Crema - Coppie di fatto, “giallo” in Curia

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Il registro delle unioni civili ha spaccato non solo i cattolici in politica, ma anche la Diocesi.
L'approvazione del registro delle unioni civili, cioè delle unioni di fatto, anche quelle formate da persone dello stesso sesso, da parte del consiglio comunale, non solo ha spaccato il centrosinistra (hanno, infatti, votato contro alcuni cattolici che stanno in maggioranza come Vincenzo Cappelli, Emilio e Sebastiano Guerini), ma sta investendo la stessa diocesi. La prima, durissima contestazione pubblica alle coppie di fatte da parte di un religioso a Crema, è partita da don Emilio Lingiardi, parroco della Cattedrale che, dal pulpito ha usato parole di fuoco: «Quali che siano le decisioni di parlamento, governo o comuni, noi dobbiamo avere sempre presente che la famiglia è una sola per tutti, quella fondata sul matrimonio, un patto stabile contratto da un uomo e da una donna per l’educazione dei figli». La seconda presa di posizione è venuta dal quotidiano «La Provincia» nell’articolo a firma Luca Bettini e Gianni Bianchessi i quali hanno scritto: «La netta e autorevole presa di posizione, dall’alto della cattedra, del parroco del Duomo ha rotto il silenzio assordante della diocesi che, secondo fonti attendibili, sarebbe stato “consigliato” e, di fatto, “imposto” da sacerdoti progressisti che la governano per non mettersi contro il comune. Don Lingiardi non ha citato il sindaco Bonaldi, ma ha ribadito ad alta voce una verità di fede e l’insegnamento della Chiesa che non scende a compromessi, come invece a volte deve fare la politica». Giudizi pesanti, se pensiamo che sono riportati su un quotidiano che da sempre ha un approccio reverenziale nei confronti dell’istituzione religiosa. Insinuazioni e sospetti - ma neppure più di tanto - che vorrebbero la Curia cremasca dominata da sacerdoti “progressisti” (dove l’«essere progressista» viene da sempre abbinato all’essere di centrosinistra) che avrebbero impedito l’espressione pubblica di qualsiasi forma di dissenso ufficiale nei confronti del registro delle unioni civili, approvato dalla maggioranza consiliare, per evitare contestazioni al Comune. «La Provincia» non fa nomi, ma le allusioni sono forti. A tal proposito, c’è anche un “giallo” che non è stato ancora chiarito.

Da fonti ufficiose, è trapelato che su «Il Nuovo Torrazzo», appena prima di andare in stampa, sarebbe improvvisamente stata tolta una pagina, già impaginata per la tipografia, nella quale alcune associazioni cattoliche, contattate dal giornale, prendevano una netta e decisa posizione contro il registro delle unioni civili prima della discussione in consiglio comunale sulle copie di fatto; pagina che sarebbe stata sostituita all’ultimo momento con un’altra, probabilmente quella che ha ricordato don Franco Mandonico. E, poiché l’editore de «Il Nuovo Torrazzo» è la Diocesi, sembra (il condizionale è d’obbligo) che la decisione sia stata presa in qualche ufficio di piazza Duomo. Il motivo? Potrebbero essere tanti. Per esempio, la volontà di non condizionare il voto dei cattolici della maggioranza di centrosinistra in consiglio comunale? Oppure, la decisione di evitare l’accusa di voler spingere la scelta dell’assemblea appoggiando le minoranze in comune? O ancora, c'è stata la scelta di pubblicare la pagina in tempi nei quali, sull’argomento delle coppie di fatto, ci sarà meno polemica politica? Si vedrà. Nel frattempo, continuano le polemiche, su questo tema, nel campo politico. A dare battaglia, è soprattutto il centrodestra che non è riuscito a impedire l’approvazione del registro delle unioni civili. Il «Nuovo Torrazzo» ha dato ampio risalto alla lettera inviata al settimanale da Simone Beretta, capogruppo di Forza Italia in consiglio comunale, che ha un inizio al curaro: «Non sono un cattolico “adulto”. Sono semplicemente cattolico, un peccatore come tutti e non pretendo certo di possedere la verità. Adesso, però, basta!!! E’ indispensabile che la mia Chiesa metta qualche paletto riconfermando a voce alta le certezze che ci ha insegnato nel corso di millenni. Su un tema del genere non credo sia possibile per dei cattolici avere posizioni diametralmente opposte.

Se invece tutto quello che mi è stato insegnato non ha radici profonde e poggia su sabbie mobili allora tutto questo mi sarebbe difficilmente accettabile ed i valori che ritenevo, e personalmente continuo a ritenere, non negoziabili buttati alle ortiche». E ancora: «Il silenzio di tanti movimenti cattolici, rimasti lontano dal prendere una posizione pubblica in un momento così delicato, mi ha lasciato perplesso… Restare in silenzio da parte della mia Chiesa in questa società molto più egoista ed edonista di ieri creerebbe qualche scossone culturale di troppo nelle famiglie cattoliche e non aiuta i genitori a trasmettere facilmente la “giusta” visione della famiglia, fattore irrinunciabile ed indispensabile per la crescita civile, democratica e solidaristica della società stessa». Carica di dinamite polemica anche la lettera inviata da Tino Arpini («lista «Solo cose buone per Crema»): «Ho apprezzato la compattezza delle minoranze nell’opporsi a questa mozione presentata da Coti Zelati, Bettenzoli e Lottaroli, ma ancor di più ho apprezzato il coraggio di smarcarsi dall’ideologismo di maggioranza e grillini da parte dei consiglieri Guerini Emilio, Guerini Sebastiano e del presidente Cappelli, che si sono uniti ai non sufficienti voti degli altri gruppi di minoranza. Dopo la bocciatura della cittadella dell’anziano, la perdita del presidio Giudiziario, questa è un’altra tegola, ancor più pesante, che colpisce la comunità cremasca nei suoi valori fondamentali ».

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