Cremona - Poste, disservizi e problemi organizzativi

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Rispetto alle necessità mancherebbero 12 portalettere, ma il sindacato ridimensiona: «numeri esagerati, nuove risorse già operative».
Dopo le proteste degli utenti suscitate dal trasferimento del ritiro raccomandate al centro di smistamento di via S. Bernardo, sembra che per le Poste si profilino ancora altri nodi da districare. Da indiscrezioni raccolte negli ultimi giorni, sembrerebbe che vi siano altri problemi cui l'azienda si troverebbe a dover far fronte, e non riguardanti solamente le proteste degli utenti destinatari della corrispondenza (per la quale, in alcune zone della città, i ritardi nella consegna della posta raggiungerebbero anche le due settimane). Si parlerebbe sì di ritardi nelle consegne, ma anche di carenze d'organico (che secondo alcune voci raggiungerebbe addirittura il numero di dodici portalettere per la zona di Cremona). Contestualmente, i nodi insoluti riguarderebbero anche i giorni di ferie da smaltire nonché la mancanza di risorse per le sostituzioni. E in alcune zone, gli utenti lamentano, nella consegna della corrispondenza, ritardi anche di un paio di settimane. Un quadro che i sindacati condividono su alcuni punti, ma che ridimensionano su altri. A cominciare dal numero dei portalettere mancanti: una cifra che Pietro Triolo, della segreteria sindacale Slp-Cisl, giudica «sicuramente esagerata. E' innegabile che la carenza di personale rappresenti un problema, ma non mi risulta affatto che sia così elevata. E' facile discutere sui numeri e, inoltre, ciascuno poi li può leggere come vuole. Invece un dato concreto che presume una lettura unilateralmente positiva è il recente rinforzo del nostro organico con risorse fresche giunte nelle scorse settimane: si parla di quattro nuovi contratti a tempo indeterminato. Certo il problema della carenza non sarà così completamente risolto e al netto la carenza di personale c'è, ma l'arrivo delle quattro nuove unità rappresenta una risposta concreta ed organizzata dell'azienda ai problemi sollevati dal sindacato.

Tra l'altro, va aggiunto che questi nuovi arrivi costituiscono una prima "goccia", destinata ad essere seguita nel prossimo futuro dall'arrivo di altre risorse». La carenza di personale, inoltre, sarebbe legata al problema delle ferie arretrate. Per le quali, precisa Triolo, sarebbe meglio parlare «non di ferie arretrate ma di ferie da smaltire. Non si fa tanto fatica a fare le ferie ma a smaltirle». Per questo, Triolo insiste anche su alcune osservazioni di natura contrattuale: «Come sindacato, stiamo cercando di proporre soluzioni alle criticità spingendo in due direzioni: anzitutto verso trasformazioni contrattuali da part-time a full-time, e secondariamente verso un numero maggiore di contratti a tempo determinato. Le assunzioni trimestrali infatti sono utili soprattutto a per coprire le ferie, le malattie, ecc.». Il sindacato si trova più in accordo invece sui disagi relativi alle consegne della corrispondenza, ponendo però l'accento su alcune osservazioni. «Ci sono stati un po' di disguidi a gennaio - spiega Triolo - imputabili soprattutto ad un periodo in cui si accumulano arrivi straordinari e scadenze come il canone Rai o come le imposte, ad esempio Tarsu, Imu, ecc. Una circostanza dalla quale non va sottratta neppure la recente agitazione dei tecnici alla meccanizzazione, che ha naturalmente contribuito a causare altri disguidi ancora o ad amplificare quelli già esistenti. L'azienda inoltre ci aveva detto che i flussi di corrispondenza sarebbero diminuiti invece non è stato così: una circostanza dovuta anche all'acquisizione di nuove commesse da Equitalia ed altri enti simili. E, non per negare i problemi ma per cercare di vedere le cose con obiettività, «non va trascurato poi un altro fattore», che può avere senza dubbio «un influenza psicologica che può riflettersi anche sulla percezione della qualità del servizio da parte dell'utenza».

Triolo si riferisce «alle recenti polemiche sulla "privatizzazione delle Poste", un concetto non corretto e frutto di una semplificazione di linguaggio, legato al tam tam mediatico che è seguito alla scelta di Poste Italiane». In quel frangente, la segreteria nazionale Slp-Cisl aveva replicato che «un’azienda si privatizza quando si cedono le quote di maggioranza e di controllo dell'azienda stessa, cosa che non accadrà con Poste il cui controllo resta nelle mani dello Stato con il 60 per cento della proprietà. Il “padrone” delle Poste è uno Stato fortemente indebitato e quindi alla ricerca disperata di risorse per far fronte alle emergenze del paese. Per queste ragioni si è parlato, ciclicamente, della vendita del Bancoposta o della vendita del patrimonio immobiliare di Poste o, cosa ancor più pericolosa discussa dal governo a dicembre, della vendita di Poste Vita. Tutti sappiamo, anche noi “contadini”, che qualunque di quelle tre scelte avrebbero decretato la morte di Poste Italiane che riesce a sopravvivere solo grazie alla sua unicità e alla sua sussidiarità incrociata tra i diversi settori dell'azienda». Tornando ai problemi cremonesi, premesso che «qualche disguido è possibile in questo periodo dell'anno », «la situazione comunque è in fase di normalizzazione - assicura il sindacalista - con l'assegnazione imminente delle nuove zone, con una mappatura completa delle esigenze dei vari settori in arrivo per la prossima settimana».

di Michele Scolari

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