“Il visitatore” in scena al Ponchielli

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La pièce di Éric-Emmanuel Schmitt è ambientata a Vienna nel 1938. Sul palco Haber e Boni.
Il visitatore” di Éric-Emmanuel Schmitt con Alessandro Haber e Alessio Boni (per la regia di Valerio Binasco), sostituisce stasera alle 20.30 lo spettacolo “La grande magia” con Luca De Filippo, annullato per motivi di salute dell’artista. Si tratta di un’intensa pièce scritta da Éric-Emmanuel Schmitt, tradotta e rappresentata in 15 lingue e in oltre 25 Paesi, interpretata da una coppia già affermata in teatro, Alessadro Haber e Alessio Boni, che vestono qui i panni di Freud e Dio, personaggi che guardano dalla stessa finestra la malattia dell’uomo, la pazzia del mondo. Aprile 1938. L’Austria è stata da poco annessa di forza al Terzo Reich, Vienna è occupata dai nazisti, gli ebrei vengono perseguitati ovunque. In Berggstrasse 19, celeberrimo indirizzo dello studio di Freud – interpretato da Alessandro Haber – il famoso psicanalista attende affranto notizie della figlia Anna, portata via da un ufficiale della Gestapo (nei suoi panni Francesco Bonomo). Ma l’angosciata solitudine non dura molto: dalla finestra spunta infatti un inaspettato visitatore – interpretato da Alessio Boni – che fin da subito appare ben intenzionato a intavolare con Sigmund Freud una conversazione sui massimi sistemi. Il grande indagatore dell’inconscio è insieme infastidito e incuriosito. Chi è quell'importuno? Cosa vuole? E’ presto chiaro che quel curioso individuo in frac non è un ladro né uno psicopatico in cerca di assistenza. Chi è dunque? Stupefatto, Freud si rende conto fin dai primi scambi di battute di avere di fronte nientemeno che Dio, lo stesso Dio del quale ha sempre negato l’esistenza. O è un pazzo che si crede Dio? La discussione che si svolge tra il visitatore e Freud e che costituisce il grosso della pièce, è ciò che di più commovente, dolce ed esilarante si possa immaginare: Freud ci crede e non ci crede; Dio, del resto, non è disposto a dare dimostrazioni di se stesso come se fosse un mago o un prestigiatore. Sullo sfondo, la sanguinaria tragedia del nazismo che porta Freud a formulare la domanda fatale: se Dio esiste, perché permette tutto ciò?

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