Inceneritore, Bordi conferma lo stop anche a Cremona. Ma i dubbi restano

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Gli impianti di incenerimento in Lombardia vanno dimessi. Lo hanno decretato la Regione, dapprima nella la Commissione Ambiente del 28 novembre, poi nel Consiglio Regionale dello scorso martedì 3 dicembre. Che succederà dunque a Cremona, dove l'inceneritore è al centro di una vivace polemica, rinfocolata negli ultimi mesi? La risposta più ovvia sarebbe di pensare che anche la nostra struttura subirà la stessa sorte delle altre colleghe lombarde. Ed effettivamente «a Cremona l'inceneritore verrà spento - dichiara l'assessore comunale all'Ambiente Francesco Bordi, all'indomani della decisione in Regione - del resto l'iter per la dismissione era già stato iniziato con la delibera approvata in Consiglio comunale e, successivamente, con il potenziamento della raccolta differenziata porta a porta. Il revamping è fermo dalla decisione presa in Consiglio e, ancora nell'incontro di lunedì 2 dicembre con le associazioni ambientaliste e di impegno civile, firmatarie del manifesto anti-inceneritore (Acli, Salviamoilpaesaggio, Arci, Ambientescienze, Creafuturo) avevamo manifestato la volontà per la progressiva dismissione dell'inceneritore». Anche per quanto riguarda i timori inerenti l'occupazione del personale, l'assessore tranquillizza: «Nessuno resterà a casa. Il personale troverà ricollocazione con l'attivazione di altri impianti per il trattamento rifiuti connessi con la raccolta differenziata. La dismissione dell'inceneritore non è quindi un aspetto che andrà ad intaccare il settore occupazionale». Il destino dell'inceneritore a Cremona sembra quindi segnato, in linea con il diktat imposto dal politburo regionale.
Ma non tutti sarebbero convinti di questo. Non manca qualche scettico che teme una volontà di mantenere comunque in funzione l'impianto. Il dubbio si originerebbe da una serie di considerazioni, come pezzi di un puzzle, tra cui il piano finanziario approvato dal Consiglio comunale lo scorso luglio ed i rincari del servizio della differenziata porta a porta. Altri elementi che alimentano la diffidenza degli scettici sarebbero i 3 anni indicati per dismettere l'inceneritore quando però l'Autorizzazione integrata ambientale scadrà l'anno prossimo, assieme all'assenza di una quantificazione alla bonifica di smantellamento prevista in bilancio, nonché alla questione della collocazione sul mercato Eurobond da parte di Lgh dell'emissione obbligazionaria per un valore nominale di 300 milioni di euro.

m.s.

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