Povertà: sempre più gli italiani in difficoltà

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Nel 2013 erogati 185mila euro, più altri 26mila per il Sostegno a vicinanza. Rifugio notturno sempre pieno.
Circa 60 famiglie ogni mese, per un totale di 800 famiglie in un anno, di cui il 70% italiane e il 30% straniere, ricorrono all’aiuto della Caritas: è lo sconfortante quadro della povertà nel nostro territorio. «La situazione è sempre più difficile e il problema più grosso è quello del lavoro: sempre più numerose sono le famiglie che si presentano per la prima volta ai nostri sportelli per chiedere aiuto - evidenzia don Antonio Pezzetti, direttore della Caritas di Cremona -. Famiglie che prima d'ora non avevano mai neppure pensato di doverci venire a chiedere aiuto. Proprio l'altro giorno si è presentato un ragazzo rumeno che è in Italia da 15 anni e che ha sempre lavorato. Purtroppo a settembre scorso aveva chiesto un'aspettativa di due mesi, perché aveva bisogno di seguire sua figlia, che è malata. L'azienda non ha però voluto concedergliela, e così ha perso il lavoro. Ora si trova in difficoltà, perché le risorse che aveva da parte stanno finendo e non riesce a trovare un nuovo lavoro». Una situazione sempre più difficile, che in inverno si aggrava anche a causa del problema del pagamento delle utenze. «Il vero problema sono coloro che non sono con Aem - spiega don Pezzetti -. Chi infatti ha il contratto con la municipalizzata locale, anche attraverso i servizi sociali, è più facilmente gestibile e soprattutto l'azienda ci viene incontro. Chi però ha contratti con altre aziende esterne è sottoposto ad un forte rigore: se non si paga per tempo, infatti, procedono allo stacco, così poi oltre alla bolletta arretrata si devono pagare anche i costi del riallaccio». Ogni settimana, una quindicina le persone bussa alle porte della Caritas, ma questa è solo la punta che emerge di un fenomeno molto più vasto: «Quelli che vengono da noi non sono la totalità dei poveri, perché molti vanno nelle parrocchie e qui non li vediamo - spiega don Pezzetti.

«Dai dati più generali emerge che circa l'8% della popolazione è in condizione di povertà già conclamata, e un altro 7% è a forte rischio di caderci». Preoccupante è anche l'estensione territoriale del fenomeno della povertà: mentre prima era più che altro concentrato in città, «sono sempre più frequenti le e-mail che mi arrivano dai servizi sociali dei paesi della provincia, che ci chiedono un supporto». Anche il lavoro del rifugio notturno nel 2013 e nei primi mesi del 2014 è stato molto intenso: «Eravamo sempre pieni - spiega il responsabile del Centro d'ascolto della Caritas, Alessio Antonioli -, e nel periodo più freddo abbiamo spesso dovuto intervenire con soluzioni di emergenza, aggiungendo posti all'ultimo minuto per poter accogliere tutti». La risposta da parte della popolazione del territorio, nonostante la crisi, è stata generosa: 185.550 euro sono stati raccolti per il Fondo di solidarietà, e altri 26.600 sono quelli pervenuti nell'ambito del progetto "Adozione a vicinanza", fortemente voluto dal Vescovo Dante Lafranconi, che ha permesso di aiutare una quarantina di famiglie. Altri 53.500 euro sono stati impiegati nell'ambito del progetto sul microcredito, con i quali sono stati erogati 32 prestiti. Ma il lavoro continua e nelle prossime settimane il Vescovo lancerà la nuova iniziativa di solidarietà per la Quaresima 2014. Un'altra importante iniziativa, presentata nelle scorse settimane, è stata quella della “Alleanza contro la povertà in Italia”, un progetto che vede riuniti soggetti sociali che intendono contribuire alla costruzione di adeguate politiche pubbliche contro la povertà assoluta nel nostro Paese.

«Si tratta di una sorta di "lobby buona" composta da associazioni, sindacati e altri attori del sociale, che cercherà di sollecitare il Governo ad avere una maggiore attenzione al sociale - spiega il direttore Caritas -. Basta pensare che le spese sociali dei Comuni corrispondono allo 0,46% del Pil, a fronte di una spesa del capitolo socio-sanitario che è del 29% del Pil e quello per la spesa pubblica che è del 50%. Speriamo che insieme si riesca ad avere un peso maggiore, anche chiedendo alla Regione di intervenire, per quanto non sia una sua competenza diretta, anche sul sociale». A pesare ulteriormente sulla gente c'è anche il grosso problema delle ludopatie: «Capita sempre più spesso che le persone si trovino in difficoltà perché, già poveri, sprecano nel gioco le loro poche risorse».

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