«Le “Piene anomale” impongono verifiche sulla sicurezza degli argini»

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«Sprechi, tagli, Expo e il rischio di infiltrazioni mafiose»: le preoccupazioni di Giuseppe Torchio per la sicurezza del Po

Tanta pioggia  e fiumi di nuovo gonfi: la nostra pianura e' colpita da  continue depressioni atmosferiche e copiose precipitazioni. Da poco si è conclusa, con esiti disastrosi, l’alluvione nel modenese, in cui sono rimasti coinvolti quattro comuni in seguito alla rottura degli argini ed all’esondazione del Secchia, dilagato nei territori di Bomporto, Staggia, Villavara e Bastiglia.

Ancora si è impegnati nella conta dei danni e negli interventi di ripristino delle aree alluvionate e i siti meteo già paventano nuovi rischi di dissesto idrogeologico per i prossimi giorni. Forti precipitazioni, in alcuni casi anche in veste di nubifragio, sono previste almeno sino a domenica su molte zone del settore orientale della pianura. E l’osservato speciale è sempre il Grande Fiume padano, dove si riversano le acque di numerosi affluenti, il cui livello, nelle ultime ore, è ricominciato a salire. Una circostanza che, per quanto riguarda Cremona, desta preoccupazione anche a fronte dell’alto rischio idrogeologico della zona cremonese: nell’indagine dell’Associazione Nazionale Bonifiche e del Consiglio Nazionale dei Geologi, il territorio di Cremona è classificato al punto 4, che rappresenta il massimo rischio di dissesto idrogeologico (come già segnalato nel servizio su “Il Piccolo” nell’edizione del 4 gennaio). A questa situazione, già di per sé critica per il rischio di allagamenti, si aggiunge l’eccezionalità delle ultime piene: fenomeni tipicamente autunnali o primaverili, in ogni caso “anomali”, se rapportati al periodo invernale. E proprio sull’eccezionalità di queste piene, e sui rischi ad esse connessi, ha insistito recentemente il consigliere provinciale Giuseppe Torchio, fortemente preoccupato per gli effetti causati dal recente straripamento che ha colpito la provincia di Modena. «Le recenti piene dei nostri fiumi, “anomale” se rapportate al periodo invernale e, in particolare, al mese di gennaio, hanno messo in evidenza, insieme ai forti cambiamenti climatici, la necessità ‎di una decisa azione di verifica della tenuta delle strutture di difesa arginale e di sicurezza del Po e dei suoi affluenti».

In una mozione urgente depositata recentemente, il consigliere intende impegnare la Giunta a rispondere su temi urgenti e relativi proprio alla sicurezza del Po: dai cambiamenti climatici agli interventi di manutenzione, dall’utilizzo di potenzialità idroelettriche, all’intermodalità e nuova programmazione delle risorse Ue.

Cinque le richieste di delucidazioni rivolte alla Giunta, a cominciare dallo «stato dell’arte degli interventi previsti dal piano “Valle del Po”». Il progetto era rivolto alle 13 provincie rivierasche del Grande Fiume, firmatarie nel gennaio 2007 del “Protocollo di intesa per la tutela e la valorizzazione del territorio e la promozione della sicurezza delle popolazioni della valle del Po” e finalizzato all’individuazione dei progetti prioritari per il territorio del Grande Fiume. Durante il governo di Romano Prodi, per finanziare il piano erano stati stanziati 180 milioni con i fondi Fas ad opera dell’allora ministro Pierluigi Bersani: fondi successivamente «appostati alla Presidenza del Consiglio» e, quindi, «definitivamente cancellati». A proposito del progetto “Valle del Po”, Torchio chiede inoltre «se sia stato ricandidato sulle nuove risorse comunitarie che dovrebbero rendere disponibili 1,7 miliardi di euro per la sola Lombardia nel prossimo quinquennio». Il Piano infatti era già finanziato ma «neutralizzato a livello nazionale insieme al progetto di utilizzo delle cospicue potenzialità idroelettriche  anche in relazione alla asserita disponibilità da parte di primari soggetti energetici in project financing ed a costo zero per lo Stato, ignorata per oltre un lustro da tutti i livelli decisionali».

Nel mirino del consigliere vi è anche «l’esecuzione di canali a fini estetici per Expo 2015», per giunta «con apprensione e qualche difficoltà di governo delle infiltrazioni mafiose», svelate per la prima volta e in maniera diretta lo scorso 14 dicembre in Commissione parlamentare Antimafia dal prefetto milanese Francesco Paolo Tronca (a partire dal quadro presentatogli da Dia, Questura e Carabinieri). A quei lavori “estetici”, sono stati destinate «cifre consistenti». Per questo si chiede di «verificare quali risorse siano rimaste disponibili dopo il taglio di altri 100 milioni destinati, in particolare, alla sicurezza idraulica da parte di Regione Lombardia, ed alla successiva parziale appostazione, peraltro del tutto insufficiente». Contestualmente, in consigliere chiede anche di riferire a «che punto sia la realizzazione degli interventi indicati a livello progettuale ed in quali tempi si prevede vengano ultimati e su quali fondi europei, comprese le dotazioni ambientali, si intendano candidare», con un occhio anche alle «proposte, nuove o reiterate rispetto alle pregresse progettualità sviluppate, candidate ai vari livelli regionali, nazionali ed europei, in ordine all’intermodalità ferro-gomma-acqua presso il porto di Cremona, il terminal di Tencara e la manutenzione dei tratti realizzati del Canale Navigabile Mi-Cr-Po».

IL TERRITORIO CREMONESE PRESENTA IL MASSIMO RISCHIO DI DISSESTO IDROGEOLOGICO

La depressione presente sul nostro paese richiede molta attenzione. La perturbazione sopraggiunta ieri sull’Italia imperversa sull’intera penisola. E, come già ricordato su queste colonne Cremona è situata nel punto massimo di rischio di dissesto idrogeologico. Il dato proviene da un'indagine della Associazione Nazionale Bonifiche e del Consiglio Nazionale dei Geologi; sono 4 le classi di rischio, dalla più bassa (0) alla più alta (4). La nostra Provincia, in quasi tutti i Comuni, è classificata con rischio 4, così come anche i territori di Varese, Sondrio, Como, Milano, Pavia e Mantova. Una situazione che si palesa in periodi di frequenti precipitazioni, come avviene in questi giorni. La velocità con cui il fiume Po tende a crescere di livello e la facilità con cui ci si avvicina al rischio di allagamenti, anche per colpa di rogge, canali e fossi, sono tutti segnali indicativi. Del resto, si sa che la Pianura Padana presenti un clima e una collocazione geografica di certo non ottimali sotto questo punto di vista, e soprattutto che il fiume Po faccia da collettore per le acque provenienti dal nord della Lombardia. Ma il problema maggiore è quello del consumo di suolo, che purtroppo in Lombardia e nel nostro territorio ha assunto dimensioni sempre più ampie nel corso degli anni, come spiega Paride Antolini, geologo e consigliere nazionale del Consiglio nazionale geologi. La situazione descritta dalle sintesi previsionali per il Nord Ovest nei prossimi giorni non sembra così critica. La pioggia dovrebbe insistere sino a domenica 3 e lunedì 4 febbraio, anche se, stando agli attuali modelli, per martedì sera sarebbe previsto l’inserimento di un nuovo fronte perturbato, per la conferma del quale però si attendono le evoluzioni sullo scacchiere barico europeo.

di Michele Scolari
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