«L’agricoltura deve recuperare competitività»

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Antonio Piva (Libera Agricoltori): «Occorre continuare sulla strada delle produzioni di qualità e di eccellenza».
Sono stati anni difficili anche per l'agricoltura, che sul territorio cremonese è una delle principali attività economiche. Ne abbiamo parlato con Antonio Piva, presidente Libera e vice di Confagricoltura con delega alla zootecnia. «Sono stati anni pesanti per gli agricoltori dal momento che i prezzi dei prodotti agricoli nel lasso di tempo dal 2007 ad oggi si sono collocati su livelli decisamente bassi che non hanno consentito una sufficiente redditività alle imprese agricole. E contemporaneamente si è avuta anche una contrazione dei consumi dei prodotti agricoli, che vengono definiti generi di prima necessità. Ciò nonostante l’agricoltura, che per definizione è una attività anticiclica, ha assorbito meglio di altri settori i riflessi della crisi. Ma questo aspetto è andato a discapito degli investimenti aziendali per il rinnovo di macchine e nuove tecnologie, per cui si è finiti con il perdere competitività per il nostro settore. Le principali difficoltà incontrate sono state legate proprio a questo aspetto dei mancati investimenti a cui ha contribuito in modo determinante la stretta creditizia che il sistema bancario ha operato in modo indiscriminato. E le spese maggiori le hanno fatte proprio gli agricoltori che storicamente hanno sempre rappresentato una delle categorie più affidabili». Gli economisti parlano di fine della recessione: è una prospettiva realistica? Se ne vedono già gli effetti? «Ce lo auguriamo veramente anche se non tutti sono d’accordo su questa prospettiva.

Di certo abbiamo avuto notizie del miglioramento di alcuni indicatori, relativi soprattutto all’aumento della produzione industriale, che di solito è piuttosto attendibile. Bisogna aspettare ancora un po’ per avere delle conferme un po’ più solide, come ad esempio l’aumento della occupazione e quello dei consumi, parametri che ad oggi sono ancora in discussione. Poi per il nostro settore le cose sono un po’ particolari perché ci troviamo a competere in un mercato globalizzato che ci costringe a confrontarci con paesi nostri competitori in grado di produrre le derrate alimentari di base, le cosiddette “Commodity”, a costi molto più contenuti rispetto ai nostri. Per questo dobbiamo continuare a lavorare sulla qualità dei nostri prodotti e puntare su target più elevati. Poi abbiamo la grande incognita della riforma della Pac che quest’anno completerà il suo iter prima della sua definitiva entrata in vigore dal prossimo primo gennaio. Le premesse, nonostante i significativi miglioramenti apportati, non sembrano particolarmente incoraggianti dal momento che per l’agricoltura tipica della nostra area si prospettano tagli piuttosto significativi. Vedremo se con il ricorso alle misure “agro ambientali” oppure con il ricorso all’accoppiamento, sarà possibile recuperare qualcosa, gli esperti ci dicono di si. Quali sono le esigenze prioritarie per gli agricoltori sul nostro territorio? «Come dicevo poc’anzi oggi vi è una grande necessità di recuperare competitività da parte degli agricoltori perché gli investimenti sono stati bloccati troppo a lungo.

Quindi come prima cosa bisogna che vengano riattivate le misure del piano di sviluppo rurale che hanno come obiettivo proprio questo aspetto: il finanziamento di opere, strutture e macchinari volti a migliorare l’efficienza aziendale. E da questo punto di vista lo slittamento della riforme della Pac di un anno non ci aiuta, anche se bisogna dire che proprio in questi giorni sono state riaperte un paio di misure, destinate ai giovani e al riammodernamento aziendale. Una notizia positiva è stato il rifinanziamento della cosiddetta “Sabatini”, ma questa riguarda tutte le imprese, non solo quelle agricole, e l’esperienza pregressa ci insegna che per gli agricoltori rimane ben poco, vista la numerosità delle domande in funzione delle risorse disponibili. In secondo luogo, sempre su questo filone, è necessario riattivare un canale di credito importante per le aziende agricole. L’agricoltura deve ritornare ad essere attrattiva per gli investimenti e il sistema bancario deve riprendere a credere nel ruolo della attività primaria. Quella intrapresa da Renzi è la strada giusta? «Il Presidente del Consiglio ha fatto molte promesse in generale sul sistema Italia. Sono tutte relative a situazioni importanti volte a fare ripartire l’economia, a diminuire la spesa pubblica e a snellire la burocrazia. A prescindere dal colore politico o dall’appartenenza, chi potrebbe non essere d’accordo su questi temi? Quindi per rispondere alla sua domanda la strada è certamente quella giusta. Il problema è un altro: ce la farà questo governo, con una maggioranza strana e a volte risicata, ad affrontare temi così complessi, e se si, con quali tempi?

Il Paese si trova in una fase di assoluto bisogno di riforme istituzionali, con un debito pubblico che ha superato i 2000 miliardi di euro l’anno. Non c’è più tempo a disposizione, bisogna agire. E su questo bisogna prendere atto che il governo Renzi ci sta mettendo molta energia». In che modo si può rilanciare l'agricoltura? Quale e' il ruolo degli enti locali e del governo? «Il rilancio dell’agricoltura passa senz’altro attraverso la riforma istituzionale dello Stato che deve diventare più attento alle esigenze dei cittadini e delle imprese, con un taglio netto della burocrazia e dei suoi costi. Poi nello specifico l’agricoltura deve tornare ad essere un settore economico al centro dell’azione di governo. Nel periodo di crisi più profonda appena terminata è stato l’unico settore economico ad avere tenuto e a non avere diminuito l’occupazione. Non solo il settore agroalimentare è diventato la prima voce per importanza del nostro export. Il “made in Italy” agro alimentare è diventato una vera bandiera del nostro Paese in tutto il mondo. Quindi occorre da un lato continuare sulla strada delle produzioni di qualità e di eccellenza ma al contempo occorre una forte azione sinergica del paese per garantire il successo commerciale sui mercati esteri che, badi bene, sono disposti a pagare anche cifre molto elevate per i nostri prodotti a marchio originale. E’ assolutamente prioritario occupare questi spazi e contrastare il fenomeno della contraffazione alimentare. Poi sul fronte interno occorre riuscire a ridurre i costi di produzione, almeno per quanto riguarda il livello di tassazione e quelli dovuti alla burocrazia, visto che su gli altri costi, opere di riduzione si presentano molto difficili».

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