Processo Tamoil, Bordi in aula: "Avevamo diversi scenari per l'inquinamento nell'area, tra cui anche le fogne"

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CREMONA Ultima testimonianza nel corso del processo celebrato davanti al gup di Cremona Guido Salvini, in cui i cinque manager della Tamoil di Cremona (gli ingegneri Enrico Gilberti, Mohamed Saleh Abulahia, Yammine Ness, Pierluigi Colombo, Giuliano Guerrino Billi) sono chiamati a rispondere dell'inquinamento della falda acquifera causato, secondo l'accusa, dalla raffineria cremonese. Dopo l'audizione del 28 febbraio nella quale aveva reso la propria testimonianza l'ex direttore dell'Arpa Giampaolo Beati (leggi l'articolo), oggi pomeriggio è stato sentito dalla difesa l'assessore comunale all'Ambiente e funzionario Arpa Francesco Bordi.

Nelle udienze precedenti al 29 febbraio, alcuni ex dirigenti ed ex dipendenti di Tamoil (leggi l’articolo) assieme a dipendenti delle ditte esterne Idroambiente e Soncini che avevano effettuato i lavori di risanamento del sistema fognario della raffineria (leggi l’articolo), avevano parlato di una rete fognaria “gruviera” che sarebbe stata all’origine dell’inquinamento (con numerose criticità strutturali delle condotte fognarie) e di come l’azienda sarebbe stata al corrente di inquinare, avrebbe sottaciuto la gravità dell'inquinamento e sarebbe intervenuta tardivamente sulle criticità delle fogne (precisamente, soltanto nel 2004-2005, sotto la direzione dell’ingegner Claudio Vinciguerra – leggi l’articolo).

LA TESTIMONIANZA DELL’ASSESSORE BORDI

Nel corso di un’audizione di quasi due ore e mezza (dalle 15.30 alle 17.45) Bordi ha «ricostruito il lavoro eseguito da Arpa»  negli anni in cui era presente all’Agenzia come tecnico. «Abbiamo parlato delle aree interne ed esterne, dei rilievi, dei piezometri e del sistema fognario. Le nostre indagini davano diversi scenari per l’inquinamento all’interno dell’area: scenari non ascrivibili soltanto alle perdite del sistema fognario. Sapevamo dal 2004, grazie alle videoispezioni, che la rete fognaria poteva essere una delle potenziali cause di inquinamento». Va però precisato che la possibilità che la rete fognaria costituisse una delle possibili fonti d'inquinamento era già stata presa in considerazione dalla società nel 2001, nell'autodenuncia presentata quell'anno (dopo che dalle analisi compiute sull'acqua di falda all'interno del perimetro della raffineria era risultata la presenza di idrocarburi): tant'è che, in una nota del 2003, sembra che gli Enti avessero richiesto uno specifico controllo sul sistema fognario.

«Il fatto di sapere e di non sapere – ha riferito anche Bordi – ci ha permesso di indagare a vasto raggio su tutta l’area: l’area del vecchio deposito risultava compromessa, anche quella vicino agli impianti. E un’area limitata risultava inquinata anche dalle fogne. Oggi comunque la situazione è migliorata (come specificato anche durante l’ultima seduta dell’Osservatorio Tamoil - leggi l'articolo): il surnatante (la miscela di idrocarburi che “galleggia” sull’acqua della falda, ndr) è scomparsa, come hanno mostrato i confronti tra i piezometri del 2007 e quelli delle scorse settimane, e è calata la contaminazione di sostanze inquinanti disciolte all’interno dell’acqua».

NELLE FOGNE "A COLABRODO" FINIVANO ENORMI QUANTITA’ D’ACQUA SPORCA DI IDROCARBURI

Intanto i carabinieri del Nas proseguono l’analisi dei faldoni delle schede tecniche relative ai drenaggi dei serbatoi, negli ordini di servizio capo reparto e capo turno nei registri conservati in parte presso l'ufficio della direzione della raffineria, ed in parte in un armadio nella sala controllo del reparto Logistica (leggi l’articolo). Da questi documenti emergerebbe come dai 150 serbatoi della benzina e del greggio, drenati un paio di volte al mese, sarebbe fuoriuscita nel corso degli anni un’enorme quantità d’acqua sporca di idrocarburi (si tenga presente che i serbatoi hanno la capacità almeno di una piscina). Oltre ai drenaggi, poi, altra acqua sporca di idrocarburi sarebbe fuoriuscita dai drenaggi effettuati durante i rinnovi delle autorizzazioni per i singoli serbatoi. Ogni serbatoio infatti avrebbe una autorizzazione Asl di durata variabile (che occorre per avere la garanzia di tenuta). La procedura di rinnovo prevederebbe che allo scadere dell'autorizzazione il serbatoio venga svuotato completamente, riempito d'acqua e poi drenato; quindi, si procederebbe alle ispezioni ed alle eventuali manutenzioni; dopodiché, prima di essere rimesso in esercizio, il serbatoio verrebbe riempito una seconda volta e, una volta certificato dall'Asl, ridrenato e rimesso in funzione. Tutte le suddette quantità di acqua sporca di idrocarburi, ovviamente, finivano nel sistema fognario, il quale, come riferito dalle testimonianze degli ultimi mesi e come mostrato anche in alcuni dvd prodotti dalla ditta Idroambiente di Bollate, sarebbe stato un vero e proprio “colabrodo”.

Con la testimonianza di oggi il processo è giunto alla fase finale. L'udienza è aggiornata al 10 aprile, quando si tratterà di acquisire nuovi documenti. Per il 22 aprile invece è fissata la requisitoria del pm Fabio Saponara.

di Michele Scolari

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