Rifiuti sul Po: «Servono interventi decisi o cammineremo sull'immondizia»»

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Non solo detriti e legname ma anche tanta plastica, elettrodomestici e addirittura bombole del gas. C'è bisogno dell'aiuto di tutti per mantenere pulite le sponde del Grande Fiume.

Piogge e piene fuori stagione non rappresentano certo l’unico problema per il Po. A complicare un quadro già di per sé critico, è l’annoso problema dei rifiuti. Un problema connesso un po’ a tutte le stagioni, sia di piena che di magra, con immondizia e rottami abbandonati che vanno ad inquinare e rovinare le bellezze naturali del Grande Fiume. I rifiuti ci sono perché vengono in parte depositati quando l’acqua si ritira dopo le onde di piena, quando tonnellate di legname ed altri detriti vanno ad ammucchiarsi non soltanto tra le griglie della diga di Isola Serafini o sotto i piloni dei ponti di via Eridano o dell’autostrada, ma anche su chilometri di sponde e spiaggioni, dove, o adagiati al suolo o appesi ai rami, restano altrettante tonnellate di rifiuti, principalmente plastica e vetro.

Ma l'immondizia compare anche in altri periodi oltre a quelli di piena. «I rifiuti ci sono per colpa dell’inciviltà di alcune persone», commenta l'associazione di protezione faunistico-ambientale Pro Natura Onlus “Il Nibbio” di Spinadesco, spesso impegnata nella pulizia delle zone rivierasche e degli spiaggioni. «In estate e in inverno la presenza delle forze dell’ordine è meno fitta di alcuni anni fa, per ovi problemi. Ma ciò che stupisce è che non dovrebbe neppure esserci bisogno della loro presenza, perché è soprattutto una questione di civiltà e di rispetto di una patrimonio che è di tutti. Il Po è lungo 625 km. Se ciascuno per ogni località rivierasca gettasse via i rifiuti senza smaltirli correttamente usando gli appositi cestini o portandoseli a casa, in che stato sarebbe l'Adriatico?». Di rifiuti se ne trovano un po' dappertutto: dagli spiaggioni alle sponde, senza escludere la strada alzaia. Sono quasi sempre resti di pic-nic, bivacchi o comunque di ritrovi, al termine dei quali alcuni incivili (perché c'è anche chi rispetta i cartelli ben in vista e i non pochi cestini a disposizione dei turisti) abbandonano i resti sparsi sull'erba o sulla spiaggia. «Tanto che - proseguono dall'associazione - non poche volte ci capita di riempire sacchi interi con l'immondizia abbandonata dai passanti.

E anche la tipologia dei rifiuti sta cambiando. «Si trovano sempre bottiglie, sacchetti ed altri oggetti di plastica in grande quantità, assieme a bottiglie di vetro. Ma si trovano anche molte più lattine di birra, assieme a rifiuti ancora più preoccupanti: da un po’ di tempo rinveniamo anche beni durevoli come parti di frigoriferi o pezzi di televisori e di lavatrici. E non è mancato qualche caso in cui abbiamo raccolto bombole di gpl, anche se non in modo concentrato come prima. Questo non perché questo tipo di rifiuto sia calato, ma piuttosto perché noi abbiamo dovuto rallentare un po’ le attività, per poter spalmare le risorse su tante urgenze che aumentano giorno per giorno». Ancora durante l’ultima onda di piena, quella di venerdì 27 dicembre 2013, i volontari sono stati di nuovo attivi nel recupero di numerosi detriti abbandonati sulle sponde e sulle spiagge al ritiro del fiume. Ed anche in quel caso sono spuntati, assieme a legno e plastica, numerosi resti di elettrodomestici.

Il tutto non rappresenta certo una bellezza per chi vuole fare due passi sulle sponde del fiume, sia dal punto di vista estetico che igienico. E, come ormai da copione, quando si profilano le azioni di rimozione spesso le amministrazioni giocano al rimpallo delle competenze. «Ma sono le amministrazioni gli angeli custodi del nostro futuro. Lo Stato siamo noi. E allora va fatto il possibile per coinvolgere quante più persone possono nell'opera di pulizia, ad esempio i pensionati che hanno tempo libero a disposizione, valorizzando il volontariato. O si interviene con decisione, o ci troveremo, tra un po’, a dover camminare sui rifiuti».

di Michele Scolari
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