Il Natale ai tempi della crisi: più sobrio ma più sentito

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Come festeggia il Natale un Paese in forte crisi economica, quando le famiglie non arrivano più alla fine del mese, i soldi per i regali non ci sono e spesso neppure quelli per mettere insieme il pranzo di Natale? Lo abbiamo chiesto ai cittadini cremonesi, che come tutti devono misurarsi con le mille difficoltà che in questi tempi sono all'ordine del giorno. Vivremo quindi delle feste sottotono, più sobrie rispetto al passato, ma forse anche più sentite. Perché la gente, messi da parte il consumismo esasperato e lo spreco, sta riscoprendo il vero significato delle piccole cose. «Quest'anno niente pranzo al ristorante, che per la nostra famiglia era una tradizione» racconta Mara, impiegata 45enne. «Visto che mio cognato è in cassa integrazione e che mia sorella è senza lavoro, abbiamo deciso di ritrovarci tutti insieme per un pranzo in casa. Noi donne della famiglia ci ritroveremo fin dalla mattina per cucinare tutte insieme, come si faceva una volta. Non mi dispiace questa scelta: sarà un modo diverso e più intimo di stare insieme e di vivere le feste». A dire "no" agli sprechi, tuttavia, sono anche coloro che non hanno particolari problemi economici. «Quest'anno niente settimana bianca: abbiamo deciso di trascorrere le vacanze natalizie a casa con i parenti» racconta Pietro, bancario 53enne. «Non che ci siano particolari problemi economici in famiglia, fortunatamente, tuttavia le incertezze sono dietro l'angolo per tutti e non mi sembra il caso di darsi allo spreco». L'importante per la maggior parte dei cittadini è riscoprire il valore dello stare insieme, che da troppo tempo si era perso. «La crisi porta tutti a riflettere su quali sono le nostre reali necessità, sulle cose davvero importanti. Senza dubbio quest'anno sarà un Natale sotto tono, con mia figlia disoccupata e suo marito in cassa integrazione, però stiamo riscoprendo quanto sia bello passare del tempo insieme». Crisi significa, però, anche ricorrere all'ingegno, riscoprire la bellezza dell'home made, recuperare antichi saperi. «Quest'anno ho pochi soldi da spendere in regali, per cui ho deciso di farli tutti a mano» spiega Claudia, 34 anni, disoccupata. «Mio marito lavora, ma io no, e si fatica ad arrivare a fine mese.

Tuttavia non voglio rinunciare ad un pensiero ai miei cari, per Natale. Per questo ho deciso di realizzare dei lavoretti a maglia e all'uncinetto da regalare ai parenti e agli amici più cari». «I regali di Natale? Ho detto basta già da alcuni anni allo shopping sfrenato o alla corsa dell'ultimo minuto per trovare qualcosa da regalare» racconta Milena, 39 anni, impiegata. «Da tempo per le feste preparo tanti sacchettini di biscotti fatti in casa da me, ed è un regalo molto più apprezzato dei soliti oggettini inutili che si regalano normalmente per Natale. Almeno sono sicura che non finiranno chiusi in qualche cassetto e dimenticati». Il vero significato del Natale si riscopre quindi proprio quando le cose non vanno bene: la crisi è un duro colpo per le nostre famiglie, ma aiuta a recuperare una dimensione di sobrietà che ormai da tempo la nostra società sembrava aver dimenticato. Ma soprattutto si riscopre anche il bello dell'aiutarsi a vicenda, del fare comunità. «Da un paio di anni in occasione del Capodanno abbiamo preso una bellissima abitudine» racconta Mauro, 63enne. «Abito in un piccolo condominio in cui molti sono anziani e soli. Così per l'ultimo dell'anno, insieme ad alcuni miei vicini di casa, abbiamo pensato di organizzare una festa condominiale, approfittando dell'ampio spazio che c'è nell'atrio della casa. Così ci ritroviamo tutti per mangiare insieme il cotechino con le lenticchie, come vuole la tradizione, e brindare all'anno nuovo. Per gli anziani soli è un bellissimo modo di festeggiare in compagnia e a noi che organizziamo resta la soddisfazione di aver fatto qualcosa di bello». Il rendersi conto che la difficoltà può colpire chiunque porta una maggiore sensibilità nelle persone, che guardano con un occhio di riguardo anche a chi è povero. «Sono sempre stato un grandissimo consumista, lo ammetto. Eppure da alcuni anni, guardando gli effetti della crisi, mi sono reso conto che vicino a me ci sono persone che vivono un mese con quello che io consumavo in una settimana.

Per questo ho deciso di ridimensionare i miei consumi, a partire proprio dalle festività: quest'anno non spenderò centinaia di euro per il pranzo di Natale al ristorante, ma mangeremo in casa, e con i soldi che risparmierò voglio fare un offerta per chi si occupa dei poveri». «Nel mio condominio si è instaurata una bellissima prassi, da alcuni anni a questa parte: la sera di Natale raccogliamo tutto quello che è avanzato dai rispettivi pranzi, quindi ci ritroviamo tutti insieme a cena invitando anche alcune famiglie in difficoltà che abitano nella nostra via, e mangiamo tutti insieme gli avanzi: è un bel modo per non sprecare ma anche per regalare un Natale dignitoso anche a chi non può permetterselo».

di Laura Bosio

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