Tamoil, colpo di scena al processo: l'azienda sapeva di inquinare. Dalle fogne "a colabrodo" l’origine dell’inquinamento

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La dirigenza Tamoil sapeva di inquinare? La risposta sembrerebbe affermativa, secondo quanto contenuto in dichiarazioni choc da parte di ex dipendenti nell'ambito di un nuovo filone di inchiesta istruito due mesi fa dal pm Fabio Saponara. Dichiarazioni contenute in atti dei quali nell'udienza di oggi pomeriggio il gup Guido Salvini ha disposto l'acquisizione. 

CREMONA - Colpo di scena nel processo madre sul presunto avvelenamento della falda acquifera da idrocarburi, causato, per l’accusa, dalla raffineria Tamoil. Oggi, su richiesta del pm Fabio Saponara, il gup Guido Salvini ha disposto l’acquisizione di atti contenenti rivelazioni schok da parte di ex dipendenti e dirigenti. Rivelazioni contenute in un nuovo fascicolo istruito dal pm due mesi fa, a partire da un esposto anonimo pervenuto alla Procura della Repubblica di Cremona.

Si ricorderà che uno dei temi centrali del processo in corso riguarda l’origine primaria e la data della contaminazione: prima o dopo l’insediamento di Tamoil?

Come si sa, nella loro perizia i periti nominati dal giudice Salvini (i chimici Mauro SannaBruno Grego, il geologo Roberto Monguzzi) avevano ricostruito l'intera storia dell'insediamento produttivo, nato come deposito negli anni '50 e sviluppato come raffineria negli anni '60, con vari passaggi di proprietà, dai F.lli Camangi agli americani dell'Amoco e, infine, a metà degli anni '80, ai libici della Tamoil. Dalla perizia disposta dal giudice Salvini è emerso come questo tipo di contaminazione sia continuata sicuramente dopo il 1983, momento in cui la raffineria viene acquistata dalla società Tamoil, e che da allora sia proseguita fino al 2007, ma anche dopo, in quanto nonostante la messa in sicurezza attraverso la barriera idraulica la contaminazione delle aree delle canottieri non è mai stata del tutto eliminata, come dimostrano gli accertamenti effettuati dall'Arpa nel 2011. Una circostanza assai importante riguarda il fatto che la presenza fra gli inquinanti del MTBE dimostra inoltre che l'inquinamento proverrebbe soltanto dallo stabilimento Tamoil in quanto l'additivo è stato introdotto da Tamoil. Già questo particolare andrebbe di per sé a contrastare la tesi di Tamoil, secondo la quale l'inizio dell'inquinamento sarebbe iniziato nel 2001, all'epoca dell'autodenuncia da parte dell'azienda.

Ora il quadro dell'accusa si sarebbe enormemente rafforzato con l'aggiunta di quanto contenuto nelle testimonianze degli ex dipendenti. Stando a quanto si apprende, una buona parte dell’inquinamento deriverebbe dalle fognature devolute al trasporto dei liquidi derivati dal lavaggio degli impianti e i drenaggi dei serbatoi. Nel 2005, sotto la direzione dell’ingegner Claudio Vinciguerra (all'epoca direttore della raffineria), nellazienda venne eseguito da ditte esterne incaricate da Tamoil uno studio (tramite videoispezione memorizzata su Dvd) riguardante la tenuta del sistema di fognature, quelle cosiddette “bianche” e quelle “nere”. Il risultato di quello studio sarebbe stato sconcertante: ne sarebbe emerso infatti lo stato altamente preoccupante di tutte le condotte fognarie. Successivamente, sarebbe stato concretizzato un progetto con l’obiettivo di mettere in sicurezza tutte le condotte fognarie, tramite un sistema altamente innovativo (e altrettanto costoso) utile a non intervenire dall'esterno bensì dall'interno, tramite l'inserimento di una calza in vetroresina. Gli interventi sarebbero stati operati da una ditta di Bollate (Milano). Nel 2006 poi, l'improvvisa scomparsa dell'ingegner Vinciguerra interruppe i lavori di messa in sicurezza, che ripresero soltanto dopo il 2007 e su impulso sia delle indagini (ormai note) sia del baccano mediatico che ne era seguito. Nell’udienza di oggi pomeriggio, è stata acquisita agli atti l’intera documentazione cartacea riguardante i lavori sul sistema fognario tra 2005 e 2006 (dove troverebbero conferma le rivelazioni fiume degli ex dipendenti sentiti dalla Procura nelle scorse settimane in seguito all'apertura del nuovo fascicolo d'inchiesta). 

La circostanza più inquietante che emergerebbe da tutto ciò dunque è che la dirigenza di Tamoil sarebbe stata cosciente di inquinare. In sostanza, sarebbe come se un padrone di casa si accorgesse di avere una conduttura d'acqua che perde ma non facesse nulla per ripararla, con il conseguente spandimento dell'acqua dalla conduttura idrica, al pavimento, al soffitto dell'inquilino sottostante e così via.

L'udienza è aggiornata al 3 gennaio 2014. Il gup Salvini ha disposto l'audizione in aula di quattro ex operai della raffineria (sono Piergiuseppe S., Lucio A., ex dipendenti Tamoil, e John K. e Luigi T., quest'ultimo appartenente ad una ditta esterna).

LEGGI L’APPROFONDIMENTO COMPLETO SULL’EDIZIONE DE “IL PICCOLO” DI SABATO 21 DICEMBRE 2013

di Michele Scolari

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