Tamoil, i due manager confermano: "condotte fognarie vetuste" e "interventi tardivi". In aula forse anche Bordi e Beati

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Dalla prossima settimana potrebbe essere sentita dalla difesa l'Arpa, nelle persone di Giampaolo Beati e Francesco Bordi, assieme un ex dipendente della raffineria

CREMONA Hanno confermato tutto i due ex dirigenti Tamoil sentiti questa mattina nell'ambito del procedimento celebrato con rito abbreviato davanti al gip Guido Salvini, nel processo madre sul presunto avvelenamento della falda acquifera da idrocarburi, causato, per l’accusa, dalla raffineria Tamoil. E, dalla prossima settimana, potrebbe essere sentita in aula dalla difesa anche l'Arpa di Cremona, nelle persone dell'ex direttore Giampaolo Beati e del funzionario Francesco Bordi (attuale assessore all'ambiente del Comune di Cremona), assieme ad un altro ex dipendente Tamoil.
Nelle due audizioni fiume di oggi, nella tarda mattinata e nel primo pomeriggio, con un'esposizione assai lineare e puntuale, i due ex manager di Tamoil hanno confermato le rivelazioni choc prodotte da alcuni ex dipendenti, contenute nel nuovo fascicolo istruito dal pm Fabio Saponara lo scorso ottobre a partire da un esposto anonimo pervenuto alla Procura di Cremona ed acquisito agli atti dal gup nell'udienza dello scorso 19 dicembre (leggi l'articolo). In quella data il gup aveva anche disposto l'audizione dapprima di Luigi Tomaselli John Kemp (avvenuta lo scorso 3 gennaio), poi degli ingegneri Piergiuseppe Savaresi (assunto in raffineria nel 1989 come Responsabile dell'Ufficio Manutenzione) e Lucio Ambrosio (assunto da Tamoil nel 1990 e dimessosi nel luglio del 2009, come Responsabile della Sicurezza e dell'Ambiente), colui che, ha riferito stamattina, diede "un forte input" perché nel 2001 Tamoil presentasse autodenuncia alle autorità.

Anche questi ultimi, sentiti stamattina, hanno confermato che l'origine dell'inquinamento sarebbe dovuta alla vetustà delle condotte fognarie "a colabrodo", vecchie di 30/50 anni e in alcuni punti in pezzi (come aveva già specificato Tomaselli nell'audizione del 3 gennaio). Savaresi e Ambrosio hanno confermato che questa circostanza sarebbe stata nota alla dirigenza la quale però avrebbe iniziato solamente 2005 la messa in sicurezza dello stato delle condotte fognarie, devolute al trasporto del drenaggio e dei lavaggi dei serbatoi. Solo nel gennaio 2005 infatti, sotto la direzione dell’ingegner Claudio Vinciguerra (all'epoca direttore della raffineria), sarebbe stato eseguito da ditte esterne incaricate da Tamoil uno studio (tramite videoispezione memorizzata su Dvd) riguardante la tenuta del sistema di fognature, quelle cosiddette “bianche” e quelle “nere”.  Il risultato di quello studio sarebbe stato sconcertante: ne sarebbe emerso infatti lo stato altamente preoccupante di tutte le condotte fognarie. A partire da febbraio dello stesso anno poi, sarebbe stato concretizzato un progetto di relying con l’obiettivo di mettere in sicurezza le condotte fognarie, tramite un sistema altamente innovativo (e altrettanto costoso) utile a non intervenire dall'esterno bensì dall'interno, tramite l'inserimento di una calza in vetroresina. Gli interventi sarebbero stati operati dalla ditta Iroambiente di Bollate (Milano) ma soltanto su una parte delle condotte. Nel maggio del 2006 l'ing. Vinciguerra morì e, nello stesso mese, Idroambiente venne sostituita dalla ditta Soncini, che avrebbe terminato l'intervento nel dicembre dello stesso anno, risanando solo il 15% della rete fognaria, come ha confermato anche Ambrosio oggi, che ha riferito come sia la parzialità che i continui rimandi dell'intervento potessero essere presumibilmente riconducibili ad "un discorso di risparmio economico": in sostanza, "l'indirizzo generale era risparmiare ovuqnue" (tranne che nel già citato periodo di direzione di Vinciguerra). Tanto che, ha riferito il teste, per un certo periodo ci venne conteggiato persino il numero di fotocopie effettuate". Inoltre, il teste ha spiegato come "certe trattative non erano trasparenti in raffineria, soprattutto nel caso di interventi economici di rilievo", come appunto la messa in sicurezza delle fognature.

I lavori di risanamento si sarebbero successivamente interrotti sino ad ottobre del 2007, quando sarebbero stati ripresi ancora da Idroambiente, "su impulso del risalto mediatico causato dall'apertura dell'inchiesta da parte della Procura". Dalle carte dell'inchiesta era spuntato un rapporto stilato da Idroambiente che Tamoil avrebbe tenuto riservato e che mostrerebbe come ancora nel 2008 si rilevasse una parte mancante delle condotte fognarie (quindi ancora in quell'anno alcuni tratti della rete fognaria sarebbero stati "a colabrodo"). Tutto ciò sarebbe dunque stato confermato anche dai due ex manager sentiti nella giornata di oggi.

Ambrosio ha poi osservato come già dal 2001, in raffineria "nel corso di alcune riunioni informali si parlava dell'inquinamento causato dallo stabilimento annoverando tra le potenziali cause anche lo stato deteriorato della rete fognaria" ma che "dopo il 2001 si parlava soltanto, senza adottare provvedimenti concreti di interventi"  (l'input sarebbe arrivato come detto soltanto con Vinciguerra nel 2004). Successivamente, dopo la scomparsa di Vinciguerra e l'arrivo di Colombo prima, e poi di Gilberti e Abulaiha, "nelle varie riunioni si parlava di continuare a verificare lo stato di conservazione della rete fognaria, alla luce di quanto era stato rilevato nel 2005", ma, secondo il teste, "agli incontri non seguiva alcun fatto concreto". Lo stesso Ambrosio ha spiegato di aver più volte sottolineato la problematica delle fogne ad Abulaiha il quale più volte non l'avrebbe affrontata senza, a detta del teste, addurre motivazioni precise. Dal canto suo, Savaresi ha riferito di aver sentito più volte e "personalmente, nei meeting mattutini, l'ingegner Ambrosio rappresentare i problemi sulla criticità della rete fognaria dapprima a Vinciguerra e poi a Gilberti, Colombo e Abulaiha". Savaresi ha anche specificato che Ambrosio gli aveva più volte riferito di aver discusso con la direzione sulla necessità di quegli interventi ma di non essere riuscito a sensibilizzarla su tali problemi ambientali e di sicurezza ed a ottenere interventi risolutivi. Anche Savaresi ha insistito sul ritorno di uno scarso interesse per il tema ambientale dopo la morte dell'ing. Vinciguerra e l'arrivo di Colombo, Gilberti e Abulaiha, sottolineando la ripresa degli interventi nel 2007 "in occasione degli eventi mediatici relativi alla vicenda dell'inquinamento". Solo allora, secondo il test, si sarebbe attivato "un intervento strutturato ed organico in merito a controlli e verifiche sulle linee di processo, sulle fogne e sugli attraversamenti stradali": cose che prima "venivano effettuate solo occasionalmente". "Controlli che" ha concluso Savaresi "in un impianto come quello di Cremona sarebbero dovuti partire prima".

L'udienza è aggiornata al 27 gennaio. Il gup Salvini si è riservato di decidere sull'acquisizione delle prove contrarie e dei teste presentati dalla difesa.

di Michele Scolari

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