Cremona - «In casa con il giubbotto per risparmiare»

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Forti spese per il teleriscaldamento, atti vandalici, scarsa manutenzione: «Così non si può andare avanti».
Via Borroni fa parte di un intrico di strade nel cuore del quartiere San Bernardo. Un quartiere caratterizzato da diversi problemi, case vecchie e una grande incuria. Una delle testimonianze di questa situazione arriva dalle case popolari situate appunto all'inizio di via Borroni, che versano in condizioni piuttosto precarie: muri scrostati, sporcizia, atti vandalici frequenti, scarsa manutenzione. A questo si aggiunge il problema che riguarda molte case popolari: quello dei costi troppo elevati delle bollette del teleriscaldamento. Sono numerosi i problemi denunciati dai residenti. Ascoltiamo Lorenza Marconi, pensionata 65enne da tre anni residente nelle case gestite da Aler. «Vivo in una casa di 50 metri quadrati, con una pensione da 700 euro» racconta la donna. «Devo vivere tenendo acceso un solo calorifero per risparmiare, e ciò nonostante spendo 800 euro di riscaldamento - racconta la donna. Il teleriscaldamento è una trappola ». «Io l'anno scorso ho speso 1.200 euro pur tenendo acceso pochissimo il riscaldamento - le fa eco una vicina di casa -. Sono disoccupata e alla pensione mi mancano otto anni. Ho dovuto chiedere dei prestiti per pagare affitto e bollette. Quest'anno non ho neppure ancora acceso e giro in casa con due maglioni, ma sono stanca di soffrire il freddo, sono stanca di vivere così e di non avere aiuto da nessuna parte. Lo scorso anno la Caritas mi ha dato una mano con le bollette, ma non si può continuare così». Pare che nelle case popolari di via Borroni tenere i riscaldamenti spenti sia una necessaria abitudine: numerosi inquilini lo confermano. "In casa giriamo con il giubbino e dormiamo con tre coperte» racconta un inquilino. «Noi dobbiamo tenere spento per forza: i soldi per pagare le bollette non ci sono e qui arrivano delle stangate notevoli" aggiunge un'altra residente.

Ma i problemi delle case popolari non si limiotano al riscaldamento. Anche le stesse strutture soffrono una situazione di trascuratezza: «Abbiamo tapparelle rotte, muri che si scrostano, scale dissestate, sporcizia...» spiega ancora Lorenza Marconi. «Da tempo ho fatto richieste in Comune e ho protestato presso l'Aler per queste problematiche, ma non ho mai ricevuto risposta. La mia cantina da tempo è rovinata ed entra l'acqua, me non me l'hanno ancora sistemata». «In casa mia c'è la tapparella rotta, devo coprire con dei cartoni - racconta un altro residente -. Ho segnalato da tempo la cosa, ma non ho ricevuto risposte ». «Da noi c'è il water rotto da tempo, ma abbiamo dovuto fare una sistemazione di fortuna perché non ci hanno considerato quando abbiamo chiesto di venire a sistemarlo» racconta un'altra inquilina. Altro problema sono gli atti vandalici. «Nessuno fa controlli e molto spesso si verificano atti vandalici» spiega ancora una residente. «Cassette della posta divelte, scritte sui muri anche dentro il condominio e via di seguito». «Io mi sono trovata con la bicicletta distrutta», ci dice una signora di mezza età. «Quando accadono cose di questo tipo a noi poveracci, nessuno se ne interessa ». Altra protesta è per la questione rifiuti: «Dobbiamo pagare la Tarsu come tutti, però non vengono a prenderci la spazzatura in condominio» si indigna Marconi. «Abbiamo uno stanzino che sarebbe adibito proprio a contenere i bidoni della spazzatura, peccato che non li abbiano messi e ci obblighino ad andare a buttare la spazzatura ai cassonetti fuori. Per me, che sono disabile, è un disagio non indifferente, soprattutto quando piove. Devo uscire con la carrozzina sotto l'acqua con i miei sacchetti e portarli al cassonetto, oppure chiedere a qualche vicino di casa di darmi una mano». «Perché dovremmo pagare tutti quei soldi per un servizio che non riceviamo? » si chiede una vicina di casa. «Siamo persone in difficoltà, spesso senza lavoro oppure in cassa integrazione, o con pensioni talmente basse da avere addirittura problemi a mangiare. Io in questi tre anni, da che abito qui, sono dimagrita cinque chili, perché non ho neppure i soldi per mangiare. Eppure puntualmente ci chiedono di pagare questo e quello. Così non possiamo andare avanti»

di Laura Bosio

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