Cremona, indice massimo di rischio idrogeologico

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Serve il coraggio, da parte di chi amministra, di saper anche dire “no” alle richieste di costruire.
Cremona è situata nel punto massimo di rischio di dissesto idrogeologico. Il dato proviene da un'indagine della Associazione Nazionale Bonifiche e del Consiglio Nazionale dei Geologi; sono 4 le classi di rischio, dalla più bassa (0) alla più alta (4). La nostra Provincia, in quasi tutti i Comuni, è classificata con rischio 4, così come anche i territori di Varese, Sondrio, Como, Milano, Pavia e Mantova. Una situazione che si palesa in periodi di frequenti precipitazioni, come avviene in questi giorni. La velocità con cui il fiume Po tende a crescere di livello e la facilità con cui ci si avvicina al rischio di allagamenti, anche per colpa di rogge, canali e fossi, sono tutti segnali indicativi. Del resto, si sa che la Pianura Padana presenti un clima e una collocazione geografica di certo non ottimali sotto questo punto di vista, e soprattutto che il fiume Po faccia da collettore per le acque provenienti dal nord della Lombardia. Ma il problema maggiore è quello del consumo di suolo, che purtroppo in Lombardia e nel nostro territorio ha assunto dimensioni sempre più ampie nel corso degli anni, come spiega Paride Antolini, geologo e consigliere nazionale del Consiglio nazionale geologi. «Il rischio idrogeologico è molto legato alla intensità abitativa e al consumo di suolo, che nell'area della Bassa Padana è sempre stato molto intenso. Si vanno ad occupare gli spazi che la natura utilizzerebbe per il proprio sfogo naturale, e questo naturalmente crea problemi ogni qualvolta si verificano periodi di forti piovosità, come quelli che abbiamo visto nell'ultimo periodo». L'intesificazione delle problematiche legate al clima, negli ultimi anni, sono quindi legate all'incremento dell'antropizzazione. «Si fanno piani regolatori pensando di poter sempre programmare tutto, ma non è possibile farlo completamente, c'è sempre qualcosa che sfugge, esistono sempre fattori imponderabili ».

Cosa fare allora? Certe situazioni ormai compromesse, dove l'antropizzazione è cosa fatta, difficilmente potranno essere sistemate. E' invece importante evitare di peggiorare le cose. «Servono piani di governo del territorio realizzati con cognizione di causa e con una certa logica. Ad esempio è bene evitare di costruire nelle aree ad utilizzo agricolo, oppure in zone in cui si prevede il deflusso delle acque, cosa che invece nel passato è stata fatta spesso». Basti ricordare la piena del Po del 2000, quando numerose cascine finirono sommerse dall'acqua proprio perchè si era costruito in zona golenale. «In sostanza le pianificazioni territoriali devono dare la massima attenzione a queste problematiche. Serve il coraggio, da parte di chi amministra, di saper anche dire "no" alle richieste di costruire, laddove ciò potrebbe portare a nuovi problemi o intensificare la gravità del rischio idrogeologico.

Proviamo a pensare a quanti parcheggi sono stati costruiti in montagna sugli alvei tombinati, situazioni che spesso hanno creato poi problemi. Purtroppo in Italia spesso manca una cultura di fondo in questo senso. Così oggi sono moltissimi i cittadini che vivono in zone ad elevatissimo rischio idrogeologico ». Laddove le situazioni siano ormai consolidate e non più modificabili, diventa indispensabile l'opera della protezione civile. «Purtroppo anche questo in Italia è un settore che viene trascurato» spiega ancora Antolini. «Sotto minaccia di dissesto idrogeologico imminente, o si trasferisce la popolazione interessata ogni qualvolta si presenta una criticità, oppure si deve mettere in grado i cittadini di potersi tutelare, attraverso informazioni tempestive e puntuali». I frequenti sbalzi climatici di questi anni hanno incrementato il rischio di eventi potenzialmente dannosi, tanto che l'allerta in questa stagione è sempre massima. Intanto, per il fine settimana i meteorologi prevedono l'arrivo di un'altra perturbazione, più intensa di quella appena passata, accompagnata da piogge diffuse e a tratti anche forti (specie al Nord), nonché da abbondanti nevicate sull'arco alpino. Il tempo tornerà a migliorare nel giorno dell'Epifania, quando le piogge insisteranno solo sulle estreme regioni meridionali.

di Laura Bosio

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