«Necessario rimettere in moto i consumi»

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Bini (Confesercenti): «Si dovrebbero mettere i commercianti nelle condizioni di essere concorrenziali rispetto alla grande distribuzione organizzata».
Rimettere in moto i consumi e il "sistema-Paese", con iniziative e riforme che sono sempre più urgenti: questo l'auspicio di Confesercenti, che guarda alle proposte del governo Renzi con speranza ma anche con un pizzico di scetticismo. «Credo che sia interessante la scelta del governo di rimettere dei soldi nelle tasche degli italiani - spiega Giuseppe Bini, presidente di Confesercenti Cremona -. La speranza, però, è che oltre ad arrivare soldi nelle tasche delle persone si mettano anche le imprese nelle condizioni di lavorare. Certo, puntare sulla ripresa dei consumi è senza dubbio una delle strade migliori per rilanciare le vendite, ma soprattutto bisogna puntare sul calo della precarietà, che blocca la volontà di consumare anche in coloro che i soldi li hanno». Pensa che il governo Renzi sia sulla strada giusta? «Di speranza ce ne è tanta, anche perché ormai ci resta solo quella: è troppo tempo che tiriamo la cinghia e per un commerciante ha senso continuare in questa direzione solo se finalmente inizia a vedersi una luce in fondo al tunnel e se c'è un obiettivo di rilancio». Quali sono i maggiori problemi che si rilevano nel settore commercio? «Negli ultimi due anni abbiamo visto tutti i nodi venire al pettine e ora è il momento di voltare pagina e di mettere in campo tutte quelle riforme di cui il Paese ha bisogno. A questo proposito Monti era partito bene, invece poi si è limitato ad aumentare le tasse, rivelandosi soltanto un esattore». C'è anche la questione del credito... «E' un problema che le nostre imprese toccano con mano. Purtroppo poter "strappare" un prestito è un'impresa sempre più difficile e le banche non aiutano. Così come non aiuta la normativa, in quanto se un'impresa salta anche solo una rata entra automaticamente nel registro delle imprese morose, e questo comporta poi in futuro il trovarsi tutte le porte chiuse, anche se si riesce poi a saldare il pregresso: l'imprenditore viene infatti bollato come inaffidabile. Inoltre per richiedere 30-40mila euro di prestito pretendono un deposito di 70mila. Questo dimostra come gli istituti di credito siano venuti meno alla propria funzione, diventando solo delle imprese private. Lo dimostra anche il fatto che i soldi che hanno ricevuto dalla Banca Europea li hanno usati solo per i propri interessi». Altro nodo è quello della burocrazia. «E' uno dei problemi che ci aspettiamo venga affrontato al più presto dal governo Renzi, in maniera concreta. A parole infatti tutti dicono di voler snellire l'apparato, ma di fatto esso r a p p r e s e n t a una fonte di reddito per lo Stato e tutti evitano di mettervi mano. All'estero vi sono Paesi con burocrazie molto meno complesse e che funzionano benissimo. Sarebbe inoltre urgente una riforma della Giustizia: nell'ultimo anno i tempi della giustizia amministrativa sono passati da 500 a 600 giorni e a volte un processo costa più di quanto ammonta l'importo del risarcimento richiesto. Si tratta di un sistema sbagliato e deleterio». Guardando alla nostra città, colpisce il fenomeno delle chiusure dei negozi... «La sofferenza del commercio al dettaglio è un problema generalizzato, ma a Cremona sta vivendo una fase di picco: tantissime sono le chiusure e altrettanti i negozianti che non sanno se continuare ad aprire la saracinesca. Tutto ciò ricade anche sull'indotto e quindi sugli altri settori, come quello produttivo. Il centro di Cremona è sempre più spopolato. Servirebbe un serio progetto di pedonalizzazione, l'incremento dei parcheggi, una viabilità migliore. Ma soprattutto si dovrebbero mettere i commercianti nelle condizioni di essere concorrenziali rispetto alla grande distribuzione organizzata, che ha il beneficio di parcheggi gratuiti, delle normative (vedi la liberalizzazione), ecc. La regola è che vince chi è più forte e in questo scenario i piccoli negozi non hanno scampo ».

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