. Questo naturalmente ci crea difficoltà nel mantenimento della sicurezza» spiega ancora Ettari. «Siamo arrivati al punto da non riuscire a vestire gli agenti, perché mancano i capi di abbigliamento, tanto che c'è chi deve riutilizzare divise già usate».

Con questa giornata di protesta gli agenti di polizia hanno voluto denunciare «le irresponsabili scelte che il governo si appresta a far approvare con il disegno di legge di stabilità in discussione in Parlamento e richiediamo di conseguenza un tempestivo e immediato intervento parlamentare di modifica » spiega ancora il segretario Silp. I sindacati hanno chiesto altresì lo sblocco del "tetto salariale" che consenta «il superamento dell'attuale normativa e dei suoi effetti dannosi e iniqui per il personale con il recupero delle risorse economiche per consentire il pagamento degli assegni perequativi e delle progressioni automatiche (unatantum) ». C'è poi il problema del pensionamento: dai 53-54 anni che erano previsti per permettere ad un poliziotto di terminare la propria carriera, ora anche per loro vige il requisito della vecchiaia. «Bisogna che il governo riconosca che il nostro è un settore particolare, che non può seguire le normative di tutti gli altri. Un poliziotto di 60 anni è ormai allo stremo delle proprie forze» sottolinea Ettari. Con questa manifestazione la polizia torna a chiedere «la revisione del modello di sicurezza e dei presidi di polizia e del soccorso pubblico sul territorio e una legge delega per un riordino ordinamentale delle carriere del personale efficace e coerente con un nuovo modello di sicurezza e che valorizzi la professionalità dell'operatore di polizia e dei vigili del fuoco. Peraltro è significativo notare che i contenuti del disegno di legge di stabilità del governo, smentiscono le dichiarazioni pubbliche e mediatiche rivolte ai cittadini sulla necessità di garantire maggior sicurezza del territorio e nel territorio». «In tutti gli altri Paesi settori come quello della sicurezza, della sanità e dell'istruzione vengono salvaguardati ad ogni costo. In Italia invece si va a tagliare proprio su quelli» conclude Ettari. «Riteniamo che la misura sia ormai colma; se non ci sarà un immediato e repentino cambio di direzione, arriveremo davvero al capolinea».

di Laura Bosio

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