Processo Tamoil, lunedì in aula due dirigenti della raffineria

+ 148
+ 18


Dopo i due teste sentiti nell'udienza di venerdì 3 gennaio, verranno sentiti altri due ex dipendenti della raffineria Tamoil nell’udienza in programma per lunedì 20, nell’ambito del processo madre che si celebra con rito abbreviato, celebrato davanti al gup Guido Salvini per la contaminazione del suolo e della falda acquifera, causate, secondo l’accusa, dalla raffineria cremonese. Dopo la recente indagine avviata lo scorso ottobre in seguito ad un esposto anonimo alla Procura della Repubblica di Cremona, sarebbe emerso che la dirigenza della raffineria sarebbe stata al corrente dell’inquinamento. Nell’udienza dello scorso giovedì 19 dicembre, il gup Salvini aveva disposto l’acquisizione  di atti contenenti rivelazioni shok da parte di ex dipendenti e dirigenti, contenuti in un nuovo fascicolo istruito dal pm Fabio Saponara a partire dall’esposto pervenuto alla Procura (leggi l'articolo).

Da quanto contenuto nel nuovo carteggio, era emerso che buona parte dell’inquinamento si sarebbe originato dalle fognature devolute al trasporto dei liquidi derivati dal lavaggio degli impianti e i drenaggi dei serbatoi. Nel 2005, sotto la direzione dell’ingegner Claudio Vinciguerra (all’epoca direttore della raffineria), nell’azienda venne eseguito da ditte esterne incaricate da Tamoil uno studio (tramite videoispezione memorizzata su Dvd) riguardante la tenuta del sistema di fognature, quelle cosiddette “bianche” e quelle “nere”. Il risultato di quello studio sarebbe stato sconcertante: ne sarebbe emerso infatti lo stato altamente preoccupante di tutte le condotte fognarie. Successivamente, sarebbe stato concretizzato un progetto con l’obiettivo di mettere in sicurezza tutte le condotte fognarie, tramite un sistema altamente innovativo (e altrettanto costoso) utile a non intervenire dall'esterno bensì dall'interno, tramite l'inserimento di una calza in vetroresina. Gli interventi sarebbero stati operati dalla ditta Idroambiente di Bollate (Milano). Nel 2006 poi, l'improvvisa scomparsa dell'ingegner Vinciguerra interruppe i lavori di messa in sicurezza, che ripresero soltanto dopo il 2007 e su impulso sia delle indagini (ormai note) sia del baccano mediatico che ne era seguito. Nell’udienza di oggi pomeriggio, è stata acquisita agli atti l’intera documentazione cartacea (un carteggio di 1.800 pagine e 30 dvd) riguardante i lavori sul sistema fognario tra 2005 e 2006 (dove troverebbero conferma le rivelazioni fiume degli ex dipendenti sentiti dalla Procura tra ottobre e dicembre in seguito all'apertura del nuovo fascicolo d'inchiesta).

Il 3 gennaio erano stati sentiti in aula un ex dipendente Tamoil e un dipendente della ditta Idroambiente di Bollate (Mi), che aveva effettuato le video ispezioni della rete fognaria della raffineria. Dalle testimonianze era emerso che la rete fognaria di Tamoil era fatta da vecchi tubi in ceramica, risalenti a 35 o addirittura a 50 prima. I tubi sarebbero stati erosi, bucati e, in alcuni punti, addirittura in cocci. La dirigenza Tamoil avrebbe fatto riunioni tecniche quotidiane, sarebbe stata cosciente di inquinare, ma avrebbe tenuto nascosto il tutto anche all’Arpa ed al Comune di Cremona. Secondo i teste, il Comune averebbe chiesto un’ispezione sulla rete fognaria già nel maggio del 2003, rinnovata nel dicembre dello stesso anno, senza però ricevere risposta da Tamoil. La prematura scomparsa dell’ingegner Vinciguerra impedì, secondo i teste, la conclusione dell’opera di relying sulle fogne, la quale, stando ad un rapporto della Idroambiente, doveva ancora essere conclusa nel 2008: in sostanza, in quell’anno una parte delle fogne sarebbe ancora stata “a colabrodo”.

La prossima udienza è fissata a lunedì 20, quando verranno sentiti in aula gli altri due teste, due ex dirigenti Tamoil (L.A. e P.S.), nell’ambito di un’udienza che si rivelerà di certo non meno importante della precedente.

mi.sco.

Segnala questo articolo su