Cremona - Sempre più serrande abbassate

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Crisi dei consumi e pressione fiscale provocano la chiusura di molti negozi. Si spera nei saldi, che quest’anno saranno ancora più convenienti.
Ancora chiusure di negozi purtroppo, sembrano caratterizzare il 2014 del commercio cremonese, e le vetrine dei principali corsi dello shopping si stanno lentamente svuotando. Tra la fine di dicembre e l'inizio di gennaio hanno chiuso i battenti Bandiera a Scacchi modellismo (storico negozio di via Villa Glori), Le Tartatelle (negozio di alimentari), il negozio di abbigliamento Mauro Giuli (corso Garibaldi), Max & Co, situato sotto la Galleria XXV Aprile (al suo posto andrà Liu Jo, che si sposta da corso Campi), lo storico negozio di scarpe Charlie di via Capitano del Popolo (al suo posto si sposterà Sensi Maison, che prima era in corso Garibaldi). Cosa sta succedendo? Senza dubbio la crisi ha un ruolo importante in questa catena di serrande abbassate: i consumi sono calati drasticamente negli ultimi anni, a fronte di costi di esercizio sempre più elevati. Ma non è tutto: la pressione fiscale è un altro dei motivi che costringono molti negozianti a chiudere, come sottolinea anche Giorgio Bonoli, direttore di Confesercenti Cremona: «In Italia nel 2013 hanno chiuso oltre 11.900 negozi del settore moda, e Cremona segue lo stesso trend. Il centro storico si sta svuotando, tra chiusure definitive e trasferimenti; le vie dello shopping restano così penosamente vuote. Parlavamo di pressione fiscale: il balzello che ricade sulle spalle dei negozianti è pari al 55%». Un problema grosso è anche la Tarsu, che nel 2013 in diverse città è incrementata del 600%, grazie al fatto che il coefficiente ora può essere rivisto e aumentato dalle amministrazioni locali. «Cremona è proprio tra questi casi: vi sono esercenti che sono passati dal pagare 3.000 a 15.000 euro. Altri da 300 sono passati a 1.500» sottolinea Bonoli, che ricorda anche il problema degli affitti (motivo, peraltro, che ha spinto Sensi Maison a traslocare). «Purtroppo sappiamo bene che a Cremona gli affitti sono decisamente troppo cari, paragonabili, in proporzione, a quelli di Milano». Un problema segnalato anche da Asvicom: «Purtroppo è una situazione che si trascina da tempo e che mette in difficoltà molti negozianti - sottolinea Antonio Pisacane, responsabile di Asvicom Cremona -.

A questo aggiungiamo il fatto che il potere d'acquisto delle famiglie è sempre più basso, e il commercio vive soprattutto sui consumi interni. E' vero che i commercianti tendono ad essere soprattutto ottimisti, ma quando ci si trova in un tunnel del quale non si vede la fine diventa difficile continuare ad investire su una attività commerciale. Purtroppo manca qualsiasi prospettiva futura di ripresa e in una simile situazione posso comprendere il commerciante che decide di chiudere piuttosto che investire senza una prospettiva di ritorno. Per di più a Cremona le chiusure dei negozi balzano subito all'occhio, essendo una città piuttosto piccola e con poche vie dello shopping». Neppure il periodo natalizio ha permesso ai negozianti di respirare; le festività si sono infatti svolte piuttosto sotto tono, in linea con gli ultimi anni. «Purtroppo il periodo festivo non ha portato quella ventata di positività che si auspicava» racconta ancora Pisacane. «Purtroppo le tredicesime, che spesso neppure sono arrivate, sono già ipotecate dalle famiglie per far fronte agli ingenti impegni fiscali di questo periodo » rincara la dose Bonoli.

«Gli acquisti si sono concentrati per la maggior parte nel settore alimentare e dell'hi-tech. Il budget a livello nazionale era di 150 euro a famiglia, ma molte persone si sono trattenute anche in vista dei saldi». A questo proposito, i saldi prendono il via proprio sabato 4 gennaio e secondo Bonoli «saranno i saldi più convenienti degli ultimi 10 anni, con sconti del 30-40% già dall'inizio». «Questo è un periodo su cui si concentrano ormai tutte le aspettative dei commercianti - conclude Bonoli -. E' il periodo in cui i negozianti tentano di raddrizzare almeno un po' un anno andato completamente storto. Tutto ciò è indice di una situazione decisamente negativa, soprattutto se pensiamo che se l'anno è andato male dei buoni saldi nella migliore delle ipotesi potranno trasformarlo in un anno andato maluccio».

di Laura Bosio

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