Mario Lodi, il maestro che giocava

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Ho conosciuto Mario Lodi molti anni fa, tramite una conoscenza comune. Gli chiesi se avrebbe avuto piacere di partecipare ad alcuni incontri con i bambini e le bambine della scuola elementare frequentata da mio nipote. Lui mi guardò un po’ incerto e mi chiese se fossi sicuro: cosa vuoi che importi ai bambini di ascoltare un anziano estraneo… Io gli dissi che mio nipote, e sicuramente anche altri, adoravano la storia di Cipì. Si fece convincere, e fu bellissimo vedere, in un paio di occasioni, quei due mondi venirsi incontro e abbracciarsi. Maestro, scrittore, pedagogista, Mario Lodi, ha detto Tullio De Mauro, era un &quot;maestro che giocava&quot;. &quot;Il bambino impara giocando da quando nasce. I suoi strumenti sono i sensi e la mente. Con i primi raccoglie i dati della realtà: i rumori, le forme, il tepore del seno materno, il sapore del latte, gli odori della casa, i colori, le voci. Con la mente confronta, riflette, ricorda. Conserva le sensazioni in ripostigli segreti dove possono restare per tutta la vita. Il suo metodo è corretto perché raccoglie dati, li confronta, li seleziona, formula ipotesi, le verifica, ricava sintesi. Restituiamo ai bambini la possibilità e il piacere di scoprire - giocando - concetti scientifici e abilità tecniche che li aiutino ad ampliare la loro cultura&quot;. Imparare, quindi, in libertà, non legati alla memorizzazione, bensì alla ricerca ed al piacere della scoperta. Raccontava della sua esperienza: era un grande affabulatore. Raccontava che cosa facesse, come coinvolgesse allieve e allievi nel fare ricerche in tante direzioni, chiamando a partecipare alla vita della classe chi avesse più esperienze e conoscenze, costruendo con loro e con gli alunni i materiali scritti, i testi da ricordare e “rivivere”, come quel testo in cin¬que volumi, “Il mondo”. Ricordava così i suoi inizi di maestro: «Fu il mio primo giorno di scuola a San Giovanni in Croce, al principio degli anni Cinquanta. Mentre parlavo, uno dei bambini si alzò dal suo banco e andò a guardare cosa succedeva sui tetti di fronte. A poco a poco, anche gli altri fecero lo stesso. E allora mi domandai: lasciar fare o reprimere? Così mi alzai, e insieme a loro mi misi a guardare il mondo dalla finestra ». Rifletto su come, oggi, questa lezione sia dimenticata, almeno da gran parte della “cultura” ufficiale. Oggi si parla di scuola in termini di efficienza e mercato. Lo studio deve essere subordinato alle esigenze della produzione: si consiglia il “cursus studiorum” che più si attaglia (o più si attaglierebbe) alle richieste del mondo del lavoro. Curiosità, gratuità, piacere della scoperta, giuoco, felicità, aspettative, il vagabondare della mente e dei desideri sono messi in un angolo. Almeno questo modello desse dei risultati! È molto dubbio. I suoi maestri elettivi? Tra i tanti nomi, Piaget e Rodari. E in più, una vera e propria passione per la nostra Costituzione. Quell’articolo 3: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale […] E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini […]”. Mario Lodi era un vanto per la storia della scuola pubblica del nostro Paese. Leggiamo ancora una sua testimonianza: “Nel giorno di San Martino, il padrone delle cascine spostava i suoi contadini di borgo in borgo. Così mi arrivavano questi scolaretti spaesati, che comunicavano in un modo differente. C' era un problema di lingua, lo stesso che oggi affligge i figli degli immigrati. E allora lavoravo su ciò che li univa. Siamo tutti eguali nei dolori, nelle emozioni, negli affetti. E solo con l'amore si riesce a scoprire la vita dei bambini&quot;. Nel dopoguerra, l’esperienza del Movimento di Cooperazione Educativa: “&quot;Volevamo rifondare la scuola democratica. L'aula rappresentava la società e a scuola si sperimentava la base del vivere civile. Il maestro doveva formare il cittadino responsabile&quot;. Ebbe un rapporto di conoscenza e di scambio con don Lorenzo Milani, accresciuto dai contatti tra i suoi ragazzi e quelli del priore di Barbiana. Anni dopo, nel commentare ciò che restava della lezione di don Milani, sottolineava questi elementi: il tempo della collaborazione, perché le recenti scoperte psicopedagogiche hanno dimostrato quanto sia improduttiva la scuola trasmissiva, la scuola dell’autoritarismo e del nozionismo; la scuola competitiva deve lasciare posto ad una scuola nuova basata sulla collaborazione; il tempo dell’integrazione, non solo per gli immigrati ,ma integrazione e cooperazione con ogni persona in base al principio che ciascuno è diverso; il tempo della conoscenza e della ragione: e’ importante il tempo scuola, che sia ricco e produttivo, ma consideriamo anche le attività extrascolastiche utili per la formazione e la conoscenza; il tempo della seduzione: i bambini di oggi sono alle prese con strumenti conoscitivi sempre più sofisticati e complessi. il bagaglio di informazioni è aumentato, ma assistiamo ad una maggiore debolezza affettiva, ad una maggiore fragilità. Mio nipote adorava la storia di Cipì, il passerotto che diceva: “Voglio uscire di qui!”. Grande Mario Lodi ed il suo insegnamento di libertà.</P

Una pedagogia innovativa: «Non vogliamo teste piene, le vogliamo ben fatte»

di Agostino Francesco Poli

Ho conosciuto Mario Lodi molti anni fa, tramite una conoscenza comune. Gli chiesi se avrebbe avuto piacere di partecipare ad alcuni incontri con i bambini e le bambine della scuola elementare frequentata da mio nipote. Lui mi guardò un po’ incerto e mi chiese se fossi sicuro: cosa vuoi che importi ai bambini di ascoltare un anziano estraneo… Io gli dissi che mio nipote, e sicuramente anche altri, adoravano la storia di Cipì. Si fece convincere, e fu bellissimo vedere, in un paio di occasioni, quei due mondi venirsi incontro e abbracciarsi. Maestro, scrittore, pedagogista, Mario Lodi, ha detto Tullio De Mauro, era un &quot;maestro che giocava&quot;. &quot;Il bambino impara giocando da quando nasce. I suoi strumenti sono i sensi e la mente. Con i primi raccoglie i dati della realtà: i rumori, le forme, il tepore del seno materno, il sapore del latte, gli odori della casa, i colori, le voci. Con la mente confronta, riflette, ricorda. Conserva le sensazioni in ripostigli segreti dove possono restare per tutta la vita. Il suo metodo è corretto perché raccoglie dati, li confronta, li seleziona, formula ipotesi, le verifica, ricava sintesi. Restituiamo ai bambini la possibilità e il piacere di scoprire - giocando - concetti scientifici e abilità tecniche che li aiutino ad ampliare la loro cultura&quot;. Imparare, quindi, in libertà, non legati alla memorizzazione, bensì alla ricerca ed al piacere della scoperta. Raccontava della sua esperienza: era un grande affabulatore. Raccontava che cosa facesse, come coinvolgesse allieve e allievi nel fare ricerche in tante direzioni, chiamando a partecipare alla vita della classe chi avesse più esperienze e conoscenze, costruendo con loro e con gli alunni i materiali scritti, i testi da ricordare e “rivivere”, come quel testo in cin¬que volumi, “Il mondo”. Ricordava così i suoi inizi di maestro: «Fu il mio primo giorno di scuola a San Giovanni in Croce, al principio degli anni Cinquanta. Mentre parlavo, uno dei bambini si alzò dal suo banco e andò a guardare cosa succedeva sui tetti di fronte. A poco a poco, anche gli altri fecero lo stesso. E allora mi domandai: lasciar fare o reprimere? Così mi alzai, e insieme a loro mi misi a guardare il mondo dalla finestra ». Rifletto su come, oggi, questa lezione sia dimenticata, almeno da gran parte della “cultura” ufficiale. Oggi si parla di scuola in termini di efficienza e mercato. Lo studio deve essere subordinato alle esigenze della produzione: si consiglia il “cursus studiorum” che più si attaglia (o più si attaglierebbe) alle richieste del mondo del lavoro. Curiosità, gratuità, piacere della scoperta, giuoco, felicità, aspettative, il vagabondare della mente e dei desideri sono messi in un angolo. Almeno questo modello desse dei risultati! È molto dubbio. I suoi maestri elettivi? Tra i tanti nomi, Piaget e Rodari. E in più, una vera e propria passione per la nostra Costituzione. Quell’articolo 3: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale […] E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini […]”. Mario Lodi era un vanto per la storia della scuola pubblica del nostro Paese. Leggiamo ancora una sua testimonianza: “Nel giorno di San Martino, il padrone delle cascine spostava i suoi contadini di borgo in borgo. Così mi arrivavano questi scolaretti spaesati, che comunicavano in un modo differente. C' era un problema di lingua, lo stesso che oggi affligge i figli degli immigrati. E allora lavoravo su ciò che li univa. Siamo tutti eguali nei dolori, nelle emozioni, negli affetti. E solo con l'amore si riesce a scoprire la vita dei bambini&quot;. Nel dopoguerra, l’esperienza del Movimento di Cooperazione Educativa: “&quot;Volevamo rifondare la scuola democratica. L'aula rappresentava la società e a scuola si sperimentava la base del vivere civile. Il maestro doveva formare il cittadino responsabile&quot;. Ebbe un rapporto di conoscenza e di scambio con don Lorenzo Milani, accresciuto dai contatti tra i suoi ragazzi e quelli del priore di Barbiana. Anni dopo, nel commentare ciò che restava della lezione di don Milani, sottolineava questi elementi: il tempo della collaborazione, perché le recenti scoperte psicopedagogiche hanno dimostrato quanto sia improduttiva la scuola trasmissiva, la scuola dell’autoritarismo e del nozionismo; la scuola competitiva deve lasciare posto ad una scuola nuova basata sulla collaborazione; il tempo dell’integrazione, non solo per gli immigrati ,ma integrazione e cooperazione con ogni persona in base al principio che ciascuno è diverso; il tempo della conoscenza e della ragione: e’ importante il tempo scuola, che sia ricco e produttivo, ma consideriamo anche le attività extrascolastiche utili per la formazione e la conoscenza; il tempo della seduzione: i bambini di oggi sono alle prese con strumenti conoscitivi sempre più sofisticati e complessi. il bagaglio di informazioni è aumentato, ma assistiamo ad una maggiore debolezza affettiva, ad una maggiore fragilità. Mio nipote adorava la storia di Cipì, il passerotto che diceva: “Voglio uscire di qui!”. Grande Mario Lodi ed il suo insegnamento di libertà.

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