Tamoil, Beati: «Sapevamo che le fogne erano una fonte d’inquinamento potenziale, ma l’Arpa non ha alcuna competenza in materia». Ed è giallo sui documenti dei drenaggi dei serbatoi

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CREMONA Tre ore e mezza di audizione fiume per l’ex direttore dell’Arpa di Cremona Giampaolo Beati, sentito oggi pomeriggio dalla difesa nell'ambito del processo celebrato davanti al gup di Cremona Guido Salvini, in cui i cinque manager della Tamoil di Cremona ( gli ingegneri Enrico Gilberti, Mohamed Saleh Abulahia, Yammine Ness, Pierluigi Colombo, Giuliano Guerrino Billi) è chiamata a rispondere dell'inquinamento della falda acquifera causato, secondo l'accusa, dalla raffineria cremonese.

Nelle precedenti udienze, ex dirigenti ed ex dipendenti di Tamoil (leggi l’articolo) assieme a dipendenti delle ditte esterne Idroambiente e Soncini (leggi l’articolo), avevano parlato di rete fognaria “gruviera” all’origine dell’inquinamento, delle criticità strutturali delle condotte fognarie e di come l’azienda fosse al corrente di inquinare intervenendo però tardivamente sulle criticità delle fogne (precisamente nel 2005, sotto la direzione dell’ingegner Claudio Vinciguerra – leggi l’articolo).

L’audizione di Beati, convocato come testimone assieme al funzionario e assessore comunale all’Ambiente Francesco Bordi (la cui audizione è stata rinviata al 2 aprile), è stata utile a chiarire alcuni passaggi di natura tecnica. L’ex direttore dell’Agenzia di Cremona avrebbe riferito di essere al corrente del fatto che una delle potenziali fonti d’inquinamento fosse la rete fognaria. «Già nel 2003 – avrebbe spiegato – dopo i primi sopralluoghi si era cominciato a parlare delle possibili fonti di contaminazione, nelle quali era incluso anche il sistema fognario, che poteva rappresentare una delle potenziali cause, e già in quel periodo avevamo chiesto alla raffineria di videoispezionarlo. Ma l’Arpa – ha però puntualizzato Beati – non ha alcuna competenza con le fogne. L’importante era che la raffineria intervenisse. Dal canto nostro, avendo i piezometri di controllo, vedevamo che la contaminazione c’era ma non aumentava».

IL GIALLO DEI DOCUMENTI SUI DRENAGGI E LA MANUTENZIONE DEI SERBATOI

In mattinata, all’inizio dell’udienza, il gup ha rigettato l'istanza della difesa di sentire il dirigente di raffineria Tamoil Carlo Toffolon, in relazione al drenaggio dei serbatoi, poiché la Procura nel frattempo, attraverso i carabinieri del NAS, ha acquisito dati oggettivi in materia dalle schede tecniche relative ai drenaggi dei serbatoi, negli ordini di servizio capo reparto e capo turno nei registri conservati in parte presso l'ufficio della direzione della raffineria, ed in parte in un armadio nella sala controllo del reparto Logistica. Si tratta di documenti relativi agli anni 2005-2011. Durante il controllo, il 25 di febbraio, è stato accertato che mancavano i documenti relativi al periodo compreso tra 2001 e 2004, nonché quelli antecedenti a questo periodo, mentre per i registri dei livelli serbatoi mancavano quelli relativi al periodo dal 2001 al 2003. Si è cercato dappertutto, negli archivio generale del deposito, in quello del reparto Logistica e presso quello utilizzato e gestito dall'Utif (Ufficio Tecnico di Finanza). La caccia al tesoro è proseguita nei locali della vecchia sala controllo della Logistica, e presso il magazzino dell'ex Deposito Tamoil Italia in piazza Caduti del Lavoro, senza trovare nulla.

Successivamente, nei vecchi uffici della Manutenzione, al primo piano, sono stati rinvenuti i faldoni degli ordini di esecuzione lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria eseguiti in tutta la Raffineria dal 2001, anno dell'auto denunciata parte dell'azienda, al 2007, anno dell'inizio dell'inchiesta della Procura. Agli inquirenti è stato anche riferito che le operazioni di lavaggio dei serbatoi non erano certificate da alcun organo di vigilanza, né tantomeno verificate dal personale dell'Asl. Questi ultimi, periodicamente, provvedevano ad effettuare le verifiche secondo la normativa in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro, solo degli impianti a pressione realtivi al processo di raffinazione. I documenti mancanti alla fine verrano recuperati negli uffici del Dipartimento di Prevenzione Medica dell'Als. Il gup ha disposto l'acquisizione di tutto il materiale.

di Michele Scolari



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