Processo Tamoil, altri 3 teste confermano: erano le fogne ad inquinare. Nei video, tubi con pezzi mancanti o marci

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CREMONA Le fognature di Tamoil, dalle quali secondo le rivelazioni di dicembre si sarebbe originato l’inquinamento (leggi l’articolo), non sarebbero state semplicemente “a colabrodo” ma in alcuni punti addirittura a pezzi. E’ la scioccante circostanza emersa nell’udienza di oggi, nell'ambito del procedimento celebrato con rito abbreviato davanti al gup Guido Salvini, nel processo madre a carico di cinque dirigenti Tamoil sul presunto avvelenamento della falda acquifera da idrocarburi, causato, per l’accusa, dalla raffineria.

Oggi hanno trovato ulteriore conferma le rivelazioni choc sulla rete fognaria vetusta ed altamente compromessa e sui ritardi della dirigenza negli interventi, contenute nel nuovo fascicolo istruito dal pm Fabio Saponara lo scorso ottobre a partire da un esposto anonimo pervenuto alla Procura di Cremona, ed acquisito agli atti dal gup nell'udienza dello scorso 19 dicembre. Alle 12.40 e alle 15.30, sono stati sentiti dall’accusa ancora tre teste: un ex dipendente di Tamoil (Albino Cosma, operaio alla logistica) assieme a Stefano Carlo Dini e Marco Bastoni, rispettivamente socio ed amministratore unico di Idroambiente di Bollate e ingegnere alla Soncini S.p.a. di Reggio Emilia, le due società che  dal 2004 al 2005 e dal 2006 al 2007 eseguirono le video ispezioni e i lavori di messa in sicurezza delle condotte fognarie.

Secondo quanto contenuto nelle deposizioni degli ex dipendenti nel fascicolo istruito dal pm, l'origine dell'inquinamento sarebbe dovuta alla vetustà delle condotte fognarie "a colabrodo", vecchie di 30/50 anni e in alcuni punti in pezzi (come avevano già specificato l'ex dipendente Tamoil John Kemp e il dipendente di Idroambiente Luigi Tomaselli nell'audizione del 3 gennaio). Il 19 gennaio gli ex manager di Tamoil Piergiuseppe Savaresi e Lucio Ambrosio avrebbero confermato quanto già raccontato nelle deposizioni al Nas lo scorso novembre: ovvero che questa circostanza sarebbe stata nota alla dirigenza la quale però avrebbe iniziato solamente 2005 la messa in sicurezza dello stato delle condotte fognarie, devolute al trasporto del drenaggio e dei lavaggi dei serbatoi (leggi l'articolo). Solo nel gennaio 2005 infatti, sotto la direzione dell’ingegner Claudio Vinciguerra (all'epoca direttore della raffineria), sarebbe stato eseguito da ditte esterne incaricate da Tamoil uno studio (tramite videoispezione memorizzata su Dvd) riguardante la tenuta del sistema di fognature, quelle cosiddette “bianche” e quelle “nere”.  Il risultato di quello studio sarebbe stato sconcertante: ne sarebbe emerso infatti lo stato altamente preoccupante di tutte le condotte fognarie. A partire da febbraio dello stesso anno poi, sarebbe stato concretizzato un progetto di relying con l’obiettivo di mettere in sicurezza le condotte fognarie, tramite un sistema altamente innovativo (e altrettanto costoso) utile a non intervenire dall'esterno bensì dall'interno, tramite l'inserimento di una calza in vetroresina. Gli interventi sarebbero stati operati dalla ditta Iroambiente di Bollate (Milano) ma soltanto su una parte delle condotte. Nel maggio del 2006 l'ing. Vinciguerra morì e, nello stesso mese, Idroambiente venne sostituita dalla ditta Soncini, che avrebbe terminato l'intervento nel dicembre dello stesso anno, risanando però solo il 15% della rete fognaria (il 19 gennaio Ambrosio aveva riferito come sia la parzialità che i continui rimandi dell'intervento potessero essere presumibilmente riconducibili ad «un discorso di risparmio economico»: in sostanza, «l’indirizzo generale era risparmiare ovuqnue» - tranne che nel già citato periodo di direzione di Vinciguerra). Inoltre, il teste aveva spiegato come «certe trattative non erano trasparenti in raffineria, soprattutto nel caso di interventi economici di rilievo», come appunto la messa in sicurezza delle fognature.

Dopo la scomparsa di Vinciguerra e l'arrivo di Colombo prima, e poi di Gilberti e Abulaiha, vi sarebbe stato un rallentamento nei lavori di risanamento. «Nelle varie riunioni si parlava di continuare a verificare lo stato di conservazione della rete fognaria, alla luce di quanto era stato rilevato nel 2005», aveva raccontato nell'udienza precedente da Ambrosio, «ma agli incontri non seguiva alcun fatto concreto».

Questo quadro sarebbe stato ulteriormente confermato dai teste sentiti oggi, i quali hanno esposto dinanzi al giudice quanto già riferito a novembre nelle deposizioni alla Guardia di Finanza. Nel corso delle testimonianze odierne, ulteriore conferma avrebbe trovato anche quanto avvenuto nel 2002 durante i lavori su alcuni pozzi: in quel frangente era fuoriuscita nei pozzi dell'acqua nera e da quella circostanza in azienda si sarebbe compreso già allora le criticità strutturali delle condotte fognarie. Il teste ha sottolineato come non fosse stato possibile intervenire sulle camerette perché l'ordine dei lavori riguardava soltanto le condotte. Nel 2010, Idroambiente aveva poi proposto alla dirigenza della raffineria di intervenire sulle camerette con un progetto di rivestimento con prodotti chimici, ma non si sarebbe mai arrivati ad un accordo in quanto, a detta di Tamoil, l'azienda non avrebbe disposto dei fondi necessari. Il teste ha riferito anche di una sottoscrizione tra Tamoil e Idroambiente, un «accordo per informazioni confidenziali» che «non costituisce una prassi solita richiestaci dalle aziende». Dal canto suo, Cosma, addetto al trasferimento di carburante nelle cisterne ed al loro drenaggio (pensionato nel 2011), ha spiegato che lo scarico dei serbatoi del grezzo era collegato alla fogna nera (o oleosa), mentre lo scarico degli altri serbatoi (di benzina e gasolio) era immesso nella fognatura bianca: entrambe conducevano il drenaggio alle rispettive vasche di trattamento degli impianti. Quando nel 2008 si decise di eludere la rete fognaria per inviare il drenaggio dai serbatoi all'impianto di trattamento tramite condotte superficiali, con degli aspiratori "biospurghy" attaccati allo scarico di fondo delle cisterne, alcuni operatori cominciarono a notare nelle vasche un aumento sensibile di prodotto inquinante. E questa, come già la maggiore quantità d'acqua che arrivava al separatore acqua-oleosi dopo il primo parziale risanamento delle fogne nel 2005, costituirebbe un'altra prova che la causa dell'inquinamento era la rete delle condotte fognarie.

LE IMMAGINI CHOC NELLE VIDEOISPEZIONI DI IDROAMBIENTE: CONDOTTE FOGNARIE A PEZZI, TRATTI MANCANTI O INVASI DAL MARCIUME

Dettagli sullo stato altamente compromesso della rete fognaria erano già stati dati nell’udienza del 3 gennaio da Luigi Tomaselli (dipendente Idroambiente): in quella circostanza il teste aveva parlato di erosioni, rotture e veri e propri buchi. Nella fase terminale dell’udienza di oggi (verso le 18) sono stati visionati in aula alcuni spezzoni video dei DVD dove la ditta Idroambiente aveva memorizzato le video ispezioni della rete fognaria (effettuate nel 2004-2005): dai filmati si sarebbe visto chiaramente che la rete, in alcuni punti, sarebbe stata letteralmente in pezzi: in alcune parti infatti il semicerchio sottostante, ossia la parte della tubazione più critica per la percolazione degli inquinanti nel terreno, presentava grossi fori, mentre in altri tratti sarebbe stato addirittura mancante, con gravi conseguenze di infiltrazioni nel sottosuolo. Ecco perché nel 2005, una volta completata anche soltanto una parte del risanamento delle condotte fognarie, il separatore Api (separatore acqua-idrocarburi, in prossimità del perimetro dalla parte delle canottieri) cominciò a non sopportare più la quantità di liquido che arrivava (e che prima, verosimilmente, andava dispersa nel terreno percolando dalle fogne rotte). Addirittura, sembra che alcuni punti della rete fognaria versassero in condizioni talmente critiche che, durante la realizzazione della videoispezione, un tratto tubatura, urtato dalla telecamera, sarebbe ceduto e crollato per il marciume.

L’udienza è aggiornata al 28 di febbraio quando verranno sentiti dalla difesa Giampaolo Beati, direttore dell’Arpa, e Francesco Bordi, funzionario dell’Agenzia e attuale assessore all’Ambiente del Comune di Cremona. «L’audizione - aveva motivato il gup al momento dell’accoglimento della richiesta - è utile ad approfindire i rapporti e gli scambi di informazioni sviluppatisi nel tempo tra la dirigenza Tamoil, l’Arpa ed altri Enti».

di Michele Scolari

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