Cremona - Piste ciclabili in aumento, ma manca una visione complessiva

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I ciclisti si lamentano: percorsi che si interrompono, improvvisamente incroci insicuri, sensi di marcia errati.
Esiste un reticolo di piste e corsie ciclabili che percorre tutta la città e che mette in collegamento quartieri e strade del centro città, ma la maggior parte di esse risulta interrotta: manca la continuità dei collegamenti tra una pista e l'altra. Il numero di spazi dedicati in città alle due ruote aumenta, ma ad essere carente è la gestione complessiva della mobilità ciclabile. Sono gli stessi ciclisti a rilevare quelle che sono le principali criticità, in una città che può vantare di essere una di quelle con la maggiore mobilità ciclistica (secondo un'indagine della Fiab, si erano verificati 9.000 passaggi di biciclette in sei ore). Prima criticità tra tutte è quella del sovrappasso del cimitero, dove da poco è stato invertito il senso di marcia: prima infatti era possibile salire controsenso con la bicicletta, mentre ora è necessario seguire il senso di marcia delle auto. «Peccato che chi ha pensato di cambiare il senso non abbia pensato di spostare la corsia dalla parte giusta - si lamenta un ciclista. Così il ciclista che scende verso il cimitero deve stare sulla sinistra anziché sulla destra: non mi sembra una soluzione molto sicura».

Un problema simile vi è per la pista ciclabile di via dei Tribunali, per quale è stato invertito il senso di marcia, rendendolo uguale a quello delle auto, ma senza che fosse spostata sul lato destro della carreggiata. "Il problema per la pista di via dei Tribunali è duplice. Intanto chi arriva dal centro da via Boldori si trova costretto a girare verso corso Vittorio Emanuele, proseguire lungo quel tratto, per poi tornare sulla pista ciclabile da piazza Santa Lucia. "Assurdo obbligare i ciclisti a fare continuamente dei giri che gli allungano il percorso - si lamenta una ciclista molto mattiniera. Il problema è che l'alternativa è scendere dalla bici e portarla a mano nelle strade dove non si può passare, oppure fare continue deviazioni». Un altro punto critico è quello di corso Matteotti, dove il senso unico, valido sia per auto che per bici, ha creato ulteriore confusione tra i ciclisti: “Si può procedere verso il centro, ma non possiamo tornare indietro – dicono due ciclisti che procedono controsenso. Come noi, in molti non rispettano il divieto: è assolutamente insensato, che giro dovremmo fare per raggiungere porta Venezia?”. Ci sono poi le piste che finiscono improvvisamente: è il caso, ad esempio, di viale Trento e Trieste, in cui la corsia ciclabile si interrompe bruscamente a fine strada, dove c’è il semaforo che regola l’immissione in Porta Venezia. O ancora, il tratto di pista ciclabile nella strada che costeggia la caserma dei Carabinieri, che sbuca in viale Trento e Trieste e non ha uno sbocco sicuro nella via.

O ancora, la pista ciclabile che da porta Milano arriva al sottopasso ciclabile che sbuca verso via Fabio Filzi: dopo il sottopasso il percorso ciclabile, infatti, sparisce. “Vogliamo parlare di via Giordano? E’ un pericolo per i ciclisti, che non hanno corsie riservate e le auto sfrecciano”. Qualcuno si lamenta di via Giuseppina, altri protestano per la pericolosità di via Mantova, altri ancora vorrebbero finalmente una pista ciclabile anche in via Dante: «Se giri in bici sei sempre a rischio di venire falciato » si lamenta una giovane ciclista; uscire da una strada laterale è sempre una roulette russa». Del resto, il numero di incidenti che coinvolgono ciclisti che si verificano in via Dante è un chiaro motivo di allarme, anche se proprio in queste settimane la strada in questione è oggetto di lavori, da parte del Comune, per migliorare la sicurezza delle intersezioni. Uno dei problemi più grandi è l’assenza di una programmazione ciclopedonale cittadina, che promuova una mobilità condivisa, dove auto, bici e pedoni possano convivere senza problemi, anche se qualcosa si è fatto nel centro storico, con l’istituzione della zona a 30 km orari, al fine di ridurre i rischi per i mezzi a due ruote. Altro problema sollevato dai ciclisti è la scarsità di portabiciclette, soprattutto dopo che sono stati tolti quelli che erano presenti sotto cortile Federico Secondo. Molti si lamentano di una situazione che vede tutte le piazze principali della città sprovviste di posteggi per le biciclette: "Chi viene in centro finisce per mettere le bici contro i muri perché non vi sono posteggi - racconta un altro ciclista: così, oltre a recare disagi ai cittadini, si rischiano di rovinare i monumenti cittadini, che non sono certo fatti per essere utilizzati come poggia-bici». Di tutte queste problematiche, sul prossimo numero de “Il Piccolo”, discuteremo con i candidati alla carica di Sindaco, per ascoltare le loro proposte ed intenzioni.

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