Politica - Alloni: «A me, Renzi non piace»

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PD - A un mese dalle primarie, niente è cambiato. Fontana: «A livello locale, noi dirigenti non abbiamo fallito».
E' passato un mese dalla vittoria, anche nel Pd di Crema, di Matteo Renzi. Cambierà qualcosa in questo partito che, nel precedente congresso, aveva dato la stragrande maggioranza dei voti a Gianni Cuperlo. Non bisogna dimenticare che Renzi aveva usato parole molto forti: la classe dirigente che ha guidato il partito in questi ultimi anni ha fallito e deve farsi da parte, e anche il rapporto con la Cgil dovrà essere rivisto: il sindacato e il partito sono due cose nettamente distinte, aveva ribadito il neo segretario. Abbiamo voluto sentire che ne pensano proprio due esponenti della classe dirigente del Pd locale, cuperliani dichiarati: l'onorevole Cinzia Fontana e il consigliere regionale Agostino Alloni. Si sentono anche loro parte di quei dirigenti da “rottamare”, per usare una tipica espressione renziana? «Se ci si limita al livello locale, non mi sento di dire che in questi anni abbiamo fallito» commenta Cinzia Fontana. «Sul territorio, i risultati ci sono stati e per di più con percentuali soddisfacenti. Siamo un partito sano e vincente. Detto questo, è del tutto evidente che, a livello nazionale, la politica, considerata in generale, non ha saputo dare risposte adeguate alle richieste dei cittadini. Peraltro, non dobbiamo dimenticarci che tutti e quattro i candidati alle primarie partivano da questa constatazione: che un ricambio ai vertici fosse necessario. Non era una priorità solo per Renzi». Qual è la cosa che più non le è piaciuta del programma di Renzi? «L'idea che il cambiamento debba essere interpretato come uno spazzare via qualcuno.

Tra l'altro, un ricambio c'è già stato: siamo il gruppo parlamentare più giovane e basta guardare il rinnovamento che abbiamo saputo esprimere, ad esempio, nei Comuni e tra i nostri segretari provinciali. Della proposta di Cuperlo preferivo l'accento posto sulla giustizia sociale e una volontà più marcata di fare sintesi tra le diverse sensibilità all'interno del partito. Renzi, da questo punto di vista, mi è sembrato molto più tagliente nelle sue dichiarazioni. Ad ogni modo, io sono sempre stata soprattutto una militante del Pd, al di là dei miei incarichi. Mi sono sempre impegnata e continuerò a farlo, nel caso, anche come semplice iscritta». Quanto ad Alloni, è uno dei più critici nei confronti del nuovo segretario, di cui non si fa alcun problema a esprimere tutto quello che pensa: «A me quella persona non piace. Lo avevo già detto cinque anni fa. Trovo che sia il rovescio della medaglia del berlusconismo, nel senso che dà molta importanza alla comunicazione e al modo di comunicare, ma poco alla sostanza e la politica degli annunci, in questi anni, non ha certo fatto bene. Se, ora che ha vinto, pensa di accantonare l'intera classe dirigente che ha contribuito a costruire il partito, sbaglia: è come sparare sul gruppo. Si devono considerare le responsabilità di ognuno».

Alloni continua: «Che occorra un ricambio è un'evidenza ed è un problema generale, ma cosa significa cambiare? Ci possono essere tante risposte a questa domanda e poi un rinnovo ci deve essere dappertutto: nella politica, nel sindacato ma anche nelle associazioni di categoria. In quest'ultimo caso, se ne parla molto meno. Io penso che qualche fuoriuscita dal partito ci sarà sicuramente, ma a livello personale. C'è chi ha già detto che non vuol morire democristiano. Io non la penso così, rimarrò nel Pd e continuerò a battermi per le mie posizioni». Cosa ne pensa della separazione tra partito e sindacato rivendicata da Renzi? «Sinceramente, mi viene da ridere. La cosiddetta cinghia di trasmissione tra il partito e il sindacato non esiste più, almeno dalla fine del Pds. Chi dice il contrario sbaglia e dimostra di non essere in contatto con la società. Che poi, all'interno del Pd, ci siano persone sensibili alle posizioni espresse dalla Cgil è altrettanto vero ma, oggi, l'80% degli iscritti alle tre principali sigle sindacali non ha tessera di partito. Per di più, il 75% circa di loro vota ormai per altri partiti, non certo per il Pd».

di Gionata Agisti

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